Come faremo i figli nel 2050?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Era il 25 luglio del 1978 quando nel Regno Unito nacque Louise Joy Brown, la prima bambina concepita attraverso una procedura di fecondazione assistita. Da quel momento le tecnologie messe a punto in questo campo sono cresciute moltissimo, così come sono aumentate le probabilità di riuscire ad avere un figlio anche per le coppie con problemi di fertilità. Con questi progressi in mente, la biologa e illustratrice Cara Gormally ha recentemente pubblicato un fumetto in cui cerca di immaginarsi i modi che saranno utilizzati per avere un figlio nel 2050 (1). Un po’ provocatorio, un po’ ironico e autobiografico, il suo racconto permette di fare un viaggio tra le tecnologie attualmente disponibili e quelle che si trovano ancora in una fase di sviluppo o progettazione.

Perché, come scrive Gormally, avere un figlio non è mai cosa semplice e “anche per restare incinta naturalmente ci vuole fortuna”. Per una coppia etero di 29-33 anni e sana da un punto di vista riproduttivo, ad esempio, le probabilità di concepimento non superano il 20-25% ogni mese. Circa una coppia su 8, poi, presenta un qualche disturbo della salute riproduttiva: un terzo delle volte a causa della donna, un terzo a causa dell’uomo e nel resto dei casi di entrambi o sconosciuta (2). “Il problema dell’infertilità è che non sai che si tratta di un problema finché non ti riguarda”, scrive la biologa. In questi casi, quindi, è necessario ricorrere a un qualche tipo di strumento o intervento clinico per raggiungere l’obiettivo della gravidanza.

Ma come saranno queste tecnologie nel 2050? Gormally si concede di rispondere con un po’ di fantasia. Il primo strumento che descrive è quello che viene definito utero artificiale: un sacchetto di plastica, completo di sostanze che riproducono il liquido amniotico e la placenta, utilizzato per aiutare i neonati prematuri a completare lo sviluppo degli organi. Il dispositivo non è ancora impiegabile sugli esseri umani, ma lo scorso anno è stato pubblicato su Nature Communications uno studio di successo su 8 agnellini (3). Nel futuro ipotetico di Gormally, quindi, la biologa si immagina degli uteri artificiali agilmente trasportabili – gli “iBaby” –, completi di accessori e disponibili in diversi colori.

Un’altra tecnologia che nel futuro potrebbe favorire il concepimento è la cosiddetta sperm pump: un dispositivo innovativo per l’inseminazione intrauterina (IUI) utilizzato soprattutto in caso di problemi di ovulazione o di produzione di spermatozoi. A differenza delle tecnologie IUI standard, con la sperm pump il liquido seminale viene somministrato in un arco di tempo di 4 ore per mimare il naturale processo biologico. “Non sarà molto romantica – scrive Gormally – ma ha la scienza dalla sua parte”. Sembra che con questa tecnica, infatti, le probabilità di concepimento raggiungano il 16,9%, rispetto al 7,2% delle tecniche IUI standard (4).

Infine, una nuova tecnologia potrebbe permettere alle donne di produrre ovuli anche dopo la fine dell’età fertile. Già dal 2004, presso i laboratori della Northeastern University si studiano modi per ottenere nuove cellule uovo a partire dalle staminali ovariche (5), un processo che permette di superare le difficoltà di concepimento legate alla scarsa disponibilità o qualità delle cellule ovariche. Nel 2015, proprio grazie a questa innovativa tecnica di fertilizzazione in vitro, è nato Zain Rajani: il primo bambino concepito da un ovulo ottenuto da una cellula staminale ovarica.

Infine, il progresso scientifico potrebbe rendere realizzabile il sogno di molte coppie omosessuali: concepire un figlio biologico a partire dalle cellule di entrambi i genitori. Questo potrebbe diventare possibile grazie a una procedura che permette di ottenere spermatozoi e ovuli dalle cellule della pelle. Anche se attualmente un risultato del genere è stato ottenuto solo nei topi, è possibile che nel 2050 anche questa ipotesi si trasformi in realtà, con tutte le discussioni etiche del caso (6). In conclusione, l’essere umano sembra sempre più in grado di manipolare i meccanismi biologici coinvolti nei processi riproduttivi. Considerati i passi in avanti fatti dal 1978 a oggi, poi, è probabile che nel prossimo futuro si riescano a raggiungere obiettivi per ora ancora impensabili.

 

Bibliografia

  1. Gormally C. How to get pregnant in 2050. Medium.com, 13 agosto 2018
  2. RESOLVE. National Infertility Association. Get the facts.
  3. Patridge EA, Davey MG, Hornick MA, et al. An extra-uterine system to physiologically support the extreme premature lamb. Nature Communications 2017; 8: 15112.
  4. Schorsch M, Gomez R, Hahn T, et al. Success Rate of Inseminations Dependent on Maternal Age? An Analysis of 4246 Insemination Cycles. Geburtshilfe Frauenheilkd 2013; 73: 808-11.
  5. Normile D. Study Suggests a Renewable Source of Eggs and Stirs More Controversy. Science 2009: 324: 320.
  6. Pontin J. Science is getting closer to the end of infertility. Wired, 27 marzo 2018.