Gioco d'azzardo

Marketing predatorio: l’altra faccia del gioco d’azzardo

di Luca Mario Nejrotti

Si dibatte da molti anni sull’opportunità della pubblicità dei giochi d’azzardo. Prodotti pericolosi, che creano dipendenza, che provocano danni gravi al tessuto della società stessa possono essere legittimamente promossi?

Pubblicità come parte integrante del prodotto.

Il dibattito legislativo sulla pubblicità del gioco d’azzardo è lontano dall’essere esaurito (vedi), il problema, ripresentato recentemente (vedi), è che la pubblicità in questo caso non può essere considerata in nessun modo “informazione”, ma punta ancora più del solito alla manipolazione e alla fidelizzazione del cliente al limite della dipendenza. Poiché il “prodotto” azzardo è un’esperienza, la pubblicità e quindi tutta la costruzione emotiva, l’ingegnerizzazione che se ne fa sono parte del prodotto stesso. E se il gioco d’azzardo va regolamentato, anche la sua pubblicità, che vi è così intimamente allacciata, dove sottostare alle medesime restrizioni.

Questione d’interesse.

Se finora non vi sono stati passi decisivi in questo senso, ciò è anche dovuto agli enormi interessi economici che sono dietro al gioco d’azzardo.

Eppure è assolutamente riconosciuto che esso crea dipendenza e che è dannoso per la salute non solo degli individui, ma anche della società stessa: l’azzardo e la sua pubblicità sono dei “disgregatori sociali” (vedi), contribuiscono alla distruzione delle reti sociali di amicizia, famiglia e relazione favorendo al contrario l’isolamento.

Basti pensare alle “macchinette” italiane: il machine gambling italiano, nel 2014, ha fatturato 46 miliardi e 770 milioni di euro.

Azzardo predatorio.

Siamo abituati a considerare i “vizi” come una colpa della debolezza umana. Su questo concetto si basa il capitalismo del “bevi con moderazione”, “gioca responsabilmente”: trappole etiche per placare le coscienze e poter sostenere che chi cade nella dipendenza in fondo se la sia cercata.

In realtà è spesso illuminante rovesciare la prospettiva: si potrebbe più facilmente bere con moderazione se la pubblicità e le strategie di marketing non cercassero in tutti i modi di convincerci a fare il contrario, anche con subdoli tentativi, legali ovviamente, di attirare una clientela sempre più giovane.

Per il gioco d’azzardo il meccanismo è uguale: la pubblicità dà il messaggio ingannevole instillando la dipendenza suggerendo associazioni positive e valori che tali non sono, salvo poi scaricare nella patologia e sulla società l’individuo una volta che non sia più “spremibile”.

Poiché la pubblicità e quindi  la creazione di dipendenza sono la base insita nel prodotto “gioco d’azzardo” non vi è altro modo per sferrare un colpo se non mortale almeno efficace, di abolirla.

Fonti.

https://www.avvisopubblico.it/home/home/cosa-facciamo/informare/documenti-tematici/gioco-dazzardo/la-pubblicita-del-gioco-dazzardo-ricostruzione-della-normativa-della-giurisprudenza/

http://www.vita.it/it/article/2018/07/02/marketing-dazzardo-come-ingegnerizzare-le-abitudini-e-costruire-dipend/147439/

http://www.vita.it/it/article/2015/05/30/lazzardo-legale-disgrega-le-reti-civiche/135297/