La trasparenza fa bene alla ricerca

di Mario Nejrotti

I finanziamenti delle aziende alla ricerca medica e soprattutto a quella oncologica sono una realtà, che molti pensano ineliminabile e non correggibile. Gli argomenti a favore della ricerca finanziata dall’industria sono solidi e ragionevoli. Certamente il costo per  gli Stati di una ricerca indipendente, sarebbe oneroso. Occorrerebbe un cambio di rotta molto rilevante e i cittadini dovrebbero essere d’accordo o a rinunciare ad altri servizi oppure a pagare più tasse. Questo per chi al momento è sano e non rischia è oltremodo difficile da accettare.

 Alcuni correttivi potrebbe essere introdotti, come il finanziamento della ricerca su vecchi farmaci, generalmente scarsamente costosi, che potrebbero avere  nuove indicazioni o maggiori controlli sulla ricerca dell’industria e  sui suoi fallimenti

Non soffermandoci sull’inopportuno tono scandalistico dei titoli dei giornali, che hanno riportato che un terzo degli oncologici americani non dichiarano i finanziamenti delle industrie sulla ricerca portata avanti in campo oncologico, la notizia fa comunque  riflettere.

L’indagine riportata da Androcronos Salute

mostra i dati di un’indagine dell’Oregon Health and Science University e dell’Oklahoma State University, che apparirà in una lettera alla rivista ‘Jama Oncology, come riferisce il ‘Daily Mail’.

Le industrie molto spesso, negli Stati Uniti, come del resto anche in Europa, distribuiscono molti fondi per le ricerche finalizzate a dimostrare l’efficacia dei propri farmaci sperimentali.

Questa pratica è assolutamente legale

Ci si domanda quindi come mai circa un terzo degli oncologi non riporti nelle pubblicazioni la provenienza di tutti o di parte dei fondi che hanno permesso i lavori. Nessuna legge obbliga gli oncologi statunitensi a dichiarare la provenienza dei fondi, ma il farlo attiene a un codice morale che è diffuso tra i medici negli Stati Uniti.

L’indagine vuole proprio verificare quanti medici si attengono a questa regola morale.

 Gli esperti hanno confrontato i dati del sito   Data.gov di 344 oncologi che avevano svolto ricerche su farmaci antitumorali tra gennaio 2016 e agosto 2017. Essi hanno ricevuto dall’industria un totale di 216 milioni di dollari. Di loro 110 avevano omesso almeno alcuni di questi pagamenti dai loro studi pubblicati in sei delle più prestigiose riviste mediche negli Stati Uniti, tra cui ‘Jama Oncology’, ‘Lancet’ e ‘New England Journal of Medicine’. In totale, circa la metà dei finanziamenti non è apparso nei dettagli di ‘disclosure’ del trial.

La fonte riporta le parole di Cole Wayant, autore principale dell’indagine: “Sappiamo che le case farmaceutiche sponsorizzano sperimentazioni sui propri farmaci. Ma ciò che sorprende, e che giustamente preoccupa, è che questo finanziamento spesso non viene divulgato nella pubblicazione degli studi clinici, che costituiscono la base delle approvazioni della Fda e delle linee guida sulla pratica clinica. Il rischio, reale o potenziale, è preoccupante – conclude Wayant – perché questi farmaci oncologici sono spesso associati a un miglioramento marginale della sopravvivenza, ma hanno costi esorbitanti”.

Anche se non esiste un obbligo legale, i ricercatori e i medici in tutto il pianeta dovrebbero sentire il dovere morale di riportare la totalità delle fonti di finanziamento, oltre alle conclusioni delle loro ricerche, a prescindere dal risultato positivo o negativo.

 

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