Una app vi addormenterà: le nuove tecnologie su smartphone per trattare l’insonnia

di Luca Mario Nejrotti

L’insonnia è un grave problema per molte persone: è logico che si esplorino nuove vie per il suo trattamento, anche attraverso nuove tecnologie che permettano una soluzione anche in assenza o in integrazione con un terapista.

I disturbi del sonno.

Si calcola (vedi) che circa il 10-15% della popolazione adulta soffra di disturbi cronici del sonno e la percentuale aumenta al 35% per l’insonnia occasionale. Si tratta di un problema da non sottovalutare: i disturbi del sonno possono portare effetti anche gravi (che abbiamo già affrontato, vedi), tra cui una minore aspettativa di vita, disturbi affettivi, abuso di sostanze e danni cerebrali.

La tecnologia.

Un fenomeno così diffuso non poteva non essere affrontato anche sul piano tecnologico: sono infatti circa 10000 le app per cellulare che in qualche modo integrano la terapia per disturbi mentali (vedi), quindi non soltanto quelli del sonno: tra le più utilizzate ci sono proprio quelle dedicate all’insonnia, che vanno dalle semplici musiche di atmosfera, alle istruzioni per rilassarsi e meditare, a programmi per dormire con un vero e proprio assistente virtuale.

Un esempio di questi servizi è INSCAPE (vedi): una app che fornisce programmi di meditazione guidata personalizzati e basati sulle situazioni ansiogene tipiche dell’uomo moderno, dai problemi a trovare un appuntamento online su Tinder, a superare le proprie paure e ansie, oltre, ovviamente, al “viaggio nel sogno” concepito per garantire riposo indisturbato e sereno a chi ne faccia uso: rispetto agli anni settanta del secolo scorso, quando per trovare un mentore per la meditazione si decideva di andare in India, siamo nella pura fantascienza.

Si tratta, comunque, in prevalenza di app non basate su evidenze scientifiche, che non vanno a colpire le cause recondite dell’insonnia.

Altre app, come Sleepio (vedi) o SHUT-I (vedi), applicherebbero le tecniche della psicoterapia cognitivo comportamentale (vedi). C’è anche una app gratuita studiata dal dipartimento dei veterani di guerra (vedi e vedi).

Al di là dello strumento utilizzato, ormai sembra assodato che la terapia cognitivo comportamentale sia il migliore tipo di intervento per l’insonnia, paragonata al semplice utilizzo di farmaci (vedi e vedi), poiché interviene su quei comportamenti e abitudini che ostacolano il sonno, garantendo una soluzione più stabile e duratura.

Terapista digitale.

Le applicazioni digitali della terapia cognitivo comportamentale sono ormai estremamente diffuse: il vantaggio di avere un supporto digitale sempre a portata di mano, con protocolli, istruzioni, feedback sullo stato di sonno e veglia è indiscutibile e i più recenti studi portano a risultati molto incoraggianti (vedi e vedi). Al momento, comunque, si segnala anche il problema della continuità della terapia: la metà delle persone che si avvalgono di questi sussidi non porta a termine il percorso terapeutico.

Gli stessi promotori di questi strumenti, in ogni caso, raccomandano di ricordarsi che si tratta, per l’appunto, di dispositivi che non sono efficaci se non sono supportati da un professionista: per trattare con successo l’insonnia, bisogna in primo luogo identificarne le cause, distinguendo tra quelle fisiche e quelle psicologiche o comportamentali. Solo dopo una diagnosi corretta si potrà indicare la migliore terapia.

Fonti.

https://www.ajmc.com/journals/supplement/2006/2006-05-vol12-n8suppl/may06-2307ps214-s220

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=16823

https://jamanetwork.com/journals/jamapsychiatry/article-abstract/2616170

https://www.inscape.life/meditation-app

https://it.wikipedia.org/wiki/Psicoterapia_cognitivo-comportamentale

https://www.sleepio.com/cbt-for-insomnia/

http://www.myshuti.com/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15451764

https://www.acponline.org/acp-newsroom/acp-recommends-cognitive-behavioral-therapy-as-initial-treatment-for-chronic-insomnia

https://mobile.va.gov/app/cbt-i-coach

https://jamanetwork.com/journals/jamapsychiatry/article-abstract/2704019