Scienziati pazzi: la resurrezione di un virus scomparso riporta il discorso sulla censura della comunicazione scientifica

di Luca Mario Nejrotti

Un recente articolo (vedi), riallacciandosi alla ricreazione in laboratorio di una forma scomparsa non dannosa di vaiolo, riporta in auge il dibattito sulla comunicazione scientifica di dati potenzialmente pericolosi.

Scienza pazza.

L’anno scorso un’equipe diretta da David Evans dell’Università di Alberta aveva fatto “risorgere” il virus del vaiolo equino, totalmente innocuo per l’uomo: i risultati furono pubblicati con dovizia di dettagli sul procedimento adottato. La scoperta fece clamore ed ebbe una grande copertura mediatica; ci si interrogò sulla legittimità della scienza di prendere decisioni con possibili ricadute globali solo in nome della ricerca e su come i risultati andassero comunicati (vedi).

In realtà il problema sottoposto nell’articolo più recente non è tanto sulla legittimità della scelta di sintetizzare il virus del vaiolo equino, ma si concentra sugli aspetti della comunicazione della scienza ambivalente, vale a dire quella scienza che può avere applicazioni negative o positive a seconda di chi fa uso delle procedure.

Comunicazione scientifica.

La comunicazione scientifica, dettagliata e circostanziata, dovrebbe essere sempre un bene, ma che cosa succede se vengono divulgati dati che consentirebbero di sintetizzare virus potenzialmente pericolosi?

Se anche i benefici derivati dalla sintesi del virus del vaiolo equino possono essere interessanti, il rischio che qualcuno utilizzi le stesse procedure per il vaiolo umano obbliga a riflettere sulla necessità del monitoraggio del DNA sintetizzato per sequenze pericolose, che attualmente è su base volontaria, riguarda enti pubblici e non copre la maggior parte delle aziende, e non può impedire in modo affidabile l’assemblaggio di agenti patogeni potenzialmente pandemici.

Censura.

All’epoca dell’uscita dell’articolo incriminato si gridò alla necessità di non pubblicare dati così sensibili (vedi) e il dibattito slittò sull’opportunità di svolgere ricerche così pericolose.

Fermare semplicemente le ricerche rischiose sarebbe inefficace e sotto certi aspetti autolesionista, si pensi, ad esempio, al fatto che la ricerca sul vaiolo potrebbe essere utile, prima di tutto per utilizzarne il virus bioingegnerizzato come veicolo per nuove terapie, secondariamente perché non possiamo essere del tutto certi che il vaiolo umano sia completamente scomparso (tanto che alcune fiale sono comparse in un vecchio laboratorio senza misure di sicurezza, vedi).

Inoltre non dobbiamo dimenticare che a volte le ricerche scientifiche più orribili e deprecabili hanno avuto inaspettati risvolti positivi: si pensi all’iprite, il mostruoso gas mostarda che tante vittime ha mietuto durante la Prima Guerra Mondiale e ancora in alcuni casi durante la Seconda (vedi), ma che è stato la base di fondamentali farmaci antitumorali come il clorambucile, al cisplatino e al carboplatino.

Questione di educazione.

Tuttavia, il problema di fondo è nell’educazione degli scienziati stessi. Per la scienza ambivalente, cioè quella che può portare conseguenze sia positive sia negative, la citazione di Jurassic Park s’impone (vedi): “i vostri scienziati erano così preoccupati di poterlo fare che non hanno pensato se lo dovevano fare”.

Occorre quindi sviluppare sin dalle prime fasi dell’insegnamento, la sensibilità alle responsabilità insite nella ricerca scientifica.

A valle, sulla comunicazione scientifica, il cambiamento delle norme di pubblicazione e degli incentivi per favorire la preregistrazione e la revisione paritetica degli esperimenti pianificati sin dalle prime fasi, potrebbe fornire alternative all’attuale modello di ricerca chiuso e per certi versi “secretato” che vige in determinate aree scientifiche.

Fonti.

https://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1007286

https://www.theatlantic.com/science/archive/2018/10/horsepox-smallpox-virus-science-ethics-debate/572200/

https://www.theatlantic.com/national/archive/2014/07/the-us-just-found-some-rogue-smallpox-in-a-closet-no-big-deal/374101/

https://www.focus.it/scienza/salute/gas-mostarda-da-arma-di-guerra-ad-anti-cancro