Per non fare di tutti gli ospedali un fascio: una guida per i diversi ospedali negli Stati Uniti

di Luca Mario Nejrotti

Negli Stati Uniti gli ospedali sono di tanti tipi differenti e ognuno presta cure diverse, per patologia, tipo di intervento, durata dell’ospedalizzazione.

Diversi ospedali.

Negli USA ci sono circa 5000 ospedali, che, però, si differenziano per tipologia di cure. Si rende così necessario fornire ai pazienti un vademecum (vedi e vedi) per facilitarne la scelta prima del ricovero o per correggerla in tempo.

Non è, infatti, semplice districarsi tra Community Hospitals, Federal Government Hospitals, Teaching Hospitals. Categorie che comunque presentano significative differenze al proprio interno.

Gli ospedali federali si distinguono dagli altri perché spesso sono destinati a specifiche fasce di popolazione, ad esempio, soldati e veterani; inoltre molti ospedali si specializzano in trattamenti per patologie acute, altri per quelle croniche o che comunque comportano una lunga degenza e servizi riabilitativi. I servizi disponibili per i pazienti possono differire tra i sistemi ospedalieri e anche tra gli ospedali all’interno dello stesso sistema. Gli approcci degli ospedali per l’assistenza ai pazienti possono differire in base alle dimensioni del nosocomio, al personale, all’ubicazione, alle risorse e ad altri fattori. A causa di queste differenze, è importante che i pazienti, e chi si occupa di loro , comprendano quali ospedali possono offrire i servizi sanitari specifici di cui hanno bisogno.

Domandare è lecito.

Jama (vedi) ha pubblicato un’utile infografica che riassume le domande che i pazienti dovrebbero porsi e porre al personale dell’ospedale in cui sono ricoverati.

In primo luogo il paziente può svolgere una piccola indagine presso il proprio medico curante, informandosi su quali possono fornire il migliore trattamento per la propria condizione e se non sia necessario andare in un ospedale universitario, spesso più avanzati nel trattamento di patologie non comuni.

Può anche essere utile informarsi in anticipo sulla possibilità di essere trattati in ospedali diversi, anche solo per non sentirsi poi “sballottati” inaspettatamente da un istituto all’altro.

A scanso di equivoci, secondo il prospetto di Jama, conviene chiedere direttamente se non ci siano alternative al ricovero ospedaliero.

Una volta in ospedale.

Arrivato in ospedale, il paziente dovrebbe per esempio informarsi sul fatto se la sua patologia sia trattata o meno in quell’istituto. Può essere rassicurante sapere di non essere l’unico. Per mitigare l’impatto con una nuova struttura, poi, ci si dovrebbe informare sulle modalità di contatto del proprio medico curante e domandare le procedure di sicurezza e se l’eventuale badante o infermiere personale possa stare nella stessa stanza.

Al limite dell’ovvio, ma evidentemente necessarie per chiarire la situazione negli Stati Uniti (abbiamo già visto quanto la chiarezza sia necessaria negli USA, vedi) sono poi le domande sulla presenza di personale pronto a intervenire in caso di necessità nei fine settimana, durante la notte o in caso di emergenza. E se sia presente un’unità di terapia intensiva, ovviamente.

Fonti.

https://www.aha.org/statistics/fast-facts-us-hospitals

https://www.medicare.gov/pubs/pdf/10181-Guide-Choosing-Hospital.pdf

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2702148?utm_source=twitter&utm_medium=social_jama&utm_term=1765974205&utm_content=followers-article_engagement-illustration_medical&utm_campaign=article_alert&linkId=56716315