European Health Report, più politiche lungimiranti per la salute dei giovani

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Aumenta l’aspettativa di vita in Europa. Dal 2010 al 2015 i cittadini europei hanno guadagnato un anno di vita passando dai 76,7 ai 77,9 anni. Sono diminuite dell’1,5 per cento le morti premature per le quattro principali malattie non trasmissibili, cioè malattie cardiovascolari e respiratorie, cancro e diabete. Non migliora invece il trend del sovrappeso e dell’obesità che continua a crescere: più della metà degli europei è in sovrappeso e un quarto è obeso. Un’altra nota dolente continua ad essere quella del tabagismo che nella regione europea raggiunge una delle percentuali più alte al mondo: fuma un cittadino europeo su tre di età superiore ai 15 anni. A fronte di un calo generale del consumo di alcol, l’etilismo persiste nella fascia adulta della popolazione. Gli uomini più delle donne tendono a fumare e bere. 

È quanto riporta The European Health Report 2018: More than numbers—evidence for all (1) elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulla base dei dati raccolti nel 2015 per monitorare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delineati nel quadro “Salute 2020”. Ricordiamo che il documento era stato sottoscritto nel settembre 2012, in occasione del Comitato Regionale per l’Europa dell’OMS, da 53 paesi della regione europea, ponendosi come traguardo il miglioramento della salute per tutti e la riduzione delle diseguaglianze, attraverso una più efficace leadership e governance per la salute fondate sulla partecipazione. “La maggior parte dei paesi europei ha messo in atto importanti misure per raggiungere gli obiettivi delineati, contribuendo dunque al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo”, ha commentato Zsuzsanna Jakab, Direttore generale dell’OMS Europa. “Tuttavia i progressi registrati non sono omogenei, sia tra i paesi che all’interno di essi, tra uomini e donne, e parimenti tra generazioni. I fattori di rischio innescati da scorretti stili di vita preoccupano e, in assenza di controllo, possono rallentare o addirittura compromettere gli ottimi avanzamenti conseguiti nell’aspettativa di vita”.

Uno dei dati allarmanti è quello dell’incremento della prevalenza dei fattori di rischio modificabili nella fascia giovanile. Tra i tredicenni è in sovrappeso il 23,4 per cento dei ragazzi e il 15,0 per cento delle ragazze, fuma almeno una sigaretta alla settimana il 4,2 per cento dei ragazzi e il 3,7 per cento delle ragazze. Inoltre, nonostante la copertura vaccinale sia migliorata dall’inizio del secolo, alcuni paesi sono ancora lontani dalla soglia del 95 per cento indicata dall’OMS come necessaria per l’immunità di gregge – ne sono una prova i focolai di morbillo verificatosi in tutta la Regione Europea dell’Oms: 41.000 i casi e 37 i decessi registrati dall’OMS nel primo semestre del 2018, numeri più alti di quelli del 2010. Il numero più alto di infezioni si è registrato in Ucraina con 23.000 mila casi circa. Da cui la necessità di adottare misure tempestive, diffuse e adeguate al contesto per contrastare la diffusione della malattia. 

Anche i dati italiani sugli stili di vita riferiti alla generazione dei giovani sono sconfortanti, per quanto riguarda sia il sovrappeso e il tabagismo sia la copertura vaccinale. Per quanto riguarda la prevalenza dell’eccesso ponderale – riporta il Sole 24 ore Sanità (2) – l’Italia registra la terza percentuale più bassa dopo Svizzera e Danimarca se si considera la popolazione adulta ma la quarta più alta se si considerano i 15enni maschi. La prevalenza di fumatori è in calo tra gli adulti ma continua ad essere stabile tra gli adolescenti con percentuali tra le più alte in Europa: un quindicenne su cinque rientra tra i fumatori regolari. La Ministra della Salute Giulia Grillo –– ha sottolineato che “gli indici segnalati dall’OMS per l’Italia sono incoraggianti nella popolazione adulta, meno nella fascia giovanile. La nostra attenzione deve spostarsi sulle popolazioni più giovani, in cui si registrano segnali d’allarme non trascurabili”.  

