Un male da morire. CDC di Atlanta correla dolore cronico e suicidio

Secondo uno studio di recente pubblicazione, condotto dai CDC di Atlanta e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, il dolore cronico sarebbe un fattore di rischio per il suicidio: infatti un suicidio su 10, negli Stati Uniti, viene messo in atto da persone che soffrono di dolore cronico.

Gli studi effettuati fino a questo momento prendevano in considerazione esclusivamente i comportamenti suicidiari collegabili al dolore cronico ma non avevano considerato invece i pazienti effettivamente deceduti. Non c’è modo di provare che tale dolore cronico abbia contribuito alla decisione di porre fine alla propria vita ma “abbiamo notato che alcuni disturbi mentali, come ansia e depressione, sono più comuni tra chi soffre di dolore cronico” afferma il dottor Emiko Petrosky, epidemiologo del Center for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta e primo autore dello studio.

Si stima che negli Stati Uniti 25 milioni di persone soffrano di un dolore cronico di qualsiasi livello, e che circa 10 milioni di loro soffrano di dolore “considerevole” ogni giorno della loro vita.

“Coloro che si prendono cura dei pazienti con dolore cronico dovrebbero essere consapevoli che il rischio di suicidio è reale” sostiene Petrosky. “Il dolore cronico è un grosso problema di salute pubblica. È essenziale che la gestione del dolore cronico migliori, attraverso un metodo che metta il paziente al centro del trattamento e che includa le cure per la salute mentale nel piano terapeutico.”

Mal di schiena, cancro e artrite sono le cause più comuni di dolore cronico. La proporzione di suicidi commessi da persone che soffrivano di dolore cronico è aumentata tra il 2003 e il 2014, dal 7.4 al 10.2%, ma sono aumentati anche i casi di dolore cronico. Analizzando le caratteristiche dei suicidi oggetto dello studio, si può osservare che quelli con dolore cronico erano più avanti con l’età, i tassi dei suicidi infatti aumentavano con l’età ed erano più alti tra pazienti di 80 anni e oltre. Quasi un terzo dei soggetti con dolore cronico era di sesso femminile, mentre la percentuale tra quelli che non soffrivano di dolore cronico era di poco più del 20%.

Più della metà dei suicidi da parte di chi soffriva di dolore cronico sono stati messi in atto tramite arma da fuoco, mentre circa il 16% per un’overdose di oppiacei di cui, in ogni caso, molti avevano tracce nel sangue a cause delle terapie per il dolore. Questo dato è significativo perché gli oppiacei inducono depressione, e la depressione implica un rischio di suicidio molto alto. Non per caso, circa la metà dei soggetti analizzati – con dolore cronico o senza – soffriva di depressione o altri disturbi psichiatrici.

“Il problema di questo tipo di studi è che non si può sapere quali altri fattori di rischio esistessero per ognuno dei soggetti studiati” afferma il dr. Ajay D. Wasan dell’American Academy of Pain Medicine. “Il dolore cronico è sicuramente un fattore di alto rischio, ma non sappiamo quanto sia importante rispetto agli altri fattori. Inoltre, poiché il dolore non è possibile da valutare al momento del suicidio, probabilmente sottostimiamo la proporzione di persone che ne soffrivano. Sappiamo però che il dolore cronico può essere una malattia mortale.”

Lo studio ha preso in considerazione alcuni comportamenti, fattori ambientali e umore dei soggetti subito prima del suicidio. Si tratta di osservazioni che hanno minor peso in confronto ai dati misurabili, ma tra il 40% dei soggetti che ha lasciato una nota scritta prima del suicidio, il 67.4% faceva menzione del suo dolore cronico.


Chronic Pain Among Suicide Decedents, 2003 to 2014: Findings From the National Violent Death Reporting System