Allattamento al seno: meno tagli, più supporti  

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Un recente ricerca, elaborata dalla campagna UK-wide Better Breastfeeding ha messo in luce che nel Regno Unito almeno il 44% delle autorità locali ha effettuato dei tagli ai servizi di supporto dell’allattamento al seno. Il risultato, leggiamo su The Guardian, è che solo 8 mamme inglesi su 10 hanno provato ad allattare il proprio figlio e un misero l’1% dei neonati inglesi è stato nutrito esclusivamente con latte materno per i primi sei mesi di vita, nonostante lo stesso sistema sanitario britannico, l’Nhs, raccomandi questa pratica a fronte della media mondiale del 40% dei bambini allattati unicamente al seno per i primi sei mesi, stimata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unicef. Una survey del 2016 aveva sottolineato che 6 mamme inglesi su 10 che avevano smesso di allattare erano arrivate a questa scelta obbligata per mancanza di supporto.

Eppure anche le Nazioni unite attraverso le agenzie Oms e Unicef incoraggiano da tempo le strutture sanitarie e le autorità locali a investire in questa direzione. La Global Breastfeeding Collective è una partnership di oltre 20 agenzie o donatori e policy maker nata appositamente con l’obiettivo di aumentare gli investimenti per l’allattamento al seno in tutto il mondo. Investendo 570 milioni di dollari all’anno per i prossimi 10 anni – si legge nel loro sito web – si potrebbe riuscire a portare al 50% la percentuale di bambini esclusivamente allattati al seno nei primi sei mesi di vita.

Dal punto di vista nutrizionale, ci sono diverse ragioni per le quali è fondamentale oggi implementare misure a sostegno dell’allattamento al seno. L’Oms stima che nel mondo oltre 820.000 vite di bambini con meno di cinque anni di età potrebbero essere salvate ogni anno se ogni bambino fosse adeguatamente allattato per i primi due anni di vita. Inoltre, uno studio pubblicato su Lancet Global Health ha evidenziato che il latte materno migliora il quoziente intellettuale e dunque i risultati scolastici, ed è correlato con redditi più alti nella vita adulta.

Per questo Oms e Unicef raccomandano di iniziare l’allattamento già nella prima ora di vita del neonato e procedere con l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita, introducendo successivamente alimenti complementari (solidi), pur continuando a mantenere anche l’allattamento al seno fino a due anni. Il latte materno è infatti un’importante fonte di energia e nutrienti nei bambini di età compresa tra sei e 23 mesi. Può fornire la metà o più del fabbisogno energetico di un bambino di età compresa tra sei e 12 mesi e un terzo del fabbisogno energetico tra i 12 e i 24 mesi.

La prima settimana di agosto si è celebrata la Breastfeeding Week, che quest’anno ha elaborato i 10 step utili per supportare la neomamma nell’avvio dell’allattamento al seno a 360 gradi. Tutto ruota intorno alle politiche ospedaliere. Le strutture sanitarie dovrebbero supportare l’allattamento al seno non incoraggiando l’utilizzo di latte artificiale (step 1), e rendendo l’allattamento una prassi nei reparti. Ma anche formando adeguatamente il personale sanitario in questo senso (step 2). Importantissimo è iniziare a supportare le future mamme già durante la gravidanza, sia sui benefici dell’allattamento che nella pratica (step 3). Una volta avvenuto il parto, il personale sanitario è chiamato a incoraggiare il contatto immediato fra il bambino e il petto nudo della madre, aiutando quest’ultima ad avvicinare il figlio al seno nel modo corretto (step 4) e supportandola nell’insorgere di eventuali difficoltà (step 5). L’Oms raccomanda agli operatori di suggerire alle madri di preferire il latte di un’altra madre rispetto a quello artificiale, qualora il proprio non fosse quantitativamente sufficiente a nutrire il bambino (step 6). Favorire l’intimità fra mamma e bambino sin dai primi giorni è importantissimo, e pertanto si raccomanda di lasciare che dormano insieme anche durante la notte (step 7). Gli operatori sanitari dovrebbero inoltre supportare le mamme insegnando loro a capire quando il bambino è affamato, non limitando il momento dell’allattamento a orari precisi (step 8) e sull’importanza dell’igiene di bottiglie e biberon in caso si necessiti di aggiunte (step 9). Infine, l’ultimo importantissimo step: suggerire alla madre delle figure di supporto all’allattamento una volta dimessa dall’ospedale (step 10).

E in Italia? L’ultima rilevazione del Ministero della salute sugli ospedali italiani promossa dal Tavolo tecnico allattamento al seno, risale al 2014, e ha messo in luce un’ampia variabilità interregionale dei tassi di allattamento esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino (qui il pdf del Report della survey). Si oscilla dal 64% della Campania all’88% della Puglia. In Veneto la media è del 70% di bambini esclusivamente allattati al seno per i primi sei mesi di vita, in Lombardia del 67,3%, in Emilia Romagna dell’82%, nel Lazio del 65% e in Toscana del 79%. Al contrario le percentuali di chi si alimenta fin dall’inizio con il solo latte artificiale variano dal 2,1% dell’Emilia Romagna al 6,8% del Friuli Venezia Giulia. Non hanno partecipato alla survey: Liguria, Abruzzo, Molise, Calabria, Basilicata, Umbria, Sicilia e Sardegna.

Dal punto di vista dei progetti di promozione dell’allattamento al seno, nel quadro del programma nazionale “Insieme per l’allattamento” Unicef sta portando avanti quattro progetti: gli ospedali amici dei bambini, le comunità amiche dei bambini, i baby pit stop e i corsi di laurea amici dell’allattamento, di cui ad oggi sono riconosciuti sul territorio nazionale 24 ospedali, sette comunità, due corsi e oltre 600 Baby Pit.

 

Riferimenti bibliografici