Suicidi e morti da oppioidi o droghe negli USA: un’emergenza sanitaria, sociale ed economica

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Le morti recenti dello chef Anthony Bourdain e della stilista Kate Spade, ai quali è seguita un’impennata delle chiamate ai centralini per la prevenzione del suicidio, hanno richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sull’aumento dei casi di suicidio negli Stati Uniti. Anche i decessi per abuso di oppioidi e di altre droghe continuano a fare notizia oltre che numero. Sono due facce della medaglia di un problema emergente sottovalutato – dal grosso peso socio-sanitario nonché economico – dei decessi per comportamenti autolesionisti, siano essi intenzionali o no. Secondo il recente Morbidity and Mortality Weekly Report dei Centers for Disease Control and Prevention (CCDs) i suicidi sono in continua crescita in quasi tutti gli Stati Uniti. Rappresentano essi la decima causa di morte del paese, addirittura la seconda per la fascia d’età tra i 10 e i 34 anni. Nel 2016 quasi 45mila cittadini statunitensi con più di dieci anni si sono tolti la vita. Il loro diffuso aumento in quasi tutto il paese suggerisce che si tratti di un problema nazionale che colpisce la maggior parte delle comunità, ha commentato Anne Schuchat, vice direttrice dei CDCs. Anche i dati sui decessi da oppioidi sono “inquietanti”: I CDCs descrivono un trend in crescita con 632.331 morti per overdose di farmaci dal 1999 al 2016, di cui 351.630 per overdose di oppioidi; nel 2016 gli statunitensi morti per overdose sono stati quasi 63mila, il 66 per cento delle quali causate da oppioidi. Proprio lo scorso ottobre il presidente Donald Trump ha dichiarato la crisi degli oppioidi “un’emergenza sanitaria pubblica”.

Un altro dato interessante per i decisori politici dovrebbe essere il peso cumulativo di queste due tipologie differenti di decessi, quelli per suicidio e quelli per abuso di oppioidi o altre sostanze, accomunati dall’essere causate da comportamenti autolesionisti. Un peso tale da superare ormai quello dei decessi associati al diabete, come si legge in un brief report pubblicato recentemente su Injury Prevention, firmato di un epidemiologo e tre psichiatri statunitensi. Le tabelle aggiornate dei CDCs evidenziano che il sorpasso è avvenuto nel 2015 dopo un incremento marcato e continuo dei decessi legati a condotte autolesive: dal 2000 queste morti sono aumentate dell’80 per cento. Nel 2016 si sono registrati 29,1 morti autolesioniste per 100mila residenti a fronte dei 24,8 morti da diabete per 100mila residenti. Nella popolazione maschile, che ha contribuito in misura maggiore a questo trend, il sorpasso è avvenuto già nel 2002. Mentre in quella femminile le morti per diabete che sono in lieve calo non sono mai state scavalcate da quelle autolesioniste che invece sono in aumento.

Addirittura le dimensioni del problema potrebbero essere maggiori. Infatti per esempio, come spiegano gli autori dell’articolo, i suicidi con oppioidi e altri farmaci potrebbero essere sottostimati in parte per una mancanza di definizioni standardizzate e di determinanti di morti appropriati per intercettare correttamente tutti i casi. A questo si aggiunge la mancanza di accuratezza dei dati raccolti dai sistemi di sorveglianza che indebolisce la capacità di sviluppare programmi di prevenzione. “La mortalità per comportamenti autolesivi come quella per il diabete è prevenibile”, commentano gli autori sollecitando politiche mirate come del resto gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper fare nell’affrontare problemi sanitari socialmente complessi.  Quali sono ad esempio la riduzione delle mortalità per malattie cardiovascolari, per i tumori associati al fumo di sigaretta, per Hiv e per incidenti stradali. Il punto cruciale resta sempre quello della produzione delle evidenze e della conoscenza epidemiologica senza le quali sono impensabili programmi e azioni politiche lungimiranti per la tutela della salute pubblica e anche dell’economia. Infatti, le morti da autolesionismo potrebbero essere in parte responsabili del calo dell’aspettativa di vita registrata dal 2016 negli Stati Uniti. Inoltre l’abuso di oppioidi e droghe si traduce in un calo della forza lavoro che a sua volta provoca un rallentamento della crescita economica dell’economia – l’American Action Forum ha stimato una perdita di 702,1 miliardi di dollari fra il 1999 e il 2015.

Per invertire il trend – chiosano gli autori su Injury Prevention – saranno necessari una coalizione dei diversi professionisti sanitari e un coordinamento degli sforzi a monte, attraverso politiche governative e iniziative di prevenzione della comunità, concentrandosi in particolare sui fattori di rischio comuni per diversi outcome.

 

Riferimento bibliografico

Rockett IRH, Caine ED, Connery HS, Greenfield SF. Mortality in the United States from self-injury surpasses diabetes: a prevention imperative. Inj Prev. 2018 Aug 27.