Se l’Italia da un lato si distingue nelle graduatorie mondiali per quanto riguarda i livelli di salute della popolazione e i guadagni di aspettativa di vita, dall’altro è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi di salute e benessere in riferimento ad alcuni fattori di rischio e ai tassi di copertura/adesione dei programmi di screening e vaccinali. Da parte del governo e delle istituzioni sono necessari ulteriori sforzi per abbassare il tasso di fumo, in modo da ridurre le morti per cancro al polmone e altri decessi correlati al fumo, e per superare le disuguaglianze socioculturali nella prevalenza dell’eccesso ponderale in alcune regioni italiane quali Calabria, Campani e Molise che mostrano tassi superiori al 40% di sovrappeso e obesità tra i bambini. Sforzi che richiedono necessariamente più investimenti.

“Recenti analisi – si legge nel documento approvato dalla Commissione Igiene e sanità del Senato nella seduta dello scorso 10 gennaio a conclusione dell’indagine conoscitiva sula sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (3) – mostrano come i sistemi sanitari dei paesi OCSE sopportino oneri sempre più rilevanti per il trattamento di malattie causate da comportamenti a rischio, come il fumo, l’abuso di alcol, diete ricche di sale, zuccheri e grassi, scarsa attività fisica, obesità e sovrappeso. Politiche basate su incentivi (o disincentivi) di varia natura rivolti a contenere tali comportamenti e programmi di education, trovano uno spazio sempre maggiore nelle strategie di prevenzione dei paesi sviluppati. La posizione dell’Italia tra gli ultimi posti nella classifica dell’OCSE sulla spesa in prevenzione è stata più volte spiegata dalla modalità di rilevazione del dato ed è stata corretta con il dato che risulta dalle rilevazioni fatte da AGENAS. La spesa in prevenzione dell’Italia risulta pari al 4,2% (comunque al di sotto del livello stabilito del 5%) della spesa sanitaria totale e comunque, se si considera il pro-capite (circa 80 euro) significativamente inferiore alla spesa di alcuni paesi europei come Finlandia, Paesi Bassi, Germania e Svezia che investono dai 157 euro ai 115 euro pro capite”.

Gli interventi di prevenzione producono effetti consistenti nel medio-lungo periodo che oltre a migliorare il livello di salute della popolazione contribuiscono alla sostenibilità del servizio sanitario nazionale liberando delle risorse. La messa in atto di interventi mirati ed efficaci sugli stili di vita – fumo, alimentazione e attività fisica – si traduce in una riduzione dell’incidenza delle malattie e delle prestazioni sanitarie e assistenziali e quindi a un miglioramento della qualità di vita e anche dei costi a carico del servizio sanitario nazionale.  Altrettanto l’immunizzazione di massa che, abbinata ad efficienti sistemi di sorveglianza, può portare all’eradicazione della malattia infettiva come si è verificato con il vaiolo.

La prevenzione può essere attuata con interventi mirati agli individui a rischio o alla popolazione generale. La scelta di quale strategia può garantire i benefici maggiori deve basarsi sulle evidenze disponibili chiamando in causa più politiche, non solo quelle sanitarie ma anche quelle che riguardano la scolarità, l’alimentazione, l’urbanistica. Per esempio l’insieme delle politiche avviate nella città di New York, dalla restrizione al fumo all’aumento delle tasse sulle sigarette alla promozione di cibi sani e riduzione di acidi grassi trans, all’incremento delle piste ciclabili stanno portando a una riduzione delle ospedalizzazioni e dei decessi per malattie cardiovascolari. Come sottolinea Marco Geddes da Filicaia “la prevenzione primaria, strumento fondamentale per migliorare la salute della popolazione e contenere i costi della sanità, non è appannaggio del Ministero della Salute ma deve essere la cifra delle politiche complessive di un paese” (4).

 

Bibliografia

  1. Health in the European region: time to act on the evidence. The Lancet 2018; 392: 891.
  2. Gobbi B. European Health Report, in Italia allerta giovani, morbillo e spesa privata. Sanità24 – Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2018.
  3. Documento conclusivo per l’indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidarietà e di equità. Legislatura 17ª – 12ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 524 del 10/01/2018.
  4. Geddes da Filicaia M. La salute sostenibile. Perché possiamo permetterci un Servizio sanitario equo ed efficace. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2018.