Le disuguaglianze economiche sono un problema di salute

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Essere poveri non fa bene alla salute. Gli individui che appartengono alle classi più svantaggiate, infatti, hanno meno possibilità di accedere a un’assistenza sanitaria adeguata e sono più portati ad adottare stili di vita poco salutari. Questi fattori, tuttavia, non bastano a spiegare la differenza esistente negli outcome di salute tra persone agiate e meno agiate. Un elemento fondamentale e poco considerato, per esempio, è rappresentato dallo stress associato a un basso status socio-economico, il quale può avere un effetto diretto e misurabile sulla saluta fisica e mentale. Ne ha parlato, in un articolo pubblicato dalla rivista Scientific American, il neurobiologo e docente della Stanford University Robert M. Sapolsky (1).

Essere poveri non fa bene alla salute.

“Uno scarso livello di salute non è tanto associato alla povertà in sé, quanto alla sensazione di essere poveri”, scrive Sapolsky commentando i risultati di uno studio dell’University of California in cui si è dimostrato che la percezione che le persone hanno di sé stesse rispetto agli altri è in grado di predire gli outcome di salute almeno quanto il loro livello di reddito (2). Gli epidemiologi Richard Wilkinson e Kate Pickett, invece, hanno messo in evidenza come l’effetto negativo della povertà sulla salute sia più evidente quando il basso livello socioeconomico è presente in un contesto di ricchezza (3). “La tua salute è intaccata in modo particolare quando sbatti continuamente il naso su ciò che non hai”, spiega Sapolsky.

Negli ultimi decenni i ricercatori sono riusciti a individuare almeno tre meccanismi fisiologici coinvolti nella relazione tra disuguaglianze e outcome di salute. Il primo chiama in causa il concetto di carico allostatico, introdotto dal neuroendocrinologo statunitense Bruce McEwen per spiegare gli effetti che una qualsiasi alterazione fisiologica provoca sull’intero organismo. Un meccanismo che, se cronicizzato, “può portare a un funzionamento non ottimale di diverse parti del corpo, che può produrre un danno per la salute paragonabile al cedimento completo di un singolo organo”, scrive Sapolsky. Un eccessivo carico allostatico può essere prodotto, ad esempio, dallo stress associato all’appartenenza a un contesto sociale caratterizzato da un forte impianto gerarchico, il quale può quindi determinare uno stato di infiammazione cronica che può, a sua volta, portare allo sviluppo di diverse patologie.

Un altro elemento coinvolto nella relazione tra stress e disuguaglianze di salute lega invece un basso livello socioeconomico a un invecchiamento prematuro. Nel 2004 le fisiologhe Elizabeth Blackburn (Premio Nobel per la medicina) e Elissa Epel hanno messo in evidenza come in una popolazione di donne sottoposte a forte stress continuo, in quanto madri di bambini affetti da malattie croniche, la lunghezza media dei telomeri (regioni terminali dei cromosomi la cui funzione è quella di proteggere l’estremità del cromosoma stesso) dei globuli bianchi era più corta del normale: un fenomeno tipico dell’invecchiamento e associato a una difficoltà delle cellule nel duplicarsi (4). “Questa scoperta ha poi dato il via a una serie di studi da cui è emerso che situazioni di stress – come la depressione, il disturbo post-traumatico o l’essere vittima di discriminazioni razziali – possono accelerare il processo di accorciamento dei telomeri”, scrive Sapolsky.

Infine, lo stress associato a una condizione socioeconomica svantaggiosa può avere degli effetti anche sul nostro cervello. È noto, ad esempio, che situazioni di stress cronico determinano una sovrapproduzione di glucocorticoidi, la quale a sua volta può alterare il sistema neurale responsabile della gestione dell’ansia e della paura, composto da ippocampo e amigdala. “Il risultato – sottolinea Sapolsky – è una predisposizione nei confronti dell’anedonia tipica della depressione e una maggiore vulnerabilità alle dipendenze”.  Infatti, i glucocorticoidi hanno un effetto anche sulla corteccia prefrontale, l’area del cervello responsabile del funzionamento esecutivo e della pianificazione a lungo termine. Per esempio, un eccessivo “bombardamento” di queste sostanze può ridurre la capacità di un individuo di posporre le gratificazioni: “un effetto che spiega perché le persone con esistenze più stressanti sono spesso in sovrappeso e fumano e bevono di più”.

È oltraggioso che i bambini che nascono nelle famiglie sbagliate siano predisposti a una salute peggiore già da quanto imparano l’alfabeto.

In generale, spiega Sapolsky, “la povertà rende il futuro un luogo poco rilevante”. Un meccanismo psicologico, questo, che può impattare sulla salute di un individuo in molteplici forme. Di sicuro sono necessari ulteriori studi per chiarire meglio la relazione tra disuguaglianze e salute ma, conclude il neurobiologo, ciò che è già noto è sufficiente quantomeno per sollecitare un’indignazione morale. “È oltraggioso che i bambini che nascono nelle famiglie sbagliate siano predisposti a una salute peggiore già da quanto imparano l’alfabeto. Non è dovrebbe essere necessario misurare l’infiammazione o la lunghezza de cromosomi per provare che questo è sbagliato, ma nel caso servisse, diamo maggior potere a questa scienza”.

 

 

Bibliografia

1. Sapolsky RM. How Economic Inequality Inflicts Real Biological Harm. Scientific American, November 2018.
2- Adler NE, Ostrove JM.
Socioeconomic status and health: what we know and what we don’t. Annals of the New York Academy of Sciences 1999; 896: 3-15.
3- Wilkinson R, Pickett K (2009). The Spirit Level: Why More Equal Societies Almost Always Do Better. Bloomsbury Press: Londra
4- Epel E, Blackburn EH, Lin J, et al.
Accelerated telomere shortening in response to life stress. Proceedings of the National Academy of Science USA 2004; 101: 17312-5.