Come salvare 25.000 Italiani all’anno? Una sfida targata Boston Consulting Group

di Mario Nejrotti

 2018 Italia: quest’anno moriranno 25.000 persone che potrebbero essere salvate!

Un titolo di questo genere smuoverebbe l’opinione pubblica e obbligherebbe i politici a correre al salvataggio.

“Dove sono raccolte tutte queste persone che non dovrebbero morire? Quale oscuro nemico minaccia e riuscirà a colpirle? Il terrorismo? E come con l’avvelenamento delle acque potabili, con attentati in serie negli stadi? Chi è il colpevole? Che fare?” Il  Boston Consulting Group nel Rapporto “Italian Health Care” prova ad azzardare un’ipotesi ne una soluzione.

Le responsabili sono le Regioni con performance peggiori nel loro sistema sanitario regionale (SSR) che hanno registrano tassi di mortalità più alti della media nazionale.

Se il loro SSR migliorasse, il tasso generale di mortalità si ridurrebbe del 5%: eccoli salvi i nostri 25.000 concittadini.

Forse troppo semplicistico. Ma il nuovo studio del BCG “Generare Valore, un approccio in tre fasi” riporta proprio questi dati e discute sul valore che viene dato al raggiungimento degli obiettivi in sanità dal punto di vista del paziente e non solo dal medico che l’ha in cura.

Il Boston Consulting Group è una multinazionale statunitense di consulenza e di management con 90 uffici in 50 paesi, fondata nel 1963 da Bruce Henderson. Il BCG non è nuovo a questi approcci sia nel mondo economico che sanitario, ma l’applicazione dei suoi standard al SSN Italiano, può creare nuove prospettive (vedi) .

Il nostro SSN pur restando uno dei migliori del mondo, secondo BCG, presenta tendenze pericolose che vanno corrette.

Nonostante gli italiani continuino ad essere sempre più longevi, complessivamente sono, o si sentono, meno sani. Infatti è innegabile che l’aspettativa di vita continui ad aumentare, se pur lievemente. Ma tra il 2005 e il 2015 la percentuale di cittadini che lamentano un cattivo o un pessimo stato di salute è cresciuta dal 9,9 al 12,5%. Un unicum italiano che non si riscontra negli altri quattro principali Stati della UE, con un sistema assistenziale universalistico (Francia, Germania, Regno Unito, Spagna).

Nel nostro Paese fino almeno al 2016, ultimo anno preso in considerazione dal rapporto, scendono i finanziamenti per la sanità pubblica. I dati parlano da soli: la spesa sanitaria pubblica è in continua riduzione (78% nel 2008, 76% nel 2012, 75% nel 2016), e l’Italia, pur  con la sua organizzazione sanitaria, si sta avvicinando a Paesi dove il sistema assicurativo è molto più presente e la spesa pubblica più bassa, come la Svizzera (64%) e gli Stati Uniti (49%).

La convinzione tanto diffusa nella popolazione, ad esempio, che l’ospedale più vicino sia il migliore, non è necessariamente vera: strutture poco distanti possono mostrare differenze significative in termini di processi ed esiti clinici, rispetto ad altre più lontane.

Alcuni esempi riportati, fanno riflettere: in una delle regioni più avanzate dal punto di vista degli esiti di salute, la possibilità di ricevere entro due giorni l’intervento chirurgico necessario per una frattura al femore può variare dal 15 al 95%, mentre in un’altra regione la mortalità a 30 giorni, a seguito di infarto miocardico acuto, varia dal 5 all’11%, a seconda della qualità e dell’efficienza dell’ospedale in cui si è trattati.

Tendere ad uniformare sempre più le prestazioni è fondamentale. Ma occorre poi, per un SSN che voglia effettivamente basarsi sul valore per il paziente, applicare un concetto semplice: per ottenere risultati migliori gli esiti vanno guardati non solo con gli occhi dello specialista, ma anche con quelli del cittadino, evidenzia sempre BCG.

Quindi, creare valore per il paziente deve essere sia l’obiettivo ultimo, che un vantaggio competitivo sempre più strategico per decisori e organizzatori e operatori del settore sanitario.

Fonti: https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/aziende-e-regioni/2018-07-27/approccio-basato-valore-nuova-sfida-sistema-sanitario-nazionale-130200.php?uuid=AESugSTF

 

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