La scienza partecipata, potenzialità e limiti

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Il polso di quanto la citizen science sia qualcosa di concreto oggi all’interno del mondo della scienza ce lo dà il fatto che esistano una Citizen Science Association globale e una europea, oltre a diverse conferenze internazionali sul tema tra cui, dal 2017, un meeting italiano organizzato dall’Accademia Nazionale delle Scienze. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente sta esplorando i modi di utilizzare la scienza dei cittadini per monitorare gli ecosistemi e stimolare le preoccupazioni ambientali, mentre la Commissione Europea ha messo a disposizione una serie di opportunità di finanziamento per la citizen science nell’ambito del suo programma di ricerca e innovazione da 80 miliardi di dollari.

Nei giorni scorsi la rivista Nature titolava “Non sono necessari dottorati. La scienza dei cittadini sta trasformando la ricerca”, raccontando come i progetti che reclutano il pubblico diventino sempre più ambiziosi e diversificati – nonostante vi siano alcuni problemi da non sottovalutare.

Biogeochimico all’Università di Anversa Filip Meysman ha capito di aver lasciato il segno ad Antwerp, in Belgio, quando ha sentito sul treno dei pendolari che discutevano del suo progetto di ricerca che ha coinvolto migliaia di cittadini come partner di ricerca per valutare la qualità dell’aria della regione. Il progetto ha distribuito campionatori di inquinamento atmosferico a 20.000 partecipanti che hanno preso le letture per un mese. Più del 99% dei sensori sono stati restituiti al laboratorio di Meysman per l’analisi, che ha poi costruito una mappa di 17.800 punti, un set di dati che non sarebbe stato possibile ottenere con altri mezzi.

Un’attività simile viene condotta anche in Italia, a Milano, da Cittadini per l’Aria, che in più occasioni ha coinvolto i cittadini in campagne di campionamento della qualità dell’aria, chiedendo loro di collocare fuori da case e scuole i misuratori di biossido di azoto. Il campionamento aveva permesso di evidenziare risultati preoccupanti: il 96% dei campionatori aveva rilevato concentrazioni di NO2 superiori al limite annuale di 40 µg/m3 prescritto dalla legge.

A questi si aggiungono altri progetti di ricerca come la app Mosquito alert, sviluppata da ricercatori spagnoli per monitorare la zanzara tigre asiatica Aedes albopictus, e l’Earthquake Network sui terremoti per creare una rete globale di rilevazione terremoti in tempo reale basata sulle segnalazioni degli utenti tramite smartphone.

L’entusiasmo è molto, ma vi è anche chi esprime cautela, in particolare rispetto all’affidabilità delle misurazioni eseguite da non addetti ai lavori e sulla loro utilità nella ricerca. “Deve esserci un qualche tipo di accettazione e istituzionalizzazione della scienza dei cittadini”, afferma Steffen Fritz, specialista in osservazione della Terra e citizen science presso l’Istituto internazionale per l’analisi dei sistemi applicati a Laxenburg, in Austria.

Il problema del reclutamento è molto rilevante. Diversi articoli pubblicati negli ultimi anni, scrive ancora Nature, hanno identificato i difetti nei dati di provenienza dei cittadini, comprese le deviazioni dai protocolli e dai pregiudizi standard nella registrazione o nella scelta dei siti di campionamento.

C’è poi il problema che – come si dice – il troppo stroppia. Alcuni studiosi temono che troppe opportunità di citizen science finiscano per “affaticare” il pubblico. Si è notato per esempio che la partecipazione ad alcuni progetti più datati come ad esempio il vecchio progetto di Big Bird Birdwatch del Regno Unito, è diminuita. In un documento non pubblicato, alcuni ricercatori hanno stimato che solo 1,7 milioni di persone a livello globale potrebbero essere coinvolte regolarmente in questo tipo di attività.

I ricercatori stanno infine affrontando sfide etiche, sull’uso dei dati e sulla privacy. In Kenya, per esempio, è attivo un progetto di mappatura che consente alle persone di fare reporting sugli incidenti di bracconaggio. Il problema è che i dati raccolti potrebbero essere usati proprio dai bracconieri per scopi opposti: una mappa degli avvistamenti da parte dei turisti potrebbe essere ottimo materiale per agevolare le battute di caccia. Lo stesso può accadere con le app di monitoraggio della salute, come PatientsLikeMe, che chiedono alle persone di caricare informazioni mediche che possono finire potenzialmente in mano a terzi con interessi economici.

 

Bibliografia

Irwin A. No PhDs needed: how citizen science is transforming research. Nature, 28 ottobre 2018.