Procreazione medicalmente assistita: i dati per il 2016

Lo scorso 28 giugno è stata trasmessa al Parlamento la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (Pma) per il 2016, relativamente all’attività di centri PMA nell’anno 2016 e all’utilizzo dei finanziamenti (artt. 2 e 18) nell’anno 2017.

L’analisi dei dati ci mostra che per l’anno 2016 il numero di cicli di Pma è stato in aumento: in tutto i cicli iniziati sono stati 91.409 e i bambini nati vivi sono stati 12.125 (il 2,5% di tutti i nati vivi, dato in linea con l’anno precedente), per un numero totale di 72.072 coppie, trattate con inseminazione semplice o fecondazione in vitro. Cala il numero di gravidanze gemellari o trigemine, resta stabile l’età media delle donne che ricorrono alle tecniche di Pma a fresco senza donazione di gameti (36,8 anni) mentre è in costante aumento la percentuale di donne che vi ricorrono dopo aver superato i 40 anni (35,2%). Questo incremento in particolare va segnalato poiché l’età della futura gestante è una delle variabili che influisce maggiormente sul successo delle tecniche applicate: più l’età sale e più è difficile che un ciclo di Pma porti a una gravidanza, mentre aumenta la probabilità che la gravidanza non si concluda con un parto.

Viene utilizzato inoltre un indicatore di efficacia delle tecniche utilizzate, detto “percentuale cumulativa di gravidanza su ciclo iniziato”, che indica la probabilità di avere una gravidanza per le donne che si sottopongono a Pma. La percentuale passa dal 24,8 del 2015 al 25,4 del 2016.

Fattori determinanti nell’aumento del numero di cicli di Pma, secondo Giulia Scaravelli del Registro nazionale Procreazione medicalmente assistita dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), sono sia l’aumento delle tecniche di crioconservazione che i cicli con donazione di gameti. In particolare in quest’ultimo si registra una forte crescita: le coppie trattate quasi raddoppiano (dalle 2462 del 2015 alle 5450 nel 2016) i cicli aumentano da 2800 nel 2015 a 6247 nel 2016 ), e il numero di bambini nati vivi passa dai 601 nati nel 2015 a 1457.

Il maggior numero di trattamenti di Pma viene effettuato in centri pubblici e centri privati convenzionati; infatti, nonostante i centri privati siano in numero maggiore (101, a fronte dei 64 pubblici e privati convenzionati) vi vengono effettuati meno cicli di trattamento. Molti centri, inoltre, effettuano un numero di trattamenti limitato nell’arco dell’anno, mentre la maggioranza si concentrano nel 24,6% di centri che eseguono procedure di II e III livello (cioè che eseguono anche fecondazione in vitro e non solo l’inseminazione semplice).

Le percentuali di successo per le tecniche di fecondazione omologhe rimangono sostanzialmente invariate: se consideriamo la percentuale di gravidanze ottenute su cicli iniziati, il 10,9% di donne che si sono sottoposte a trattamenti di I livello ha avuto successo, a fronte del 10,5% del 2015; modifiche di poche decine di punti percentuale per i trattamenti di II e III livello (ciclo a fresco, scongelamento di embrioni, scongelamento di ovociti).

Per concludere, sono stati presentati i dati raccolti in un progetto finanziato dal Ministero della Salute allo scopo di implementare il sistema di sorveglianza del Registro nazionale della Pma istituito dalla legge 40/2004 e dal Decreto ministeriale DM di dicembre 2005. I dati sono basati sui singoli cicli di Pma e permetteranno al ministro della Salute di valutare il fenomeno Pma in tutte le sue applicazioni e le eventuali problematiche correlate all’efficacia dei trattamenti e alla loro sicurezza. I dati raccolti sul singolo, infatti, permettono di valutare singolarmente tutto il percorso compiuto durante il trattamento aumentando l’accuratezza epidemiologica delle analisi statistiche eseguite.

A cura di Noemi Urso, Associazione Oikos