Le valutazioni dei pazienti potrebbero influenzare il comportamento dei medici sulle prescrizioni

Uno studio pubblicato negli scorsi giorni su Jama ha dimostrato che i pazienti valutano più soddisfacente la visita di un medico se, per un’infezione delle vie respiratorie come un comune raffreddore, al termine hanno ottenuto la prescrizione di un antibiotico, che avessero bisogno di tale medicinale oppure no.

I ricercatori hanno analizzato 8.437 appuntamenti per questo tipo di infezione tramite l’Online Care Group di American Well, un sito che mette in comunicazione pazienti e medici tramite una rete di professionisti affidabili per una sorta di “visita digitale”, chiamata telemedicina. A ogni professionista è attribuito un punteggio, basato sulle valutazioni delle singole visite da parte dei pazienti. E la preoccupazione per tale valutazione potrebbe influenzare la decisione di prescrivere antibiotici, sostiene la dottoressa Kathryn A. Martinez, una ricercatrice in medicina interna alla Cleveland Clinic, nonché tra gli autori dello studio. “Sta diventando un problema perché, per alzare i loro punteggi, i medici sono incentivati a fare cose che non sono necessarie dal punto di vista clinico.”

Il 60% dei pazienti visitati via telemedicina per un’infezione delle vie respiratorie ha avuto una prescrizione per antibiotici, una percentuale che secondo Martinez è troppo alta. Disturbi come il comune raffreddore generalmente hanno una causa virale e di conseguenza richiedono raramente una terapia antibiotica. In effetti, basandosi sulle dichiarazioni della dottoressa Rita M. Mangione-Smith del Seattle Children’s Research Institute, la percentuale è di circa il doppio delle prescrizioni che sarebbe clinicamente ragionevole aspettarsi; ma Mangione-Smith sottolinea anche che gli antibiotici vengono regolarmente prescritti per le infezioni delle vie respiratorie, anche quando non ce ne sarebbe bisogno.

Ma la sovraprescrizione di antibiotici è un problema che sta diventando di salute pubblica. Gli antibiotici possono avere effetti collaterali anche gravi, come la diarrea, e soprattutto prescriverne senza cautela può andare a peggiorare il già preoccupante problema dell’antibioticoresistenza. “Se continuiamo a prescrivere antibiotici nelle situazioni in cui non sono utili” sostiene Mangione-Smith “perderanno qualsiasi effetto. Le conseguenze di una situazione del genere sono incalcolabili.”

Quindi perché i medici continuano a prescriverle anche quando non ce n’è bisogno?

Una delle ragioni potrebbero essere le valutazioni dei pazienti. Lo studio mostra che le recensioni per il servizio di telemedicina erano nel complesso piuttosto alte, ma diventavano ancora più alte se al termine delle visita veniva fatta una prescrizione, soprattutto se si trattava di un antibiotico. Il 72% dei pazienti ha dato 5 stelle al servizio dopo una visita senza nessuna prescrizione, l’86% ha dato 5 stelle dopo aver ottenuto un medicinale che non fosse un antibiotico, ma ben il 90% ha dato la valutazione massima dopo la prescrizione di un antibiotico. Nessun altro fattore è collegato a un tale livello di soddisfazione del paziente.

Ricerche precedenti avevano mostrato una correlazione tra la prescrizione di antibiotici o antidolorifici e la soddisfazione del paziente. Poiché i pazienti cercano informazioni mediche online sempre più frequentemente, gli incentivi che i medici ottengono da valutazioni positive devono essere tenuti di conto quando si analizzano pro e contro – e soprattutto eventuali conseguenze – della telemedicina.

Un’altra motivazione per l’eccessivo numero di prescrizioni di antibiotici, però, potrebbe essere che per un medico è più semplice concederne uno al paziente che lo richiede piuttosto che spiegargli perché non ne ha bisogno. Esiste infatti uno studio relativo anche a questo aspetto, pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, anch’esso uscito pochi giorni fa e anch’esso con la dottoressa Martinez tra i suoi autori.

“Gli incentivi dovrebbero essere concessi quando il medico riesce a fare un numero di prescrizioni adeguato al tasso di diffusione dei batteri in un determinato momento” commenta Mangione-Smith. “L’incentivo è troppo grande” conclude Martinez, suggerendo di escludere le visite per infezioni delle vie respiratorie da ulteriori studi di valutazione sugli esiti della telemedicina.