Salute pubblica, un investimento sicuro

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La domanda è semplice: se le campagne di salute pubblica non solo sono efficaci ma permettono anche di risparmiare risorse, perché non si investe di più in questo tipo di interventi?  È quello che si sono chiesti i giornalisti Aaron E. Carrol e Austin Frakt, autori di un articolo pubblicato di recente dal New York Times (1). I risultati di alcuni studi, infatti, mostrano come gli investimenti in questo settore siano tra i pochi in ambito sanitario a garantire, in alcuni casi, persino un ritorno economico. Per questo, sostengono i due autori, “invece di lamentarsi continuamente di quanto si spenda senza ottenere risultati, forse dovremmo dirigere più soldi verso la salute pubblica”.

Per salute pubblica si intendono qui tutti quegli interventi volti a produrre un miglioramento delle condizioni di salute di un’ampia popolazione e caratterizzati da investimenti genericamente non inclusi nell’ambito dell’assistenza sanitaria. “Per esempio – scrivono Carrol e Frakt – le campagne finalizzate a incoraggiare l’adozione di comportamenti sani, come il fare attività fisica o lo smettere di fumare” (di cui si è parlato ampiamente in uno degli ultimi numeri di Torino Medica) . Ma anche gli interventi che hanno come obbiettivo quello di fornire un tetto alle popolazioni a basso reddito o di migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua. Altri esempi? I vaccini, i quali in alcune nazioni hanno permesso da soli di eradicare malattie come la poliomelite e il vaiolo, o le campagne per la sicurezza stradale e sul lavoro.

Interventi, questi, caratterizzati da un ottimo rapporto di costo-efficacia. Una revisione sistematica pubblicata nel 2017 sul Journal of Epidemiology and Community Health, ad esempio, ha dimostrato che 1 dollaro investito in salute pubblica produce un ritorno economico di 34 dollari nell’ambito dei vaccini (anche se non sempre: alcuni vaccini per l’influenza sono risultati associati a un rapporto negativo), di 47 dollari nell’ambito degli interventi di natura legislativa, di 2 dollari nell’ambito delle campagne di promozione della salute (ad esempio, quelle contro il fumo), di 5 dollari nell’ambito degli interventi architettonici e di sicurezza stradale (2).

Uno studio pubblicato, sempre nel 2017, sul Journal of Public Health ha invece analizzato tutte le raccomandazioni di salute pubblica fatte nel Regno Unito fino al giugno 2010 (3). Delle 200 indicazioni prese in considerazione, circa 30 sono risultate associate a un ritorno economico (hanno fatto risparmiare più di quanto siano costate) e quasi 150 sono risultate caratterizzate da un buon rapporto di costo-efficacia (hanno portato a miglioramenti per la salute e il benessere adeguati rispetto ai costi). In un aggiornamento dello studio, comprendente il periodo di tempo tra il 2011 e il 2016, gli investimenti in termini di salute pubblica sono però risultati associati a un rapporto di costo-efficacia inferiore (4). Un effetto che, secondo Carrol e Frakt, starebbe a significare che “gli interventi ‘facili’ sono stati coperti”. Ciononostante, “anche con ritorni economici minori – sottolineano –  gli investimenti in salute pubblica continuano a creare valore”.

Per questo motivo, i due autori non si spiegano perché si spenda così poco per interventi in questo settore. “Il settore privato non ci può guadagnare. Questo lascia il gioco in mano al settore pubblico, soggetto a pressioni di natura economica e più focalizzato su progetti che potrebbero avere benefici più ovvi e immediati”. Ad esempio, negli Stati Uniti il budget destinato per il 2017 ai Centers for Disease Control and Prevention – i quali vengono investiti in larga parte per interventi di salute pubblica – era di solo 12 miliardi di dollari, quello destinato all’Health Resources and Services Administration – che viene in parte utilizzato in questo genere di interventi – era di 10,7 miliardi di dollari e, infine, quello destinato all’Agriculture Department era di circa 100 milioni di dollari per il settore nutrizione e di circa 1 miliardo per la sicurezza alimentare. “Anche a voler interpretare tutto questo come una spesa per la salute pubblica, queste cifre sono un’inezia rispetto a quello che gli americani spendono per l’assistenza sanitaria diretta”.

Secondo Carrol e Frakt, sarebbe opportuno aumentare i finanziamenti destinati agli interventi di salute pubblica, in modo da massimizzare i benefici per la salute a lungo termine. “Mettiamola in questi termini: se gli americani possono aspettarsi di arrivare in media quasi agli ottant’anni di età, è in larga parte merito degli investimenti in salute pubblica. Dal 1909 al 1999 l’aspettativa di vita alla nascita è cresciuta da 47 a 77 anni. Anche se parte di questo guadagno è attribuibile a un miglioramento significativo dell’assistenza a neonati e bambini, gli esperti ritengono che 25 di questi 30 anni guadagnati siano attribuibili agli avanzamenti in salute pubblica”.

 

 

Bibliografia

  1. Carrol AE, Frakt A. I saves lifes. It can save money. So why aren’t we spending more on public health? The New York Times. Pubblicato il 28 maggio 2018.
  2. Masters R, Anwar E, Collins B. Return on investment of public health interventions: a systematic review. Journal of Epidemiology and Community Health 2017; 71: 827-34.
  3. Owen L, Morgan A, Fischer A, et al. The cost-effectiveness of public health interventions. Journal of Public Health 2011; 34: 37-45.
  4. Owen L, Pennington B, Fischer A, et al. The cost-effectiveness of public health interventions examined by NICE from 2011 to 2016. Journal of Public Health 2017; 1-10.