L’era degli antibiotici è alla fine ?

Questo il titolo di un articolo pubblicato in Internet da NPR, National Public Radio, editore multimediale no-profit che gestisce una rete di 900 stazioni radio negli Stati Uniti d’America

Il breve pezzo giornalistico ( vedi) inizia con un video che, attraverso l’utilizzo di animazioni grafiche e storici spezzoni filmati di repertorio, ricostruisce in meno di tre minuti la storia dell’era antibiotica: dagli esordi prima promettenti e poi esaltanti alla deriva consumistica che, attraverso l’uso irrazionale di questi farmaci, ha favorito la comparsa di resistenze antibiotiche sempre più difficili da fronteggiare e di super-batteri capaci di riprodursi anche in condizioni ambientali un tempo giudicate proibitive.

Il testo ci informa infatti “a spot” che una donna del Nevada è morta per un’infezione batterica resistente a 26 diversi antibiotici e che un paziente britannico ha contratto una forma di gonorrea multi-resistente mai vista prima, mentre un super-batterio del tifo ha ucciso centinaia di persone in Pakistan… tutti episodi che, abbinati all’esperienza professionale medica accumulata quotidianamente, da tempo sollecitano timori circa la possibilità che ci avviamo a vivere in un mondo senza più possibilità di uso degli antibiotici.

Non a caso la resistenza agli antibiotici è uno dei capitoli più spinosi che la sanità pubblica si trova ad affrontare in Italia (vedi) come a livello mondiale (vedi)

Le domande più urgenti che nascono dall’osservazione di questo scenario critico sono due: cosa attende l’umanità se davvero è alla fine l’epoca in cui si è registrata la sconfitta di malattie infettive che per secoli avevano rappresentato una condanna a morte quasi certa?

E soprattutto è ancora possibile, attraverso il recupero sempre più diffuso e organizzato di atteggiamenti terapeutici virtuosi, rallentare una fine che sembra inarrestabile, sperando contemporaneamente di individuare inedite possibilità di lotta ai patogeni?