Un kit di strumenti digitali per migliorare la salute materno-fetale e dei neonati

Ogni giorno nel mondo, soprattutto nei paesi a basso reddito, 830 donne muoiono per cause legate alla gravidanza o al parto. A queste vittime occorre aggiungere altri 7.000 neonati che non ce la fanno a sopravvivere più di qualche ora o qualche giorno. Molte di queste morti potrebbero tuttavia essere evitate con la prevenzione durante la gestazione e soprattutto con la presenza di personale qualificato di assistenza al parto: medici, infermieri o ostetriche. Inizia più o meno con queste parole un interessante articolo pubblicato recentemente da “The Lancet” (vedi) che illustra i vantaggi (anche economici) dell’utilizzo della telemedicina per la gestione medico-sanitaria della gravidanza e del post-partum in condizioni sociali caratterizzate da grande povertà, vissuta spesso in villaggi sperduti.
Purtroppo le diffusissime condizioni di sottosviluppo economico rendono davvero poco praticabile la costituzione di reti sanitarie tradizionali dedicate alla tutela della salute materno-fetale e neonatale. Tuttavia una strada percorribile, e a basso costo, per invertire decisamente rotta su questo fronte della sanità potrebbe essere costituita, secondo l’articolo pubblicato da The Lancet, proprio dalla telemedicina.
“Immaginate –si afferma infatti nella rivista medica britannica- se ci fosse la possibilità di dare a quelle donne in gravidanza un kit di strumenti digitali capace di supportare, monitorare e informare individualmente sullo stato della gestazione, utilizzando in remoto sensori e app” (da utilizzare magari su smartphone dedicati, ndr).
Affidare ad algoritmi governati dall’intelligenza artificiale la tutela sanitaria di donne gravide che vivono in paesi a basso sviluppo economico, anche soltanto attraverso la sorveglianza delle complicanze ad alto rischio, potrebbe infatti risultare strategico: permetterebbe infatti di ottimizzare l’utilizzo delle scarse risorse a disposizione rispetto alle dimensioni planetarie di un problema che tuttavia, anche se faticosamente, stiamo per fortuna ridimensionando.
“Dopo decenni di sostanziale immobilità – affermava infatti l’UNICEF già in una nota pubblicata alla fine del 2015 (vedi)- negli ultimi anni la mortalità materna ha fatto segnare una visibile riduzione, seppure a un tasso annuale (2,3%) inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario (5,5%) per raggiungere l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio n. 5 sulla salute delle donne.
In altri termini, dal 1990 a oggi la mortalità per ragioni connesse alla gravidanza o al parto è stata dimezzata, ma sarà arduo ottenere quella riduzione del 75% prevista dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per il 2015.
Secondo le stime più recenti (novembre 2015), ogni anno 303.000 donne nel mondo muoiono per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Altre 10 milioni patiscono lesioni, malattie e infezioni che possono provocare sofferenze per tutto l’arco della vita”.
Sempre più gravide (in parte anche nei paesi in via di sviluppo)– informa The Lancet- utilizzano oggi uno smartphone per ottenere informazioni medico-sanitarie relative alla propria gestazione e app per il monitoraggio dei parametri medici di una gravidanza in corso. La diffusione planetaria di Internet e dei social media, ha poi permesso un po’ ovunque nel mondo la condivisione (soprattutto tra gestanti) di dati medico-sanitari personali, notizie ed opinioni.
Grazie alle nuove piattaforme informatiche di ricerca, tutte queste informazioni possono anche essere raccolte su vasta scala e combinate con i dati raccolti da sensori usati per il monitoraggio di parametri medici e con quelli registrati nelle cartelle cliniche; questo flusso di informazioni permette tra l’altro di personalizzare e ottimizzare anche a distanza, proprio grazie all’utilizzo della telemedicina, i percorsi diagnostico-terapeutici più idonei. Si tratta di una svolta operativa strategica anche da un punto di vista di Economia sanitaria: questa tecnologia si basa infatti sull’utilizzo di software e hardware poco costosi che consentirebbero quindi di fornire gratuitamente uno smartphone, dedicato, a molte donne gravide e povere mettendo così a disposizione cure sanitarie digitali di qualità praticamente in qualsiasi parte del mondo.

Photo by Wes Hicks on Unsplash
 
A cura di Associazione OIKOS