Dentista Paleolitico. Età: 14.000 anni

di Patrizia Biancucci

La carie è una patologia molto diffusa nella società moderna, e la necessità di curarla è ben documentata fin dalla preistoria. Nel Paleolitico  infatti c’era il paleodentista”. Una delle ultime ricerche pubblicate sulla rivista Scientific Reports ha retrodatato infatti al tardo Paleolitico superiore la più antica evidenza archeologica di intervento manuale per trattare le lesioni cariose. Il team, guidato dall’Università di Bologna Dipartimento di Beni Culturali  e dall’Università di Ferrara Dipartimento di Studi Umanistici Sezione di Scienze preistoriche e antropologiche ,  ha analizzato una lesione cariosa presente sul terzo molare inferiore, appartenente ad un individuo maschile datato a 14.000 anni fa e scoperto nel 1988, presso il Riparo Villabruna  (Dolomiti Venete) dal team dell’Università di Ferrara.

Ago e gancio Paleolitico superiore

Varie analisi scientifiche confermano che la cavità cariosa è stata intenzionalmente trattata e ripulita mediante una punta microlitica, vale a dire una piccola punta di selce. Fino ad oggi le più antiche evidenze di trattamento dentale erano datate a 9.000-7.000 anni fa, ma la nuova scoperta retrodata di 5.000 anni le prime evidenze di trattamento dentale.

prof. Marco Peresani antropologo università di Ferrara

“La nostra scoperta – dice Marco Peresani dell’Università di Ferrara – mostra come gli albori della medicina dentale sfrutti abilità, competenze creative e tecnologiche presenti ben prima del Neolitico, facendo quindi risalire al Paleolitico Superiore finale lo sviluppo, seppur incipiente, delle pratiche chirurgiche (dentali)”.

 

Tabella cronologica dell’evoluzione dal Paleolitico superiore verso il Neolitico

I risultati suggeriscono come, nell’evoluzione umana, le forme rudimentali di trattamento dentale fossero un adattamento del già noto “toothpicking” , cioè l’utilizzo di bastoncini di legno o di osso  già a partire da 2 milioni di anni per asportare piccoli frammenti di cibo rimasti intrappolati tra i denti e per sollevare ed asportare (ma non trapanare!) il tessuto infetto.
Il Villabruna, attesta la presenza di forme rudimentali di intervento curativo dentale almeno durante le fasi finali del Paleolitico superiore.

prof. Stefano Benazzi antropologo Università di Bologna

“Quello che i risultati mostrano – spiega Stefano Benazzi dell’Università di Bologna, coordinatore del gruppo di ricerca – è che il dente del Villabruna, datato a 14.000 anni fa, rappresenta la più antica evidenza di intervento manuale su una condizione patologica (carie). Villabruna retrodata qualsiasi caso di intervento dentale e di chirurgia craniale attualmente noto (Neolitico 9.000-7.000 anni fa). Questa scoperta suggerisce inoltre che nel Paleolitico Superiore finale l’uomo era consapevole degli effetti deleteri delle infezioni cariose e della necessità di intervenire, tramite l’ausilio di strumenti microlitici, sul tessuto malato per rimuoverlo e/o pulirlo in profondità”.

 

Venere di Brassempouy Paleolitico superiore età stimata di 25.000 anni la più antica rappresentazione realistica di un volto umano mai trovata

Infine una curiosità per gli amanti dell’arte preistorica: la Signora di Brassempouy, anche detta  “La signora col cappuccio”, è un frammento di statuetta in avorio di mammut risalente al Paleolitico superiore, scoperto in Francia nel 1894. Alta 3,65 cm, profonda 2,2 cm e larga 1,9 cm, ha un’età stimata di 25.000 anni ed è la più antica rappresentazione realistica di un volto umano mai trovata.