Nipah e la minaccia di una pandemia globale

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

La storia di Ebola ha molto da insegnare per potenziali future pandemie. Come quella del virus Nipah che rientra tra le principali minacce alla salute globale individuate dall’Organizzazione mondiale della salute (Oms) ma di cui si sente parlare poco. Nipah è un virus con un potenziale zoonosico devastante (1). Viene trasmesso dal pipistrello della frutta Pteropus direttamente all’uomo, con saliva ed escrementi, o indirettamente attraverso ospiti intermedi come i suini. La malattia si manifesta inizialmente con i sintomi di una comune influenza –  febbre, vomito e problemi respiratori – che però nei casi gravi degenerano in sindromi respiratorie ed encefaliti con un tasso di mortalità del 75%. Ad oggi non sono disponibili terapie mirate né vaccini.

A richiamare l’attenzione su questo virus sono serviti i 17 morti e i 18 casi registrati nelle ultime due settimane di maggio a Kerala, stato meridionale dell’India dove prima d’ora non si erano mai verificati dei focolai. Sembra che alcune persone abbiano contratto il virus mangiando i frutti morsi dai pipistrelli infetti (2). La preoccupazione maggiore è che il virus si adatti all’uomo e quindi che vi possa essere il contagio anche da uomo a uomo. “Questa è una situazione nuova per noi. Non abbiamo esperienze pregresse nella gestione del virus Nipah. Speriamo di riuscire a fermare l’epidemia”, aveva affermato il Ministro alla salute del Kerala poco dopo l’esplosione del focolaio. Il sistema di sorveglianza del distretto di Kerala ha provveduto a rintracciare le persone venute in contatto con quelle decedute e le ha messe in quarantena in via precauzionale. Tenuto conto che in India la concentrazione demografica è molto elevata e il controllo e la sorveglianza delle infezioni non sono dei migliori, il rischio è che l’epidemia si possa espandere velocemente per poi oltrepassare i confini geografici dell’Asia meridionale e orientale dove il virus è endemico. Per ora il problema è contenuto (e per questo se ne parla poco): complessivamente ad oggi sono stati registrati poco più di 600 casi. Il primo focolaio risale al 1999, in Malesia: il virus era stato trasmesso da un allevamento di suini infetti. Dopo la Malesia si sono susseguiti altri piccoli focolai nel Bangladesh e in India senza destare grandi preoccupazioni. Tuttavia anche i primi focolai epidemici di Ebola erano di piccole dimensioni e circoscritti in comunità locali. In principio l’epidemia si era diffusa piano piano in poche località, per poi espandersi sempre più rapidamente tra Guinea, Liberia e Sierra Leone, sfuggendo ad ogni controllo. Il ritardo delle risposte si era tradotto in 11mila morti, molte delle quali si sarebbero potute evitare se fossimo arrivati preparati ad affrontarla.

Il virus Nipah potrebbe essere un’opportunità per mettere in campo azioni lungimiranti necessarie ad evitare che una storia come quella di Ebola possa ripetersi, scrive il Lancet (3). Il 30 maggio scorso la World organization for animal health, l’Oms e la Fao hanno sottoscritto un accordo di collaborazione relativo ai rischi per l’ambiente, gli animali e l’uomo. In risposta agli appelli dell’Oms sono già state avviate delle partnership per incentivare la ricerca e lo sviluppo per questa malattia infettiva che – per ora – colpisce un numero ristretto di persone e che riveste quindi ancora uno scarso interesse economico. Per esempio la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ha stanziato 25 milioni di dollari per accelerare la ricerca di un vaccino.

Ma la ricerca da sola non è sufficiente.  “Oltre ai test diagnostici, alle terapie e ai vaccini, serve migliorare l’infrastruttura della sorveglianza per essere nelle condizioni di identificare e confermare in tempi rapidi l’insorgenza di nuovi casi, tracciare nel dettaglio i contatti avvenuti, investigare sulle ricadute e comprendere meglio l’ecologia dei pipistrelli e dell’infezione da virus Nipah, soprattutto al di fuori degli scenari epidemici”, commenta il Lancet sottolineando che è altrettanto importante e necessario un cambiamento comportamentale e culturale al fine di contenere la trasmissione del virus: garantire un maggior supporto alle strutture sanitarie locali e avviare programmi educazionali per modificare i comportamenti a rischio. “Dobbiamo tener presente – chiosa il Lancet – che il virus Nipah richiede una strategia a lungo termine e un piano pandemico”.

 

Bibliografia

1. Who. Nipah virus infection
2. Who. Outbreak of Nipah virus encephalitis in Kerala state of India.
3. Nipah virus control needs more than R&D. The Lancet 2018; 391: 2295.