Fumo e giovani: terza indagine del Global Youth Tobacco Survey in Italia

di Luca Mario Nejrotti

Agli inizi di settembre sono usciti i primi risultati della terza raccolta dati della sorveglianza GYTS (Global Youth Tobacco Survey, vedi) che è stata effettuata in Italia nell’anno scolastico 2017-2018.

L’indagine.

L’indagine (vedi) ha coinvolto 28 scuole secondarie di primo grado e 30 scuole secondarie di secondo grado. Sono stati compilati, rispettivamente, 524 questionari (583 studenti reclutati) e 1159 (1357 studenti reclutati).

La raccolta dei materiali  da parte del GYTS è stata effettuata da novembre 2017 a dicembre 2017; le scuole hanno eseguito l’indagine in periodi diversi: la decisione di lasciare libere le scuole è stata presa per agevolare la partecipazione.

L’Italia.

Il monitoraggio si svolge in molti paesi del mondo, per l’Italia la raccolta Gyts 2018 è stata coordinata dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Iss (vedi).

I risultati sono incoraggianti, ma lungi dall’essere soddisfacenti, a confronto con la campagna del 2014:

– il 21,3% degli studenti usa abitualmente prodotti del tabacco, il 19,8% fuma sigarette e il 20,8% tabacco sfuso;

– il 17,5% degli studenti usa abitualmente le e-cig;

– quasi 6 fumatori su 10 (58,4%) hanno tentato di smettere nell’ultimo anno;

– il 49,7% è esposto al fumo passivo nella propria abitazione e il 45% in luoghi pubblici chiusi;

– il 68% di coloro che si sono rivolti a una rivendita per l’acquisto delle sigarette non ha incontrato alcun rifiuto giustificato dalla minore età;

– il 50,5% è stato esposto nell’ultimo mese a un messaggio a sfavore del fumo da qualche mezzo di comunicazione, ma il 27% ha ricevuto un messaggio a favore;

– il 58,5% degli studenti è consapevole dei rischi associati al fumo passivo.

Si nota uno stop dell’aumento del consumo di tabacco tra i minori, riscontrato nel 2014, e una diminuzione significativa rispetto al 2010. In compenso, però, aumenta esponenzialmente il consumo di e-cg, prodotto relativamente nuovo.

Difficoltà di accesso.

Relativamente all’indicatore di accesso alle sigarette, l’effetto del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 “Decreto Balduzzi” (che ha innalzato da 16 a 18 anni l’età minima per la vendita di tabacchi e prodotti per il fumo, che ha applicato sanzioni per gli esercenti da 500 a 2000 euro con la sospensione della licenza per tre mesi in caso di violazione e di recidiva e che ha definito che i distributori automatici di tali prodotti devono possedere un sistema automatico di accertamento dell’età degli acquirenti) già si poteva osservare nell’indagine 2014 nell’aumento dei ragazzi che riferivano di aver ricevuto, a causa della loro età, un rifiuto da parte dell’esercente all’acquisto di sigarette, tale dato, però, resta stabile nell’indagine 2018 e stride con il 68% di minori che hanno avuto accesso al tabacco senza nessun problema legato all’età anagrafica. Si registra, per altro, la riduzione dei ragazzi che comprano le sigarette dal tabaccaio, valore che si dimezza nel 2018 rispetto al 2014. È, però, tristemente significativo che la proporzione di chi dichiara di acquistarle dai distributori automatici raddoppi, aggirando di fatto la legge.

Il ruolo dei media e della società.

Dai dati disponibili risulta che, nonostante le campagne informative e i messaggi shockanti sui pacchetti, la pubblicità positiva non basta a contrastare l’uso del fumo nelle fasce più giovani che sembrano essere in media correttamente informati, ma noncuranti degli effetti negativi del fumo attivo e passivo. Ancora grave la percentuale di fumo passivo nel locali pubblici, dove sarebbe di fatto vietato il consumo di tabacco; sull’esposizione tra le mura domestiche, le percentuali così alte inducono a voler spingere di più sull’informazione ed educazione degli adulti.

Fonti.

http://www.who.int/tobacco/surveillance/gyts/en/

https://www.iss.it/?p=41

http://www.epicentro.iss.it/gyts/Indagine2018.asp?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=6settembre2018