Vaccini, social media e ‘camere dell’eco’

Di Sara Boggio

Di fake news, negli ultimi anni, si è ampiamente parlato in ogni ambito dell’informazione. L’ambito medico-scientifico e sanitario hanno occupato un ruolo centrale del dibattito, soprattutto in relazione ai vaccini, sia a livello nazionale che internazionale. Ed è proprio a partire da questo tema che un gruppo di ricercatori (rispettivamente affiliati alla Ca’ Foscari di Venezia, alla Sapienza di Roma e alla tedesca università di Erfurt) propone uno studio per analizzare la polarizzazione dell’opinione degli utenti di Facebook e il modo in cui si sviluppa nel corso del tempo (Polarization of the vaccination debate on Facebook, vedi).

La premessa è la seguente: all’esitazione vaccinale si attribuisce la definizione di “minaccia sanitaria globale”, suggerendo al contempo che l’accesso alla mole di informazioni consentita dai social media possa aver avuto un ruolo non marginale sulla diffusione dei gruppi anti-vaccini. Studi recenti, continua la premessa allo studio, mostrano come la fruizione dell’ampia quantità di contenuti disponibili in rete, accessibili senza intermediari, abbia determinato “una significativa segmentazione degli utenti in gruppi polarizzati”. Il punto è che “gli utenti selezionano le informazioni che rispecchiano il proprio sistema di credenze e convinzioni [beliefs] mentre tendono a ignorare le informazioni dissenzienti”. (Come spiegava nel dettaglio Sergio Della Sala, presidente del Cicap, nel focus di «Torino Medica» dedicato a ‘verità e falsità’ in medicina, il riferimento concettuale per comprendere questo meccanismo di pensiero è la ‘dissonanza cognitiva’, secondo cui “la consapevolezza dell’incoerenza tra i nostri atteggiamenti e/o credenze darebbe origine, per l’appunto, ad una sensazione di dissonanza, di mancanza di armonia. Per ridurre tale dissonanza, le persone possono attivare diverse strategie cognitive, come quella di evitare o rifiutare le informazioni dissonanti. Nel caso dei vaccini, ad esempio, un genitore che non crede nei vaccini e non ha vaccinato i suoi figli, per proteggere le proprie radicate credenze e giustificare i suoi comportamenti, tenderà a rifiutare qualsiasi evidenza sull’utilità dei vaccini”. Qui, da p. 32 in poi, il resto dell’intervento).

Per analizzare l’effettivo comportamento degli utenti di Facebook, gli autori della ricerca hanno studiato, servendosi di un apposito algoritmo, l’interazione di oltre 2 milioni e mezzo di profili attraverso i circa 300.000 post prodotti nell’arco di 7 anni e 5 mesi. L’algoritmo ha consentito di individuare la formazione di diversi gruppi di utenti e la loro tenuta e coesione nel corso del tempo.

I risultati mostrano che la fruizione di informazioni sui vaccini è dominata dalle cosiddette “camere dell’eco” (dall’inglese echo chambers, vedi) e che la polarizzazione tende ad aumentare nel corso degli anni. I gruppi di utenti, in sostanza, cercano o informazioni ‘a favore’ o informazioni ‘contro’: di rado fruiscono di entrambe.

L’esistenza di camere dell’eco spiega come mai le campagne di informazione diffuse tramite social media possano avere un effetto limitato, risultare efficaci soltanto in determinati sotto-gruppi di utenti o, addirittura, contribuire a incrementare ulteriormente la polarizzazione delle opinioni, rinforzando, in ultima battuta, proprio quelle che si intendeva persuadere del contrario.

A conclusione del discorso, il suggerimento degli autori a chi opera in ambito di salute pubblica è semplice: approfondire i meccanismi alla base delle echo chambers, quindi usare i social media e partecipare, anche solo come utenti passivi, ai gruppi in cui si discutono contenuti di interesse. Solo allora – acquisita la conoscenza diretta del mezzo – sarà possibile ipotizzare soluzioni efficaci per arginare la disinformazione e le sue conseguenze.