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Violenza domestica: i danni cerebrali sono un aspetto ancora sottostimato

Di Luca Mario Nejrotti

Negli Stati Uniti un programma gratuito da tre anni si occupa di trattare i danni cerebrali di coloro che hanno subito violenza domestica. Una conseguenza ancora sottostimata dei ripetuti traumi cerebrali subiti da parte dei membri della propria famiglia.

I problemi della diagnosi.

La diagnosi dei problemi neurologici, secondo la dottoressa Glynnis Zieman che dirige il programma dalla sua clinica di Phoenix (vedi), è ulteriormente complicata dal delicatissimo contesto delle violenze domestiche. Per esempio, soltanto il 30% dei ricoveri in Pronto Soccorso , causati da violenze domestiche sono riconosciuti come tali (vedi).

Nel clima di omertà e vergogna collegato a questo ambito, il programma della Zieman sarebbe il primo specificatamente dedicato.

Colpisce il fatto che questo genere di pazienti è soggetto a commozioni cerebrali in quantità molto superiore a quella, ad esempio, degli atleti, molto meglio monitorati. Inoltre, sostiene la neurologa, un atleta ha almeno la possibilità di riprendersi tra un episodio di commozione e un altro, opportunità che le vittime di violenza raramente hanno.

Gravi conseguenze.

Inoltre, anche se la maggior parte dei pazienti si rivolge a lei per disturbi fisici come mal di testa, stanchezza, confusione e disturbi del sonno, sembra probabile che ripetute commozioni cerebrali possano condurre ad ansia, depressione e sindrome post traumatica, come mostrano alcuni studi condotti sui soldati (vedi). Secondo la dott.ssa Zieman un gruppo estremamente vulnerabile a queste patologie sarebbero le vittime della violenza domestica, ancora troppo poco conosciuto e monitorato.

Numeri.

Le statistiche raccolte dall’associazione National Coalition Against Domestic Violence (NCADV, vedi) sono inquietanti: si tratta di circa 10 milioni di persone l’anno vittime di diverse forme di violenza domestica negli Stati Uniti. Anche in Italia, comunque, i numeri sono indegni di un paese civile: di 149 donne vittime di omicidi volontari nel 2016, 76 sono state uccise dal partner o dall’ex partner e 33 da un parente.

Eppure la difficoltà di segnalare questi crimini, perpetrati tra le mura domestiche fa sì che le vittime debbano anche subire lo stigma dovuto alle proprie sempre più ridotte facoltà cognitive, senza ottenere una diagnosi corretta e ponderata.

Il lavoro con gli assistenti sociali.

La neurologa lavora a stretto contatto con le associazioni che forniscono rifugi sicuri alle vittime, garantendo un sostegno gratuito grazie ai premi e alle donazioni private.

La ricerca è ancora agli inizi, nel valutare soprattutto l’incidenza di disturbi dell’umore e di sindrome post traumatica nei pazienti vittime di ripetute commozioni cerebrali, ma per la dott.ssa Zieman è particolarmente importante il lavoro nei confronti delle vittime di violenza, dove il giusto riconoscimento dei danni e delle loro cause, può fare “la differenza più significativa” per la loro vita.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/health-shots/2018/05/30/613779769/domestic-violence-s-untold-damage-concussion-and-brain-injury?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

https://www.npr.org/sections/health-shots/2016/09/26/495074707/war-studies-suggest-a-concussion-leaves-the-brain-vulnerable-to-ptsd

https://ncadv.org/statistics