Cambiamenti climatici: quasi fuori tempo massimo

di Luca Mario Nejrotti

Recentemente sono stati valutati i costi dell’inazione in campo di cambiamenti climatici: è stata stimata una perdita di circa 15000 miliardi di dollari l’anno (l’Italia è attorno ai 2000 miliardi di dollari di prodotto interno lordo ogni anno). Questo senza contare le vite umane distrutte da eventi climatici straordinari come tifoni, uragani e tsunami.

I costi.

Lo studio, pubblicato su Nature Climate Change (vedi), mostra dati inquietanti: 400 dollari per ogni tonnellata di biossido di carbonio di origine antropica emessa, oltre alle vite umane e ai danni incalcolabili alle infrastrutture e alla salute.

Eppure gli accordi di Parigi del 2015 sancivano l’impegno solenne, ma volontario, di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2° rispetto alle temperature preindustriali.

L’unico modo sarebbe fermare del tutto l’uso di combustibili fossili e arrestare la deforestazione.

Il fatto che gli impegni di Parigi non siano vincolanti fa sì che molti paesi industrializzati semplicemente li ignorino, quando non li irridano come gli USA (vedi, che, però, dal basso sembra si stiano impegnando nonostante la direzione generale, vedi).

Impegno insufficiente.

Di fatto le azioni dei governi sarebbero comunque insufficienti: il mondo non sta agendo. Le emissioni di biossido di carbonio, per esempio, invece di diminuire sono in realtà aumentate nel 2017: dell’1,6%, dopo tre anni di relativa stabilità. La domanda di petrolio, nel medesimo anno, invece di diminuire è cresciuta dell’1,5%.

Ormai potrebbe addirittura essere troppo tardi!

L’agenda.

A questo proposito da ieri è riunito l’Intergovernmental Panel on Climate Change (vedi e vedi la conferenza stampa): l’IPCC non conduce ricerche autonome, ma realizza review degli studi prodotti nei laboratori di tutto il mondo, per le quali a volte viene criticata per eccessivo allarmismo, altre per ingiustificato ottimismo: di fatto si tratta di un organo autorevole in riferimento al cambiamento climatico.

Già dalla conferenza stampa sembra chiaro che il tempo per cercare di restare al di sotto di un aumento di 1,5 °C della temperatura media del pianeta non è scaduto. Sta, però, per scadere.

I rappresentanti di tutti i paesi delle Nazioni Unite si incontreranno a fine anno in Polonia per aggiornare l’agenda, i modi e i tempi. Molti governi dovrebbero adottare strategie politiche inedite, anche prevedendo sanzioni per chi, a scapito del bene comune, si rifiuta di aderire ai protocolli.

È chiaro che nel poco tempo che ci resta siano necessari uno sforzo e una concentrazione davvero globali per avere la speranza di salvare il salvabile.

Fonti.

https://ilbolive.unipd.it/it/news/clima-tempo-sta-scadere

http://www.ipcc.ch/

https://www.youtube.com/watch?v=12S3dKrxj7c&feature=youtu.be

https://www.lifegate.it/persone/news/stati-uniti-guterres-clima