Cancro e sopravvivenza, cosa cambia se ci si affida alla medicina complementare?  

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Qual è l’associazione fra aderenza alla medicina complementare e la sopravvivenza in pazienti con tumori curabili? E quali caratteristiche del paziente sono associate all’uso della medicina complementare? La medicina complementare è utilizzata in aggiunta alla terapia convenzionale contro il cancro e può essere utilizzata come sostituto delle terapie adiuvanti. Esiste un ampio spettro di medicine complementari scelte da pazienti affetti da cancro tra cui erbe e prodotti vegetali, vitamine e minerali, medicina tradizionale cinese, omeopatia e naturopatia, nonché diete specializzate. I pazienti con cancro scelgono questa strada solitamente per migliorare la qualità della vita ed effettivamente alcune ricerche hanno dimostrato che alcune di queste terapie come massaggi, agopuntura, yoga e meditazione possono migliorarla, tanto che si stima che tra il 48% e l’88% dei pazienti con cancro sia ricorso a queste pratiche come parte della propria terapia.

Il problema è chi pensa di sostituire le terapie adiuvanti tradizionali con quelle complementari. Circa due terzi dei pazienti con tumore ritengono che la medicina complementare possa prolungare la vita e un terzo si aspetta che guarisca addirittura la malattia. Sebbene sia possibile che la medicina complementare possa migliorare i risultati aiutando i pazienti a tollerare le cure mediche convenzionali e completare la terapia raccomandata, questa scelta può comportare una sopravvivenza inferiore a causa di ritardi nell’uso di terapie appropriate o di un vero e proprio rifiuto in questo senso.

Un articolo pubblicato recentemente su JAMA ha rilevato due aspetti: la cattiva notizia è che i pazienti che avevano ricevuto qualche trattamento di medicina complementare erano più predisposti a rifiutare trattamenti della medicina convenzionale (chirurgia, radioterapia e terapia ormonale) per curare il proprio cancro e, di conseguenza, presentavano un rischio di morte di due volte maggiore rispetto a chi si sottoponeva a cure mediche adiuvanti convenzionali. La buona notizia è invece che il gap in termini di sopravvivenza fra questi due gruppi può ridursi se chi in un primo momento aveva scelto terapie non convenzionali si “ricrede” e segue le terapie oncologiche convenzionali in seguito proposte.

Si tratta di uno studio osservazionale retrospettivo che ha utilizzato i dati del National Cancer Database su 1,9 milioni di pazienti provenienti da 1500 centri accreditati dalla Commissione sul cancro negli Stati Uniti a cui è stato diagnosticato un tumore non metastatico al seno, alla prostata, ai polmoni o al colon-retto nel corso di un decennio, tra gennaio 2004 e dicembre 2013.

L’aspetto interessante dello studio è che ci dimostra che, nonostante il rifiuto di terapie convenzionali in favore di tentativi al di fuori della medicina possa portare molto di più e molto prima alla morte, anche per queste persone c’è speranza di invertire la rotta. Non tutto è perduto: la cosa fondamentale è che essi, una volta abbracciata una terapia oncologica standard, vi si attengano strettamente. Sopravvivere o meno dipende dalla nostra scelta di continuare a rifiutare la medicina convenzionale oppure cogliere l’ultima occasione per ravvedersi: il maggior rischio di morte legato a terapie non convenzionali è legato alla sua associazione con il rifiuto del trattamento tradizionale. Come sottolinea Skyler Johnson, primo autore dello studio, persiste ancora “molta confusione sul ruolo delle terapie alternative. Sebbene possano essere usate per supportare i pazienti che presentano gli effetti collaterali dei trattamenti per la cura del cancro, sembra invece che siano state intese come efficaci trattamenti contro il cancro”.

Quelli del JAMA sono risultati coerenti con la letteratura precedente anche in relazione all’associazione fra uso di terapie convenzionali e le variabili generalmente associate a una migliore sopravvivenza tra cui l’età più giovane, il sesso femminile, l’avere o meno un’assicurazione privata, lo stato socioeconomico e il livello di istruzione più elevati.

 

Bibliografia

  1. Johnson SB, Park HS, Gross CP, et al. Complementary medicine, refusal of conventional cancer therapy, and survival among patients with curable cancers. JAMA Oncol. Published online July 19, 2018