Quando “mal comune” non è mezzo gaudio

di Mario Nejrotti

Alcol, la situazione Italiana: siamo da soli?

Per una volta non ci dobbiamo sentire soli nel lamentare una carenza di coraggio da parte della politica nella lotta contro un’abitudine, anzi una vera cultura popolare e tradizionale, che continua a uccidere migliaia di persone ogni anno. Stiamo parlando del consumo di alcol.

In Italia campagne per un uso moderato di alcol sono state organizzate e continuano periodicamente ad essere allestite, specie per sensibilizzare le giovani generazioni a non abusare nel consumo di alcolici e a non guidare in stato di ebbrezza.

Resta difficile, purtroppo, da un punto di vista macro economico, contrastare veramente a fondo, un’ industria, quella del vino, che è una delle più importanti e fiorenti nella disastrata economia del nostro Paese. Da  Vinitaly 2018, grande Kermesse di vini e produttori, che si svolge ogni anno a Verona, apprendiamo che il fatturato del vino e degli spumanti in Italia cresce del 5% e raggiunge nel 2017 il valore record di oltre 10,6 miliardi, per effetto soprattutto delle esportazioni. Un così grande produttore mondiale, non può demonizzare la sua “gallina dalle uova d’oro” e allora prova a dipingere, soprattutto come modello per i giovani, il “consumatore culturale”, come ha fatto in un bell’articolo  Dors Il lavoro, dal titolo “Alcol e tradizione”, è un’analisi dei comportamenti nel consumo di alcol nelle zone di produzione piemontesi. Ma all’atto pratico la disponibilità di bevande alcoliche e il peso di cultura e tradizione fanno restare irrisolto il problema nel nostro  Paese e lo Stato non osa assumersi fino in fondo la responsabilità di contrastare una sostanza tossica, che insieme al tabacco, altra industria di difficile eliminazione, provoca dieci volte più danni delle droghe illecite quali cannabis, cocaina e eroina. Come risulta dal Global Statistics on Alcohol, Tobacco, and Illicit Drug Use: 2017 Status Report , ogni anno vanno in fumo per le due sostanze legali 250 milioni di anni di vita in buona salute nel mondo, dieci volte di più rispetto a quelli persi per le illegali.

 

Esiste una quantità innocua di alcol?

Qual è il limite di alcol giornaliero considerato accettabile (non salutare che è una contraddizione in terminis per una sostanza tossica) dalla comunità scientifica?

Esso nel corso degli anni ha avuto una costante tendenza a scendere. Oggi si attesta sui 10 gr di alcol puro al giorno per un soggetto sano. (vedi)

Se consideriamo che in un vino rosso comune, alla gradazione del 12%, in un litro troviamo all’incirca 96 gr di alcol puro, potremo degustarne un calice di poco più di 100 centilitri. (vedi)

Difficile da immaginare una serata con amici che si chiuda con questa quantità di vino ingerita. Se poi pensiamo alla birra, bevanda molto comune tra i giovani, in quella al 5%, abitualmente richiesta nei locali, avremo 40 gr di alcool in un litro. Quindi per rimanere nei limiti sopra descritti, se ne dovrebbero bere 250 centilitri, lasciando nel bicchiere 80 centilitri della comune “piccola”, di 330 cl.

Nessuno lo farebbe, quindi la lotta deve necessariamente passare attraverso coraggiose decisioni politiche e un movimento culturale che tolga appeal al bere moderato o no.

 

La situazione in Francia

Una nota comparsa  sul portale Prescrire.org, nella rubrica Article en Une,  ci fa capire che tutto il mondo è paese e che quando l’industria è importante e fiorente nell’economia di una nazione, politici e decisori ci pensano molto prima di smantellarla.

In Francia, nostro tradizionale concorrente nella produzione del vino, il consumo di alcol resta elevato, nonostante il calo consistente dal 2016, 11,7 litri per persona/anno di alcol puro equivalente, ai 6,9 litri dell’ultima rilevazione.

L’alcol resta una delle principali ragioni di ricovero in ospedale, la seconda causa di cancro (8%) e una delle principali cause di demenza.

Nonostante questi dati, il portavoce del Governo e il presidente della repubblica Macron, insieme a molti altri commentatori, sono arrivati ad affermare che il vino non è alcol, ma è un elemento chiave della tradizione, nella cultura e nell’identità francese.

Il ministro dell’Agricoltura in collaborazione con quello della Salute vogliono coinvolgere i produttori di vino per migliorare i messaggi che aiutino a sviluppare un convincimento all’uso moderato di alcol.

 

Gli effetti della politica della “negazione”

Questa visone del problema porta a considerare come pericoloso solo l’abuso e non la tossicità della sostanza in sé.

Una revisione della letteratura, continua Prèscrire, ha dimostrato che questa linea di “responsabilità sociale delle imprese” non riduce il consumo di alcol, ma purtroppo riesce a ridurre l’incisività, e di conseguenza l’efficacia, delle campagne pubbliche.

Un sondaggio condotto nel giugno 2018 mostra che i francesi, come gli italiani del resto, sottovalutano i rischi dell’alcol. Ma la maggioranza di loro vuole misure efficaci contro l’alcol: etichettatura che menziona i rischi, più azioni preventive con i giovani, divieto di pubblicità, più tasse.

La gran parte della società civile francese, conclude la nota, sembra aver compreso in qualche modo l’esistenza di problemi di salute pubblica, legati al consumo di alcol, soprattutto per i giovani.

Al contrario i politici persistono nella cultura della “negazione”, più preoccupati della salvaguardia di interessi economici, che della salute pubblica.

L’articolo di Prèscrire, scaricabile liberamente, conclude con tre gustose vignette che stigmatizzano proprio il concetto della negazione e dimostrano quanto sia inutile ignorare l’evidenza.

http://www.prescrire.org/Fr/F629F3B549F7DB405C6D0BE2F357E35A/Download.aspx   (copiare e incollare l’indirizzo sul browser

 

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