La crisi dell’anidride carbonica

di Luca Mario Nejrotti

Meno famigerato del monossido di carbonio, anche il biossido, l’anidride carbonica, è dannoso per la salute, come dimostrerebbe un recente studio statunitense.

Danni alle colture.

Uno studio universitario statunitense (vedi) ha mostrato come l’incremento dell’anidride carbonica nell’atmosfera possa influenzare negativamente le colture.

In pratica l’alta concentrazione di anidride carbonica comporta la riduzione delle componenti nutritive dei cereali, e può condurre quindi a malnutrizione con conseguente indebolimento delle risorse immunitarie.

Lo studio si spinge a una valutazione globale, concludendo che l’unica strada efficace d’intervento e prevenzione sia la riduzione delle emissioni di CO2 .

Zinco e ferro.

La sperimentazione ha mostrato che cereali come grano e riso, esposti a elevati quantitativi di CO2 crescano più rigogliosi, ma molto più poveri di nutrienti come zinco e ferro. Questa situazione andrebbe poi a influenzare lo stato di salute dei consumatori, colpendone in particolare il sistema immunitario ed esponendoli a malattie, ad esempio, come malaria, dissenteria e polmonite.

I ricercatori temono che, con le concentrazioni attuali, ci si debba aspettare un’acuta ricaduta sanitaria (vedi). Hanno infatti voluto proiettare la tendenza odierna nel futuro fino al 2050: se oggi la CO2 è pari a 400 parti per milione, per allora si arriverà a circa 550 ppm.

Vittime e rimedi.

Le proiezioni mostrano che, guarda caso, i danni peggiori saranno subiti dalle popolazioni dei paesi in via di sviluppo. Questo perché l’inquinamento è maggiore, ma anche perché sono più compromesse le condizioni sanitarie di partenza. Europa e Stati Uniti non sembra saranno colpiti in modo molto significativo.

Mettendo a confronto due modalità d’intervento, vale a dire ridurre le emissioni secondo protocolli già proposti, come quello di Parigi (vedi), oppure potenziare i trattamenti sanitari nelle zone più soggette, per esempio, alla malaria, il risultato è che attenersi al programma di riduzione delle emissioni permetterebbe un taglio del 50% della crescita della presenza di anidride carbonica nell’aria, mentre la maggiore distribuzione di pillole e integratori ridurrebbe i danni solo del 20%.

I detrattori dello studio sostengono che sia estremamente complesso avere dati affidabili su cui basare stime efficaci. Ma in ogni caso, la tendenza generale e la valutazione positiva delle politiche di riduzione delle emissioni andrebbero prese in attenta considerazione.

Fonti.

http://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1002586

https://www.npr.org/sections/health-shots/2018/07/03/625653735/how-more-carbon-dioxide-in-the-air-could-lead-to-more-human-disease?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&t=1530778809047&t=1532078117961

https://ec.europa.eu/clima/policies/international/negotiations/paris_it