La nutrizione evidence based: dibattiti in corso

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Nei giorni scorsi a Zurigo si è tenuta la conferenza “Food for thought”, promossa dal BMJ e da Swiss Re, che ha fatto il punto fra le altre cose su quanto ci sia di realmente evidence based su una serie di temi riguardanti la nutrizione. Temi che negli ultimi anni hanno sollevato accesi dibattiti, dentro e fuori la comunità medico-scientifica: dalla tesi secondo cui gli acidi grassi saturi sarebbero dannosi per la salute, all’importanza di ridurre la presenza di carboidrati nella “dieta perfetta”.

Fiona Godlee, direttore della rivista The BMJ, è stata netta: non esiste una dieta miracolosa, e nonostante i dati allarmanti su obesità e diabete, in continua crescita, ci sono ancora troppo poche certezze in materia di nutrizione. Per questo lo stesso BMJ da metà giugno ha predisposto una sezione all’interno del giornale, chiamata appunto “Food for thought”, che contiene una serie di articoli scientifici proprio su questo tema.  L’editoriale di apertura della sezione è altrettanto diretto: il numero di studi che hanno esplorato il legame tra cibo e salute è cresciuto notevolmente negli ultimi 50 anni, ma la misura in cui la crescita delle informazioni è stata accompagnata da una maggiore comprensione è ancora discutibile.

In discussione, quindi, diversi “perni” della vulgata sull’alimentazione. Uno dei temi principali su cui si è discusso durante l’incontro a Zurigo è il reale valore dei carboidrati, in particolare in relazione a obesità e diabete di tipo 2. La maggior parte dei relatori presenti ritiene che l’eccesso calorico sia una delle cause di queste malattie e che qualsiasi tipo di dieta debba lavorare per invertire la tendenza, a patto che ciò si traduca in perdita di peso. Sarah Hallberg, medico presso la clinica per l’obesità dell’Indiana University Health, ha sottolineato che la prevalenza del diabete può essere ridotta in due modi, in aggiunta alla prevenzione: con la chirurgia bariatrica e diminuendo il consumo di carboidrati. Un suo ampio studio mostra infatti un’inversione del 60% del diabete dopo un anno con una dieta a basso contenuto di carboidrati. Riguardo al diabete inoltre, pare ci sia consenso fra gli esperti anche sul fatto che si tratti di una malattia che potrà diventare addirittura reversibile e non una condizione cronica da portarsi dietro tutta la vita.

Un altro punto saliente della discussione che ha registrato diversi contrasti fra gli studiosi presenti è quanto le prove fornite dall’epidemiologia nutrizionale possano essere utilizzate in modo affidabile per informare la politica e per dialogare con l’industria. A questo proposito quello su cui pare tutti concordino è la necessità di linee guida, ma solo quando cominceremo ad avere prove scientifiche più certe e studi scientifici meno confondenti.

Fino a quel momento – chiosa Godlee – è meglio per i governi rimanere in silenzio.  O – per lo meno – ricredersi pubblicamente quando emergono prove contrarie; cosa che non sta accadendo, spiega Salim Yusuf della McMaster’s University, sul tema della riduzione di sale negli alimenti, e lo stesso vale per i grassi saturi. Lo studioso ha infatti presentato una serie di prove contrarie alla raccomandazione “lower is better” sul sale.

“Forse un ‘mea culpa’ dalla comunità scientifica sarebbe doveroso – conclude Godlee – ma nessuno si decide a fare il primo passo, e questo mi sorprende.”

 

Bibliografia