Africa. Una piattaforma on line per il libero (e gratuito) scambio di notizie scientifiche

Un deposito on line di lavori scientifici originali, certificati e verificati, non ancora pubblicati ma accessibili immediatamente a politici, imprenditori, giornalisti e personale sanitario. Succede in Africa dove il costo di abbonamento a riviste scientifiche di prestigio rappresenta spesso un ostacolo allo sviluppo della ricerca come lo è la cifra da pagare per alcune forme di pubblicazione specializzata. Le reti informatiche in questo immenso continente rappresentano però già oggi un’alternativa efficace ed efficiente perché sono capaci di superare molte delle difficoltà logistiche (legate soprattutto alla geografia) che penalizzano i mezzi di comunicazione più tradizionali.

In un articolo del 25 giugno scorso di Nature (https://www.nature.com/articles/d41586-018-05543-w), si dice che “AfricArxiv” (questo è il nome del contenitore informatico) nasce per aumentare in tempo reale la collaborazione tra ricercatori. La piattaforma sarà ospitata su Open Science Framework (OSF), un software open source gratuito che permette ai ricercatori di connettersi e condividere il proprio lavoro. Supporterà elaborati “preprint”, “postprint”, codice e dati in tutte le lingue africane. A testimonianza del fermento culturale che anima il continente, occorre dire che AfricArxiv è l’ultima realizzazione tra le piattaforme informatiche aperte per pubblicazione, lanciate dall’inizio del 2018 in Africa. A marzo, l’African Institute for Mathematical Sciences, ed Elsevier hanno per esempio annunciato che avrebbero creato la rivista “African African”, e in aprile l’African Academy of Sciences (AAS) e F1000 avevano lanciato “AAS Open Research”, che pubblica manoscritti passati attraverso il vaglio di un processo di revisione open peer. Soltanto questa piattaforma ha pubblicato 17 articoli da quando è attiva e altri otto lavori sono in fase di revisione pre-pubblicazione.

La piattaforma “AfricArxiv” è attualmente corredata da una pagina Facebook, un account Twitter e il flusso di notizie è valutato, per quanto riguarda l’appropriatezza, da un gruppo di dodici scienziati, che si sono offerti come volontari. La velocità della pubblicazione delle notizie è in gran parte dovuta alla facilità con cui il Center for Open Science può personalizzare la sua piattaforma OSF: “AfricArxiv” è uno dei 21 servizi di preprint della comunità costruiti sull’OSF, tra cui “Arabixiv”, che diffonde conoscenza in arabo e “INA-Rxiv” in indonesiano.

Il successo di “AfricArxiv”, secondo Nature, dipenderà soprattutto dalla volontà della comunità scientifica di condividere il lavoro al proprio interno e con il resto dei ricercatori attivi fuori dall’Africa. Non mancano infatti nel mondo scientifico africano dubbi e resistenze: il timore maggiore è quello del plagio. Un ruolo rassicurante in questo senso è però svolto dalle riviste a maggiore impatto che hanno iniziato ad incoraggiare i ricercatori a condividere i loro manoscritti in questo deposito virtuale ad accesso libero ma controllato.

Sono infatti in elaborazione delle linee guida condivise che permettano di selezionare le notizie evitando, oltre al plagio, anche la diffusione di fake news presenti in maniera molto sensibile anche la letteratura scientifica oltre che sui social media.

Associazione Oi-Kos comunicazione