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Intelligenza artificiale (AI): un aiuto nella pratica medica?

di Luca Mario Nejrotti

I robot non potranno mai sostituire i medici, ma recenti sviluppi della tecnologia portano a sperare che possano essere comunque un aiuto.

Rapporto AI-medico.

L’empatia e l’intuizione sono ancora ampiamente fuori della portata dei computer, allora in che modo essi possono aiutare i medici nella pratica professionale quotidiana?

Abbiamo già visto come la ricerca sull’intelligenza artificiale stia esplorando le possibili applicazioni mediche (vedi e vedi), è anche vero, però, che la pratica medica di medicina generale non è qualcosa di sostituibile da un algoritmo.

Un recente articolo, scritto dal dottor Rahul Parikh, un medico (vedi), mostra come l’intelligenza artificiale può essere uno strumento prezioso per diagnosi e trattamenti, ma soltanto se adoperata da un bravo medico, in modo da renderlo ancora più bravo.

Gestione dati.

Se un computer può con la stessa precisione di un medico radiologo diagnosticare un cancro del seno, nelle cure primarie soltanto un’integrazione tra il medico e il computer potrà condurre a risultati positivi.

In primo luogo la gestione della mole di dati non soltanto sanitari, ma anche ambientali e famigliari, del paziente. Il medico che si occupa della cura di 1000-2000 persone può avere difficoltà a incrociare le informazioni di ogni singolo assistito con quelle della sua famiglia e dell’ambiente in cui vive. E spesso non può fare affidamento nemmeno sulla memoria del paziente stesso.

Rahul Parikh porta l’esempio dell’asma, una definizione sotto la quale si trovano patologie diverse per eziologia e trattamento: l’AI potrebbe anche aiutare a gestire questa patologia, ad esempio monitorando i dati della qualità dell’aria e incrociandoli con quelli dei pazienti più sensibili.

 

Il Grande Fratello, medico.

Ovviamente, gli sviluppi tecnologici in questo senso pongono numerose questioni etiche: i pazienti saranno disposti a condividere sempre più dati personali con il personale medico e i suoi computer? Finché il rapporto fiduciario è tra esseri umani è un conto, ma come ci si può veramente fidare di un computer? Quando l’AI indica una tipologia di trattamento non condivisa dal paziente o dal medico, come ci si deve comportare? In caso di errori della macchina, sarebbe responsabile il medico o il fabbricante stesso?

 

In pratica, per il momento le applicazioni migliori dell’intelligenza artificiale nelle cure primarie sembrano essere quelle che sollevino il medico dal recupero e dalla gestione dei dati, e gli permettano di occuparsi più a lungo e più efficacemente del paziente.

 

Fonti.

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=18171

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=21283

https://www.technologyreview.com/s/612277/ai-cant-replace-doctors-but-it-can-make-them-better/