Ampliare le indicazioni dei generici per un’innovazione low cost

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Esiste una soluzione relativamente semplice per ridurre, almeno in parte, l’onere associato alla spesa farmaceutica: ampliare le indicazioni dei generici che dimostrano di essere efficaci anche in patologie diverse da quelle per cui sono stati approvati. In altre parole: utilizzare farmaci low cost già esistenti piuttosto che svilupparne di nuovi da capo. Un processo che permetterebbe di risparmiare tutte quelle risorse, in termini sia di tempo che di denaro, che caratterizzano le prime fasi di sperimentazione di un farmaco. L’idea, non priva di ostacoli, è stata recentemente trattata in un editoriale de The BMJ a firma di Pan Pantziarka dell’Anticancer Fund e Munir Pirmohamed e Nasir Mirza dell’University of Liverpool (1).

L’ampliamento delle indicazioni dei farmaci rappresenta una strategia efficace nel ridurre i costi sanitari (2), specie se si considera che molti dei candidati sono medicinali generici già ampiamente utilizzati. Ad esempio, il progetto Repurposing Drugs in Oncology ha identificato più di 230 farmaci non-oncologici per cui esistono evidenze a favore di un potenziale utilizzo nella cura dei tumori, di cui il 75% non è più coperto da brevetto (3). Ma esistono casi simili in tutte le aree della medicina, dalla neurologia alla psichiatria, fino alle malattie infettive. “Diversi farmaci sono già stati utilizzati per altre indicazioni – scrivono gli autori – come il propranololo per l’emangioma infantile, il talidomide per il mieloma multiplo e il topiramato per la profilassi dell’emicrania”.

In alcuni casi, l’ampliamento delle indicazioni di un farmaco potrebbe persino andare a soddisfare esigenze terapeutiche attualmente scoperte. Per esempio il propranololo, un beta-bloccante non selettivo ampiamente utilizzato nell’ambito dell’ipertensione e di altri problemi cardiovascolari, si è dimostrato attivo nei confronti di diversi tumori, tra cui l’angiosarcoma: una rara forma di sarcoma dell’endotelio per cui le attuali terapie garantiscono un tasso di risposta pari solo al 25-40% dei casi. Diversi casi studio, invece, hanno dimostrato che il propranololo potrebbe garantire, in associazione al trattamento chemioterapico a base di vinblastina, un tasso di risposta superiore sia in pazienti con malattia in fase avanzata che in remissione (4). “Recentemente la molecola ha ricevuto l’indicazione come farmaco orfano per l’angiosarcoma – sottolineano Pantziarka e colleghi – ma ulteriori studi sono necessari per confermarne l’efficacia”.

Una simile eventualità potrebbe manifestarsi nell’ambito dell’epilessia: un disturbo che affligge più di 50 milioni di persone del mondo, delle quali un terzo non risponde ai farmaci in commercio e l’80% vive in paesi a medio o basso reddito (5). Di recente, infatti, uno studio ha dimostrato che grazie alla genomica potrebbe essere possibile individuare farmaci – tra quelli già in commercio – in grado di garantire tassi di risposta più elevati (6). In questo senso, il progetto Prescribable Drugs with Efficacy in Experimental Epilepsies (PDE3) ha identificato 173 farmaci approvati per altre condizioni che hanno dimostrato un’azione anti-epilettica in modelli animali (7). “Investimenti di ricerca sono ora necessari per sviluppare, tra questi, i candidati più promettenti”, sottolineano gli autori.

Non mancano però gli ostacoli, soprattutto di natura finanziaria. Anche per estendere le indicazioni di un farmaco servono infatti investimenti, utili a condurre gli studi necessari per provarne l’efficacia nella condizione studiata. Tuttavia, in casi di questo tipo per un’azienda farmaceutica le probabilità di guadagno sono relativamente basse: infatti, trattandosi di farmaci non protetti da brevetto c’è il rischio che un aumento delle vendite vada a portare un beneficio anche alle aziende competitor. Inoltre, quando un farmaco molto diffuso ottiene un’indicazione per una patologia rara, come può essere una specifica forma tumorale, il guadagno può essere talmente ridotto – rispetto a quello prodotto dalle vendite associate alle indicazioni “originali” – da non essere sensibile. Il rischio, quindi, è che si scelga comunque di sviluppare nuovi farmaci a costi estremamente più elevati, con conseguenze negative per la salute dei pazienti.

Attualmente, scrivono Pantziarka e colleghi, i tentativi messi in atto a livello legislativo nel Regno Unito per superare queste barriere sono falliti. Si è quindi formato un gruppo di lavoro, organizzato dall’Association of Medical Research Charities con il supporto del Department of Health and Social Care e composto da numerose organizzazioni benefiche, medici, rappresentanti delle industrie, del sistema sanitario e delle agenzie regolatorie, con l’obiettivo di affrontare questi problemi da un punto di vista non legislativo (8). In particolare, “esso si propone di modificare le regole per il credito di imposta relativo a ricerca e sviluppo, in modo da garantire alle aziende produttrici di generici più incentivi per ottenere nuove indicazioni per i farmaci da loro prodotti”.

Queste raccomandazioni, tuttavia, potrebbero non bastare. Per questo motivo gli autori dell’editoriale del BMJ concludono lanciando un appello ai finanziatori europei, ai quali chiedono di essere più aperti nei confronti di questo genere di investimenti, e ai clinici, cui si chiede invece di prestare maggiore attenzione a eventuali manifestazioni cliniche in grado di suggerire possibili indicazioni alternative e di supportare i trial clinici che vanno in questa direzione. “Infine – concludono – chiediamo ai ricercatori, ai cittadini, ai medici e ai pazienti di unire le loro forze e le loro voci a supporto dell’ampliamento delle indicazioni dei farmaci già in commercio”.

 

Bibliografia

  1. Pantziarka P, Pirmohamed M, Mirza N. New uses for old drugs. BMJ 2018; 361: k2701.
  2. Bertolini F, Sukihatme VP, Bouche G. Drug repurposing in oncology – patient and health systems opportunities. Nature Reviews Clinical Oncology 2015; 12: 732-42.
  3. Bouche G, Pantziarka P, Meheus L. Beyond aspirin and metformin: the untapped potential of drug repurposing in oncology. European Journal of Cancer 2017; 72: S121-S122.
  4. Pasquier E, André N, Street J, et al. Effective management of advanced angiosarcoma by the synergistic contribution of propranolol and vineblastic-based metronomic chemotherapy: a bench to bedside study. EBioMedicine 2016; 6: 87 – 95.
  5. World Health Organization. Epilepsy. 2018. 
  6. Mirza N, Sills GJ, Pirmohamed M, Marson AG. Identifying new antiepileptic drugs through genomics-based drug repurposing. Human Molecular Genetics 2017; 26: 527-37.
  7. Sivapalarajah S, Krishnakumar M, Bickerstaffe H, et al. The prescribable drugs with efficacy in experimental epilepsies (PDE3) database for drug repurposing research in epilepsy. Epilepsia 2018; 59: 492-501.
  8. Association of Medical Research Charities. Facilitating adoption of off-patent, repurposed medicines into NHS clinical practice. 2017.