screening mammografico

Screening mammografico: pro e contro?

Di Luca Mario Nejrotti

Gli screening mammografici sono da decenni oggetto di dibattito: se da un lato permettono di individuare precocemente i tumori, dall’altro espongono a rischi di falsi positivi e sovradiagnosi.

Una questione delicata.

Nella lotta contro il cancro la diagnosi precoce apre la via a più alte probabilità di cura. Inoltre, le patologie oncologiche sono gravate di tali e tante implicazioni psicologiche ed emotive che la sola idea di non fare tutto il possibile mette a disagio. In particolare quando, e capita sempre più spesso, la malattia ci abbia già colpiti personalmente, o le persone a noi care o vicine. È una condizione psicologica più che giustificabile, che influenza anche i medici, come provato da in recente studio su Jama (vedi).

I primi studi per definire l’età a cui sottoporre le donne a screening mammografici risalgono all’inizio degli anni Sessanta. Da allora l’età ha fluttuato molto e oggi sono in corso anche studi per valutarne l’efficacia sulle donne sopra i 70 anni (vedi).

Sulla bilancia ci sono i benefici di una diagnosi precoce contro il disagio dell’esame in sé, i danni eventuali dovuti all’irraggiamento di una parte così delicata, il rischio di falso positivo e di sovradiagnosi.

Falsi positivi e sovradiagnosi.

Con lo screening mammografico si può individuare un tumore importante che può essere curato più facilmente grazie alla diagnosi precoce in circa il 10% dei casi; nel restante 90% di diagnosi tumorali si può trattare di falsi positivi o di tumori che non beneficiano di una diagnosi precoce o perché incurabili, o perché terapizzabili solo all’insorgere dei sintomi. Nel caso della sovradiagnosi  si individuano tumori la cui crescita è talmente lenta da non pregiudicare la vita del paziente, oppure si può trattare di tumori che sarebbero regrediti spontaneamente.

Non solo disagio.

Le sovradiagnosi, ma anche i falsi positivi che richiedono approfondimento, non portano solo alle pazienti disagi psicologici e fisici. Le cure oncologiche sono gravose per l’organismo e in una donna sostanzialmente sana ne possono aumentare il rischio di morte.

Un articolo su Oggiscienza (vedi) riporta un parere del 2013 della Cochrane Collaboration: “Se 2.000 donne effettuano la mammografia regolarmente per 10 anni, una ne beneficerà, perché eviterà di morire di tumore al seno. Nello stesso tempo, 10 donne sane saranno considerate malate di tumore a causa dell’esame, e verranno inutilmente sottoposte a trattamento. Queste donne potranno subire l’asportazione di una parte o di tutta la mammella, spesso riceveranno una radioterapia e in taluni casi una chemioterapia. Inoltre, circa 200 donne sane incorreranno in un falso allarme.”

Informazione e consapevolezza.

Spesso c’è poca consapevolezza tra le donne delle problematiche legate allo screening: queste informazioni non sono comprese nel materiale illustrativo. In futuro si dovrebbe intervenire su questo aspetto e sottoporre a revisione i protocolli di screening anche alla luce dei nuovi protocolli di cura più efficaci e meno invasivi, senza perdere di vista i vantaggi della diagnosi precoce, ma tenendo sempre al centro il benessere del paziente e non solo la lotta alla malattia.

Fonti.

https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/article-abstract/2663756?redirect=true

https://oggiscienza.it/2018/05/16/screening-mammografico-quando-fare/