Informare i medici dei casi di overdose dei propri pazienti riduce le prescrizioni di oppiacei

Secondo un recente studio pubblicato su Science, la lettera al medico da parte del coroner che gli notifica il recente decesso di un suo paziente a causa di un’overdose di oppiacei, può portare il medico stesso a prescrivere questo tipo di medicinali in maniera più cauta. La ricerca evidenzia un fattore non ancora debitamente riconosciuto e valutato nella crescente crisi degli oppiacei, ovvero le prescrizioni scritte con eccessiva leggerezza, che avviano i pazienti sulla strada della dipendenza.

La maggioranza dei pazienti che muore a causa delle conseguenze di una grave dipendenza da oppiacei lo fa in seguito a delle prescrizioni perfettamente legali, fatte dal medico per trattare disturbi comuni. In molti di questi casi il rischio insito nell’utilizzo di oppiacei è di gran lunga maggiore dei potenziali benefici che si possono ottenere dal farmaco. Ma nonostante questo sono stati fatti davvero pochi sforzi per contrastare i fattori che concorrono all’altissimo tasso di prescrizioni di oppiacei che espongono i pazienti a un rischio inutile. Tra questi elementi probabilmente c’è anche il fatto che spesso proprio i medici non sono a conoscenza né dei casi di overdose né della morte del proprio paziente.

Alla clinica di San Diego County, Jason Doctor e i colleghi hanno valutato se e in che modo il comportamento dei medici si modificava dopo aver appreso che un loro paziente era rimasto vittima, sebbene indirettamente, di un loro trattamento. Gli autori hanno condotto lo studio con un trial controllato randomizzato su 861 medici, che avevano prescritto oppiacei a 170 persone decedute per un’overdose di questi farmaci entro un anno dalla prima prescrizione. I medici sotto osservazione sono stati divisi in due gruppi: un gruppo di controllo e uno d’intervento. In quest’ultimo gruppo tutti i soggetti hanno ricevuto una lettera da parte dell’ufficio del coroner che li informava del decesso dei loro pazienti, identificandoli con nome, età e indirizzo e completando la missiva con delle informazioni riguardanti le morti in seguito a prescrizioni da medicinali nella loro area. Inoltre nella lettera si ricordavano le linee guida statali e federali su come prescrivere medicinali in sicurezza. Secondo Doctor e gli altri autori, l’invio delle lettere avrebbe ridotto del 9.7% le prescrizioni di oppiacei da parte dei medici che hanno ricevuto la lettera, come valutato in base alle informazioni raccolte a tre mesi dalla sua ricezione. Tra coloro che hanno ricevuto la lettera gli autori hanno osservato anche altri cambiamenti: in particolare una riduzione dei nuovi utilizzatori di oppiacei e di prescrizioni di medicinali ad alto dosaggio. Invece nel gruppo di controllo il numero di prescrizioni di oppiacei è rimasto invariato.

Considerando che altri tentativi normativi di ridurre le prescrizioni di oppiacei hanno avuto un successo ben minore di questa iniziativa, gli autori suggeriscono che le informazioni ad alto impatto che le lettere contengono possano avere un notevole peso, poiché sembrano incoraggiare i medici a prescrivere oppiacei con maggiore cautela.