Altri due casi (risolti) di colera non sono un’epidemia

Torna il colera in Italia, a distanza di dieci anni dall’ultimo caso: oggi come allora si tratta di pazienti che hanno contratto la malattia all’estero. I due, mamma e figlioletto di due anni, appena rientrati da un viaggio nella loro patria, il Bangladesh, sono ricoverati nell’ospedale Cotugno di Napoli che rassicura: ‘La situazione è del tutto sotto controllo’. Dello stesso avviso l’Istituto superiore di sanità: ‘Essendo due casi di importazione, il rischio di diffusione su larga scala non c’è’. La famiglia di immigrati risiede a Sant’Arpino, in provincia di Caserta. Le condizioni della donna non destano alcuna preoccupazione, mentre il bimbo è stato ricoverato inizialmente in terapia intensiva: grazie alle cure le sue condizioni sono migliorate, per lui la prognosi resta riservata ma i medici sono ottimisti sul decorso”.

Questa è la sintesi della notizia diffusa dall’Ansa il 3 ottobre scorso alle 14:00 che di fatto riprendeva, approfondendola giornalisticamente, una comunicazione appena fatta da Epicentro, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità: “Colera, che cosa dicono i dati.

Il colera oggi non costituisce un serio problema di salute in Italia e nei Paesi europei. il rischio di malattia è molto basso per i viaggiatori e i residenti nei Paesi europei che si attengono a corrette misure di prevenzione ed è trascurabile il rischio di diffusione in Europa grazie agli elevati standard igienici e sanitari e all’accesso a una adeguata assistenza.

Consulta i dati aggiornati  (http://www.epicentro.iss.it/problemi/colera/epid.asp?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=4ottobre2018) e le informazioni generali sulla malattia (http://www.epicentro.iss.it/problemi/colera/colera.asp?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=4ottobre2018)”.

Di ben altro tenore il risultato di una ricerca fatta in Rete con Google (digitando le parole “Colera a Napoli”) a distanza di due giorni dal lancio di quella comunicazione dell’ISS e del dispaccio dell’agenzia che è il riferimento ufficiale a livello internazionale per le notizie dall’Italia: https://www.google.com/search?source=hp&ei=C7q4W-CQJ6inrgSp172IAg&q=colera+a+napoli&oq=colera+a+&gs_l=psy-ab.1.1.35i39k1j0i131k1j0l8.1235.4345.0.6875.10.9.0.0.0.0.103.732.8j1.9.0….0…1c.1.64.psy-ab..1.9.730.0…0.B-zF9–vtsY

Come si può vedere, il tono allarmistico dei titoli, soltanto leggermente temperato (anche grazie al favorevole decorso della patologia dei due ricoverati), resiste ancora nonostante le rassicuranti e tempestive dichiarazioni delle massime autorità sanitarie del Paese. In una possibile classifica di titoli gonfiati alla ricerca di uno scoop inesistente, vi è il quotidiano Libero: “Torna il colera a Napoli. L’hanno portato gli immigrati”, il titolo che ha fatto scattare indignazione e proteste, riprese con piglio vittimistico anche dal sito Web della testata: https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13384784/libero-torna-colera-napoli-insulti-social-linciaggio-quotidiano.html

La polemica sul titolo di quel giornale ha raggiunto l’acme durante un contraddittorio su Radio 24 in cui il direttore Pietro Senaldi ha anche vantato il tono anodino di quel titolo: https://www.areanapoli.it/video/video—torna-il-colera-a-napoli-cruciani-chiama-il-giornalista-di-libero-parenzo-s-indigna_296043.html (Per scaricare la registrazione di quella trasmissione radiofonica occorre copiare l’indirizzo Web indicato su un motore di ricerca come Google o Yahoo: ndr)

Oltre alle ferme prese di posizione delle massime autorità sanitarie nazionali sull’assoluta inesistenza di un pericolo di contagio colera a Napoli, un contributo divulgativo interessante è stato dato dal sito “La scienza in rete” che ha contestato punto per punto (con la condivisione delle evidenze scientifiche più accreditate) le opinioni fuorvianti pubblicate da alcuni media: https://www.scienzainrete.it/articolo/l’allarmismo-sanitario-contro-gli-immigrati/maurizio-marceca-silvia-declich-stefano-vella (Per scaricare il contributo occorre copiare l’indirizzo Web indicato, su un motore di ricerca come Google o Yahoo: ndr)

Occorre dire, a distanza di qualche giorno dal sorgere di questa vicenda (mediatica più che sanitaria), che la gravità dell’utilizzo di un tono allarmistico assolutamente improprio utilizzato da alcune testate è aumentata dal fatto che una grande parte della popolazione italiana ricorda ancora i gravi timori provocati dall’epidemia di colera di Napoli del 1973. Senza contare poi che malattie infettive come il colera, il vaiolo o la peste rappresentano, nell’immaginario collettivo dell’intera umanità, eventi catastrofici definitivi, capaci di scatenare angoscia, ma anche isterie collettive difficilmente arginabili, come affermano in maniera del tutto appropriata gli autori del prima citato articolo messo sul Web dalla “Scienza in rete”: “È interessante notare come non si tratti di malattie trasmissibili qualsiasi, ad esempio l’influenza o una virosi intestinale, ma esattamente di quelle malattie “contagiose” che, per motivi storico-antropologico-religiosi, fin dal medioevo sono circondate da un maggiore alone di stigma sociale e che sono profondamente depositate, come temibili rischi, e quindi paure condivise, nella memoria collettiva.

Con un cortocircuito mentale immediato (secondo la successione: pericolo – paura – rifiuto), il fruitore di queste notizie sarà portato ad identificare come gravemente pericolose (e quindi da temere e tenere lontane da sé) le persone cui queste frettolose notizie attribuiscono la responsabilità del rischio paventato come ‘vero’, ‘grave’ ed ‘in corso’. Non sfuggirà come questa stessa dinamica alimenti la creazione e la sopravvivenza di quegli stereotipi che, laddove non adeguatamente contrastati attraverso un’informazione scientificamente corretta e responsabile, producono a loro volta atteggiamenti o, peggio, comportamenti discriminatori fondati sullo stigma.

A conclusione di questa vicenda, chi volesse ripercorrere i fatti salienti di quel vero allarme sanitario che si verificò in Italia sul finire dell’estate del ’73 a Napoli può farlo attraverso questo link dell’agenzia Ansa che contiene anche un video storico: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2013/08/24/Napoli-40-anni-fa-incubo-colera_9192992.html

 

A cura dell’Associazione OI-Kos