Ossigeno iperbarico: un farmaco “intelligente”

di Patrizia Biancucci

Sabato 27 ottobre 2018 si è svolto a Torino il corso “L’Ossigeno: un vecchio farmaco per nuove indicazioni. Update in Ossigeno Terapia Iperbarica”. Titolo suggestivo per un “nostalgico” vecchio farmaco, l’Ossigeno, che resiste al sorpasso di altri più nuovi e addirittura ci proietta nel futuro perché utilizzato nelle moderne e sofisticate attrezzature dei Centri di Ossigenoterapia Iperbarica (OTI).

Lidio Maffi, esperto Ossigenoterapia Iperbarica

A Lidio Maffi, esperto medico iperbarico e responsabile scientifico dell’evento, organizzato dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino, facciamo qualche domanda per approfondire una branca trattata dagli esperti e ancora poco conosciuta dai più.

partecipanti convegno Medicina Iperbarica

Dr. Maffi, il corso ha registrato la presenza di un centinaio di colleghi nella Sala Conferenze di Villa Raby: è soddisfatto? Sono più che soddisfatto perché il convegno è andato benissimo e la partecipazione è stata superiore ad ogni più ottimistica aspettativa. Considerando che di sabato mattina abbiamo scomodato la fisica e la biochimica, la vigile attenzione dei colleghi ha dimostrato un reale interesse per le relazioni che hanno unito leggerezza e rigore scientifico. In sala erano presenti colleghi di altri Ordini provinciali che si sono stupiti sia della bellezza della nostra sede sia dell’accoglienza da parte dell’Ordine, che ha curato l’organizzazione nei minimi dettagli e che ringrazio.

molecola di Ossigeno

Il ” vecchio farmaco Ossigeno”: possiamo dire che ha ancora il suo appeal? Non può che essere così, soprattutto in tempi di coperta corta nelle prestazioni sanitarie. L’Ossigeno infatti è un farmaco a basso impatto economico, anche se il Centro Iperbarico, dove avviene di fatto il passaggio da gas a farmaco, è una struttura ad altissima tecnologia e specializzazione.

Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI): come funziona e per quali patologie? Si tratta di una branca medica che utilizza il farmaco Ossigeno puro, assunto a pressioni superiori a quelle atmosferiche in speciali ambienti chiamati Camere Iperbariche. In tali condizioni l’O2 si discioglie nel plasma e raggiunge valori fino a 40 volte superiori a quello normalmente presente in aria ambiente. Per tali concentrazioni l’O2 stimola il ripristino delle normali funzioni fisiologiche accelerando la guarigione e promuovendo la neovascolarizzazione delle aree ipoperfuse o ischemiche. Trovano pertanto indicazione alla OTI tutte quelle patologie dove, per cause traumatiche, infettive, infiammatorie o metaboliche, vi è una sofferenza distrettuale con compromissione circolatoria: ulcere diabetiche, venose o arteriopatiche, piede diabetico, infezioni necrosanti progressive, necrosi ossee, fratture difficili, sordità improvvise, necrosi ossee e tissutali post attiniche, lembi a rischio e altre. E comunque, come si suol dire, l’Ossigeno iperbarico è un farmaco “intelligente” poiché agisce in maniera diversa sui singoli apparati, con risposte a volte contraddittorie fra un distretto e l’altro.

Camera Iperbarica

Dr. Maffi, da quanto ci ha detto potremmo pensare che l’Ossigeno Iperbarico sia un farmaco utile in ogni malattia, una sorta di panacea di tutti i mali? Assolutamente no! Abbiamo già scontato l’esasperazione delle indicazioni che, negli anni ’80, aveva reso la nostra specialità poco credibile sul piano del rigore scientifico. Oggi le patologie che curiamo rispondono a protocolli validati da società scientifiche europee, americane e italiane le quali, attraverso un proficuo scambio di idee e di esperienze, monitorano l’appropriatezza delle indicazioni e della posologia della OTI. Ho partecipato al Tenth European Consensus Conference on Hyperbaric Medicine  che si è tenuta a Lille dove noi esperti eravamo chiamati a valutare le indicazioni proposte da altri colleghi incaricati di eseguire la metanalisi delle pubblicazioni sulla ossigenoterapia iperbarica. Ebbene, non solo abbiamo redatto la tabella con le evidenze di appropriatezza su ogni patologia che già curiamo, ma anche su quelle che non devono essere assolutamente trattate come autismo, paralisi cerebrale infantile o sclerosi multipla. Mentre con molta soddisfazione, direi tutta italiana, è entrata a gran forza, viste le evidenze incontrovertibili, nel panel delle patologie “strongly agreement”, la cura con OTI delle necrosi avascolari, tipicamente della testa del femore, quantomeno negli stadi iniziali.

In questo modo si potrebbero evitare molti interventi di protesizzazione, con grande vantaggio per i pazienti e con notevole risparmio per il servizio sanitario? È così, ma solo dopo aver valutato correttamente la stadiazione della necrosi avascolare, perché se il danno è troppo avanzato l’unica soluzione è la protesi.

Qual è ad oggi la situazione in Piemonte? Nella nostra regione scontiamo ancora il ritardo legislativo, sanato solo nel luglio 2016 con la DGR 15-3733 quando la Regione ha finalmente deliberato la possibilità di fruire della OTI in regime di Ticket, ovviamente per le patologie accreditate, le stesse proposte e contenute nelle Linee Guida italiane della Società di medicina subacquea e iperbarica. Attualmente sto partecipando in Regione a tre tavoli di lavoro per definire PDTA su ipoacusia improvvisa, piede diabetico e intossicazioni da CO. Sebbene in ritardo, ora gli stakeholders regionali si stanno dando molto da fare e non è un caso che una delle relatrici al convegno sia stata la dr.ssa Anna Maria Orlando, funzionaria regionale che se ne sta occupando.

Dunque, per un territorio con più di tre milioni di abitanti, siete voi a gestire le emergenze, soprattutto le intossicazioni da CO? Siete voi stessi una sorta di Pronto Soccorso? Esatto. Nei 12 anni i cui dirigo un centro privato accreditato di medicina iperbarica di Torino, abbiamo trattato più di 1500 persone intossicate da fonti di CO, alcune molto gravi, mettendo a disposizione un servizio di reperibilità h24, 365 giorni all’anno. Proprio durante il convegno ho dovuto rispondere ad un P.S. che ci stava inviando una ragazzina di 13 anni con una grave intossicazione da CO: la nonna, purtroppo deceduta a seguito della inalazione del tossico, è uno dei cinque o sei morti registrati ogni anno in Piemonte a causa di questa emergenza. A qualsiasi ora del giorno e della notte l’organizzazione è pronta e rodata ad intervenire celermente anche in caso di maxi emergenza, come quella capitata nel dicembre 2017, con  30 bambini intossicatisi contemporaneamente. Abbiamo lavorato per  più di 12 ore ininterrottamente, ma con grandissima soddisfazione perché nessuno di loro ha riportato conseguenze.

Dr. Maffi, lei che è un esperto di Ossigenoterapia Iperbarica, quale messaggio vuole lasciare? Il mio è un approccio “olistico” al paziente e sono fermamente convinto che il nostro dovere è quello di utilizzare tutti gli strumenti di cui disponiamo per consentire la naturale tendenza del nostro corpo a guarire. Penso che la Medicina Iperbarica debba entrare, laddove appropriata, nelle opzioni terapeutiche proposte perché, come dicono gli anglosassoni è “safety and effectiveness”.