Le 450 vittime del Gosport War memorial hospital. Non sono morte invano

“Furono più di 450 i pazienti vittime del Gosport War Memorial Hospital, l’ospedale britannico ‘della morte’, come fu ribattezzato da qualcuno, al centro, circa 20 anni fa, di sospetti sfociati in un clamoroso scandalo a causa dell’elevato numero di morti sospette. Lo rivela un rapporto indipendente atteso da tempo dalle famiglie e reso noto oggi.

Stando alle conclusioni del rapporto, la vita di almeno 456 persone ricoverate nel nosocomio fra il 1989 e il 2000 fu accorciata come conseguenza di un regime di sostanziale “disinteresse” per la loro sorte e della somministrazione smodata e pericolosa di “antidolorifici non necessari” in base ai protocolli terapeutici standard. Una situazione andata avanti per 12 anni, sotto la direzione sanitaria della dottoressa Jane Barton, fino alle prime denunce e a un cambio di gestione”.
Inizia così un articolo pubblicato sul Web da Huffington Post (https://www.huffinvedi) che riporta i riflessi politici di una vicenda sanitaria inquietante soprattutto perché non ancora del tutto chiarita a distanza di due decenni dai fatti tragici che avvennero in quell’ospedale dell’Hampshire (Inghilterra).

Dell’uso disinvolto e criminale di farmaci oppioidi, del cinico disinteresse mostrato dal personale in quell’inquietante fatto di cronaca ne hanno parlato anche i giornali italiani, oltre a quelli del resto del mondo, intorno al 20 giugno scorso quando i riflessi di questi gesti criminosi hanno fatto aumentare di molto la temperatura del dibattito politico nel Regno Unito.

Anche la prestigiosa rivista medica BMJ ha dedicato spazio alle discussioni politiche in corso nel Regno Unito focalizzando però l’attenzione su un particolare importante in grado tra l’altro di far aumentare il livello di sicurezza delle prestazioni sanitarie in modo generalizzato: la necessità che la voce dei malati e dei loro familiari vengano sempre considerate come spie preziose e non soltanto come problemi da far gestire alle strutture deputate alla gestione burocratica dei rapporti tra struttura sanitaria e utenza. (vedi)

“Ora, nel 2018, circa 27 anni dopo che le preoccupazioni sono state sollevate – si afferma in passaggio dell’articolo del BMJ- viene rivelata tutta la portata degli allarmi lanciati dalle famiglie dei malati, come traspare l’importanza del coraggio dimostrato nel rifiutarsi di accettare l’operato di pochi sanitari che agivano in posizioni di autorità: come Liam Donaldson e Norman Lamb”.

“Le conseguenze del rapporto della scorsa settimana su quella vicenda- prosegue il BMJ- continueranno ancora dando vita ad ulteriori procedimenti civili e penali. Nel frattempo, il dibattito culturale e politico su quei fatti si sposterà giustamente sulla necessità di evitare che eventi simili possano ripetersi oggi, individuando anche gli strumenti necessari perché quest’obiettivo sia reso possibile.

La governance e il panorama normativo del servizio sanitario britannico sono già notevolmente cambiati rispetto agli eventi descritti nel “Rapporto Gosport”. Nel 2009, la Commissione per il miglioramento sanitario (CHI) è stata sostituita dalla Care Quality Commission (CQC), un’istituzione dalla storia travagliata, ma ora ampiamente accreditata dal mandato di fornire valutazioni indipendenti della qualità e della sicurezza delle cure attraverso anche l’apporto di tutte le organizzazioni di assistenza sanitaria e sociale gestite dai malati”.

Molto interessante la qualifica dell’autore dell’articolo, James Titcombe: egli è infatti un paziente impegnato a tempo pieno in campagne sulla sicurezza sanitaria che lavora anche per insegnare i concetti della sicurezza sanitaria ai pazienti.

In precedenza aveva fatto parte della Commissione per la qualità dell’assistenza sanitaria come consulente nazionale in materia di sicurezza e di recente ha fornito una consulenza sulla creazione del nuovo istituto britannico per l’indagine sulla sicurezza sanitaria.

Associazione Oi-Kos comunicazione