Continuità terapeutica: essere curati dallo stesso medico allunga la vita

di Luca Mario Nejrotti

Uno studio recente, pubblicato sul British Medical Journal Open (BMJ), mostra che fare riferimento allo stesso medico, di famiglia o specialista, può contribuire a salvare la vita, indipendentemente dalla nazione o dal tipo di assistenza sanitaria.

Analisi globale.

Lo studio (vedi) ha valutato più di 700 trial pubblicati tra il 1996 e il 2017, incentrati sulla continuità terapeutica. Tra questi, 22 provenienti da nove paesi di cultura, sanità e qualità della vita molto differenti, analizzavano il rapporto tra la frequentazione dello stesso medico e il rischio di morte.

Gli studiosi dell’Università di Exeter, nel Regno Unito, hanno evidenziato che in più dell’80% dei casi i livelli di mortalità si abbassavano drasticamente per chi faceva riferimento allo stesso operatore sanitario.

Continuità terapeutica.

Quando il paziente ha la possibilità di vedere periodicamente il proprio medico, quando c’è una conoscenza reciproca, allora la comunicazione è migliore, l’aderenza alle cure è maggiore in quanto è maggiore la fiducia nei confronti del curante e c’è un minore ricorso alle cure ospedaliere di emergenza, perché il curante conosce meglio la storia clinica del paziente.

Aspetto umano.

Nonostante i continui progressi della scienza medica, il fattore umano non deve essere sottovalutato: spiega Denis Pereira Gray, primo autore dello studio: “Il rapporto tra medico e paziente è fondamentale perché una maggiore familiarità con il medico consente al paziente di essere a proprio agio, di aprirsi e raccontare al proprio medico con dovizia di particolari sintomi e problemi di salute. Al tempo stesso la continuità nelle visite consente al medico di conoscere più a fondo il paziente e il suo stato di salute e di personalizzare adeguatamente le terapie prescritte”.

Pianificazione della politica sanitaria.

Poiché gli studi presi in considerazione dai ricercatori inglesi sono estremamente disparati, non è possibile quantificare oggettivamente i vantaggi della continuità terapeutica in termini di riduzione della mortalità.

Risulta però evidente, secondo gli autori dello studio, che i benefici siano reali, e che quindi la continuità assistenziale sia da perseguire e i sistemi sanitari nazionali dovrebbero favorirla.

Fonti.

https://www.galileonet.it/2018/07/farsi-visitare-stesso-medico-allunga-vita/

https://bmjopen.bmj.com/content/8/6/e021161

https://www.focus.it/scienza/salute/tenere-lo-stesso-medico-puo-salvarti-la-vita