Molestie sul posto di lavoro, un problema di salute pubblica

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

 “Il movimento #MeToo rappresenta, per chi si occupa di salute pubblica, un’opportunità per cominciare a considerare quello delle molestie sessuali come un problema sanitario, con implicazioni per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute”. Non solo un problema etico, culturale e politico quindi, ma anche medico. A dirlo, un gruppo di cinque esperti australiani, autori di un articolo di commento pubblicato dalla rivista The Lancet,  i quali sottolineano da un lato gli effetti negativi sulla salute esperiti dalle vittime di molestie sessuali e dall’altro quelli positivi emersi  in contesti caratterizzati da un maggiore rispetto e parità di genere (1).

Il movimento di matrice femminista, sviluppatosi alla fine del 2017 in seguito alle accuse di stupro e molestie rivolte da diverse donne del mondo spettacolo al produttore hollywoodiano Harvey Weinstein, ha riportato l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema per troppo tempo trascurato. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, al mondo circa una donna su tre è vittima di molestie sessuali o di violenze (2), proporzione che può raggiungere il 40-60% in alcuni paesi o contesti lavorativi (3). Le conseguenze a livello psicologico possono essere molti gravi, dalla depressione all’ansia e al disturbo post-traumatico da stress, a loro volta fattori di rischio per lo sviluppo di altre patologie (4).

Ma le conseguenze, purtroppo, non si manifestano solo a livello psicologico. “Le molestie sessuali e le altre forme di violenze gender-based funzionano come tutti gli stimoli stressanti cronici e pervasivi”, scrivono gli autori. “Lo stress è un fattore di rischio indipendente per molte condizioni croniche, inclusi il cancro e le malattie cardiovascolari (5)”. Ma anche obesità, ipertensione, fumo e abuso di alcol. Molto spesso poi, l’assenza di risposte organizzative efficaci sul posto di lavoro fa sì che gli effetti in termini di salute vengano portati all’estremo.

Inoltre, come riportano gli autori dell’articolo del Lancet, questi comportamenti hanno conseguenze importanti anche in termini di produttività, assenteismo, turnover, morale e clima organizzativo. “In generale  – sottolineano – le molestie sessuali impediscono alle lavoratrici di raggiungere il proprio potenziale professionale e personale, andando ad accentuare un problema di parità di genere che è già presente in quasi tutti i settori produttivi”.

In alcuni paesi, tuttavia, questo genere di gap è meno pronunciato che in altri, o persino assente. Esempi classici sono i paesi scandinavi, come Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia, dove gli stipendi di uomini e donne sono simili, così come lo sono l’accesso a un educazione superiore e i permessi parentali. In questi contesti, secondo le conclusioni di uno studio che ha analizzato i dati di 27 paesi diversi, le donne di età superiore ai 50 anni vanno incontro a un declino cognitivo minore (6). Infine, la parità di genere in questi paesi porta – attraverso maggiori partecipazione politica, autonomia economica e diritti riproduttivi –  dei benefici di salute anche in termini di una minore incidenza di depressione (7) e disturbi post-traumatici da stress (8).

Sono disponibili minori evidenze, invece, in merito a un possibile effetto positivo sulla salute di iniziative finalizzate a prevenire le molestie sessuali. Inoltre, secondo gli autori del The Lancet rimangono ancora delle domande aperte in merito a possibili reazioni negative da parte degli uomini, come avviene ogni volta che un gruppo privilegiato rischia di perdere il suo status (9).  Per avere un’idea più chiara, saranno necessari ulteriori studi: “Il fallimento nell’investire in questo tipo di ricerca o nel riconoscere che l’esposizione a molestie sessuali rappresenta un problema di salute – concludono gli autori – permette di comprendere quanto gli sforzi delle iniziative come il movimento #MeToo siano utili per promuovere i diritti delle donne e per risolvere il problema della violenza”.

 

 

Bibliografia

  1. O’Neil A, Sojo V, Fileborn B, et al. The #MeToo movement: an opportunity in public health? The Lancet 2018; 391.
  2. WHO. Global and regional estimates of violence against women: prevalence and health effects of intimate partner violence and non-partner sexual violence. Geneva: World Health Organization, 2013.
  3. Victorian Trades Hall Council. Stop gendered violence at workwomen’s rights at work report. Melbourne: VictorianTrades Hall Council, 2016.
  4. O’Neil A, Fisher AJ, Kibbey KJ, et al. Depression is a risk factor for incident coronary heart disease in women: a 18-year longitudinal study. Journal of Affective Disorders 2016; 196: 117 -24.
  5. Cohen S, Janicki-Daverts D, Miller GE. Psychological stress and disease. JAMA 2007; 298: 1685-7.
  6. Bonsang E, Skirkbekk V, Staudinger UM. As you sow, so shall you reap: gender-role attitudes and late-life cognition. Psychological Science 2017; 28: 1201-13.
  7. Chen YY, Subramanian SV, Acevedo-Garcia D, et al. Women’s status and depressive symptoms: a multilevel analysis. Social Science & Medicine 2005; 60: 49-60.
  8. McLaughin KA, Xuan Z, Subramanian SV, et al. State-level women’s status and psychiatric disorders amon US women. Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology 2011; 46: 1161-71.
  9. Flood M, Dragiewicz M, Pease B. Resistance and backlash to gender equality: an evidence review. Birsbane: Crime and Justice Centre, Quuensland University of Technology, 2018.