La campagna di vaccinazione 2018/2019 è pronta: ora prepariamo gli italiani

di Mario Nejrotti

Stiamo per entrare nella stagione epidemica dell’influenza, anno 2018-2019.

Le polemiche sulle vaccinazioni obbligatorie non hanno contribuito alla tranquillità e alle certezze degli italiani.

No vax, esternazioni politiche discutibili e discusse, incertezza tra obbligatorietà e offerta attiva, titoli dei media ad effetto, ma ambigui, scarso coraggio del mondo scientifico a scegliere una strategia di comunicazione in equilibrio tra evidenze, uniformità di opinione e trasparenza nella comunicazione, anche per gli effetti avversi e indesiderati rari, ma presenti in alcune vaccinazioni, non fanno certo bene alla salute.

La diatriba mai finita sulle vaccinazioni obbligatorie, che ha portato anche alcuni genitori a mentire in autocertificazione sulla reale effettuazione delle vaccinazioni (pochi per fortuna, ma indicativi di un fenomeno: 55 falsi su oltre 55.000 controlli dei NAS )rischia di coinvolgere la credibilità delle vaccinazioni antiinfluenzali che sono ormai alle porte.

Sfiducia nel sistema, ignoranza sanitaria, preconcetti, falsa sicurezza nella propria forza di resistenza naturale hanno portato negli anni passati troppe persone dei gruppi targhet a decidere di non sottoporsi alla vaccinazione stagionale, soprattutto tra gli over 65.

L’obiettivo per ottenere una riduzione significativa di morbosità, complicanze e mortalità è molto alto per tutti i gruppi targhet, segnatamente per gli anziani. Esso va da un minimo del 75%, ad uno ottimale del 95%, come per le vaccinazioni obbligatorie, onde ridurre al minimo l’effetto gregge.

Questo risultato, come si può vedere nel grafico elaborato dal Ministero della Salute e aggiornato a giugno 2018, non è mai stato raggiunto. E pur registrandosi un incremento rispetto alla stagione di profonda crisi 2014/2015 con uno sconfortante 48,6%, restiamo molto lontani, con il 52,7% dello scorso inverno, dal 68,3% del 2005/2006, per altro molto inferiore al minimo desiderabile.

 

 

Fonte: Elaborazioni del Ministero della Salute – Istituto superiore di sanità, sulla base dei riepiloghi inviati da Regioni e Province autonome – 19 giugno 2018

 

 

 

 

Il problema è grave sia dal punto di vista di salute del singolo: ogni anno muoiono, infatti, nel mondo  650.000 persone per influenza, da una revisione del Chttps://www.cdc.gov/media/releases/2017/p1213-flu-death-estimate.html. Sia da quello dell’economia generale del nostro Paese. Al crescere del numero degli ammalati di influenza crescono i costi diretti enters for Disease Control and Prevention (Cdc) del 2017,  del sistema sanitario e quelli indiretti del mondo del lavoro, per la perdita  di un gran numero di giornate produttive di soggetti attivi, che il virus ha potuto raggiungere, anche a causa degli anziani e dei bambini malati che necessitano di cure in famiglia, essendo soggetti infettanti su soggetti recettivi.

È inutile commentare il vantaggio per tutti nel contenere l’epidemia con la vaccinazione.

La stagione 2018/2019 dovrebbe risultare di media intensità, meno forte di quella scorsa, che ha messo a letto complessivamente 8.677.000 persone da dati InfluNet. .

Ciononostante, non meno di 5 milioni di persone si ammaleranno, spiega all’ANSA Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano.

La sua affermazione si basa sui dati che provengono dall’Australia e dalla Nuova Zelanda, dove si è appena conclusa la stagionale epidemia influenzale. Il virus che ha circolato di più in quei Paesi è l’AH1N1 e l’intensità dell’epidemia è stata media, anche se non si possono azzardare valutazioni conclusive data la possibile circolazione in fase terminale del virus B, che potrebbe ancora infettare molte persone.

Le previsioni restano comunque previsioni e i modelli, modelli.

Anche per il 2017/2018 ci si aspettava una diffusione media e invece si è dimostrata la peggiore epidemia degli ultimi 15 anni.

La variabile metereologica potrebbe giocare un ruolo sia in senso positivo che negativo.

Inoltre, dovrebbe essere chiaro a tutta la popolazione, che di questo dovrebbe essere avvertita con appositi comunicati di educazione sanitaria, che quest’inverno circoleranno come d’abitudine un gran numero di virus simil influenzali, (oltre 250, secondo le stime virologiche) che pur provocando meno complicanze respiratorie, sono in grado di causare un numero pari a quello dei casi influenzali, conclude Pregliasco.
Le procedure per rendere operativa la campagna 2018/2019 sono concluse, infatti è stata appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Determina dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) con la composizione dei vaccini influenzali. La campagna di vaccinazione deve iniziare a partire dalla metà di ottobre e estendersi fino a fine dicembre. La protezione indotta dal vaccino comincia circa due settimane dopo la vaccinazione e dura per 6-8 mesi.

L’Aifa, infine, ricorda sul suo sito che, oltre agli interventi di protezione e cura basati su vaccinazioni e all’eventuale uso di farmaci antivirali, una misura importante nel limitare la diffusione dell’influenza è rappresentata da una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie (lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si tossisce e starnutisce e poi gettarlo nella spazzatura; aerare regolarmente le stanze in cui si soggiorna).

Tutto pronto quindi, ma se si vorrà arrivare ad una copertura sufficiente, non dovranno essere trascurati i mezzi di massa con avvisi e spot frequenti, che facciano comprendere l’importanza della vaccinazione alla popolazione. Inoltre, pediatri di libera scelta e medici di famiglia dovranno essere coinvolti  e motivati a proseguire nella loro attività a favore delle vaccinazione, soprattutto per le categorie a rischio, ma senza trascurare i loro pazienti, che per lavoro e in famiglia siano vicini a soggetti in qualche modo fragili e potenzialmente infettabili.