Vedere al buio

Di Sara Boggio

“Raccontare l’empatia è stata una delle sfide più complicate della mia carriera. All’inizio non credevamo di farcela”. A dirlo è uno dei padri dell’animazione italiana, Bruno Bozzetto, che qualche tempo fa, nonostante le dichiarate titubanze, ha realizzato una piccola perla: un minuto e mezzo di immagini che, senza parole, vincono la sfida con la forza del segno e del colore (il cortometraggio, Mr. Empathy, era stato commissionato allo Studio Bozzetto dalla Fondazione onlus Empatia di Milano e presentato, nel novembre 2017, alla Pinacoteca di Brera: vedi https://studiobozzetto.com/work/mr-empathy/, vedi https://www.fondazioneempatiamilano.com/news/mr-empathy/).

Per quanto la condizione altrui possa apparire distante, impossibile da raccontare, il processo di immedesimazione può innescarsi con autenticità e immediatezza proprio in virtù di sottrazione: immagini al posto di parole, com’è del resto coerente per chi privilegi il linguaggio visivo, ma anche parole (e suoni) al posto di immagini, per chi invece al linguaggio visivo non abbia accesso. Quest’ultimo è il caso su cui invita a riflettere una recente iniziativa del Museo Nazionale del Cinema di Torino: un po’ paradossalmente, è proprio uno dei templi consacrati all’ottava arte a proporci di immaginare un mondo senza immagini. Organizzate in collaborazione con l’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti https://www.uiciechi.it) e Tactile Vision (http://tactilevision.it), le “visite al buio” propongono l’esperienza diretta, anziché raccontarla.

L’iniziativa sfrutta Soundframes, mostra in corso dedicata alle colonne sonore dei film, per bendare i visitatori e accompagnarli a “sentire il cinema”: si procede, a occhi chiusi, lungo tutta la rampa elicoidale della Mole, agganciati al corrimano, ascoltando in parte gli audio in cuffia, in parte le spiegazioni della guida, a passi lentissimi, a (ingiustificato ma costante) rischio di inciampo, nel più completo disorientamento spaziale e in una dimensione sonora così immersiva da confondersi con quella tattile. Dai primi film muti ai musical, dai documentari agli horror, dai biopic ai videoclip: si ascoltano tutte le aree tematiche e, nonostante non si colga nemmeno un frammento delle 130 sequenze di film proiettati sui 60 schermi dell’allestimento (per un totale di 90 metri di proiezione lineare), dopo un po’ di esercizio non solo il percorso diventa via via più praticabile, ma la necessità di ‘appoggiarsi’ all’immagine del tutto superflua: è il racconto sonoro a dominare.

Parafrasando le difficoltà di Bozzetto, raccontare com’è il mondo se non lo si vede è un’ardua sfida, ma cercare di vedere al buio si può.

(Dato il successo dell’iniziativa, il calendario delle visite al buio Sentire il cinema continuerà fino alla fine dell’anno: per ulteriori informazioni si veda la pagina dedicata del Museo Nazionale del Cinema http://www.museocinema.it/it/news/6501. Le prenotazioni, obbligatorie, si possono effettuare a questo indirizzo: info@tactilevision.it).