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Social media e infanzia: possibili benefici?

di Luca Mario Nejrotti

Il tempo trascorso davanti allo schermo è generalmente ritenuto nocivo per l’educazione dei bambini, ma non tutti i media sono uguali: uno studio recente mostra invece alcuni, possibili benefici.

Socialità virtuale.

L’uso dei computer è spesso associato a vita sedentaria e generale apatia, ma un recente studio (vedi) sullo sviluppo del cervello in soggetti tra i 9 e 10 anni presentato a San Diego negli Stati Uniti (vedi) sembra prospettare alcuni benefici.

I bambini che usano di più i social media, testuali o fotografici, sono anche quelli con la più sana attività fisica, il miglior rapporto familiare e la migliore qualità del sonno.

ABCD.

L’analisi ha coinvolto circa 4500 bambini e le rispettive famiglie, nell’ambito dell’Adolescent Brain Cognitive Development study (ABCD), promosso dai National Institutes of Health.

Lo studio, cominciato nel 2015, è concentrato sullo sviluppo cerebrale dall’infanzia fino all’età adulta e come questo sia influenzato dagli stimoli esterni.

Il dato importante, che va a sfatare un pregiudizio generalizzato, è che non tutti i media sono uguali e non tutti sono necessariamente dannosi per i bambini.

Nello studio, i bambini registravano il tempo dedicato alle attività come guardare la TV, inviare messaggi, visitare siti di social media. I genitori dichiaravano a propria volta il tempo trascorso davanti allo schermo dei propri figli durante il fine settimana e nei normali giorni di lavoro.

Parallelamente l’indagine registrava anche il tempo passato praticando sport o altre attività fisiche e  comportava una valutazione neuro cognitiva.

L’analisi di contesto era anche concentrata sui conflitti familiari, sulla qualità del sonno, sulla difficoltà di concentrazione e su comportamenti aggressivi.

Media “buoni”.

La ricerca, la prima del genere a occuparsi così specificatamente dei bambini più piccoli, ha mostrato che i bambini che passano più tempo guardando la televisione o giocando coi videogames, spesso sono gli stessi con maggiori problemi famigliari e disturbi del sonno.

I bambini più “social” tra il 10 e il 20% tendono a provenire da grandi città, hanno genitori più colti e sono in maggioranza femmine.

A differenza degli adolescenti, i bambini più piccoli usano i social media come un vero e proprio strumento di comunicazione, atto a costruire una rete di relazioni, che non gli impedisce affatto, anzi li incoraggia a essere coinvolti in altre attività.

Media “cattivi”.

I risultati di quest’ultimo studio non significano che la televisione e i videogames siano diseducativi e da bandire: i ricercatori hanno semplicemente rilevato alcune associazioni tra stili di vita meno sani e problemi più generali.

Allo stato attuale della ricerca è impossibile stabilire univocamente se l’uso dei media sia assolutamente positivo o negativo; a questo proposito il dott. Ferguson, a capo dello studio, sottolinea un caso che ha seguito in passato, di bambini che leggevano moltissimi libri, in apparenza una lodevole abitudine, ma che presentavano problemi mentali: nuovamente si trattava di un’interessante associazione, non di un rapporto causa-effetto.

Fonti.

https://www.addictionresearch.nih.gov/abcd-study

https://www.npr.org/sections/health-shots/2018/06/19/621136346/a-look-at-social-media-finds-some-possible-benefits-for-kids?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&t=1529938256970