Terapia microinvasiva del cancro della cervice uterina: la ricerca ne ferma l’uso

di Luca Mario Nejrotti

La ricerca medica, oltre a indirizzare verso nuove scoperte, procede spesso anche alla verifica e alla revisione di quelle vecchie. Terapie e procedure non fanno eccezione: due recenti studi mettono in discussione la terapia microinvasiva del cancro della cervice uterina.

Dal 2006.

La tecnica microinvasiva è largamente adottata negli Stati Uniti sin dal 2006 perché, ovviamente, garantisce un minor disagio per le pazienti.

Si tratta di praticare piccole incisioni sull’addome da cui far passare gli strumenti, mentre lo spazio viene allargato grazie all’insufflazione di anidride carbonica, per procedere con la rimozione dell’utero malato (vedi).

È quindi normale che questa procedura per esempio si trovi tra le linee guida dell’American Cancer Society (vedi).

Risultati inattesi.

Sono stati condotti due studi indipendenti e paralleli che sono giunti alle stesse inattese conclusioni: sul New England Journal of Medicine, ad esempio è stato pubblicata la ricerca condotta su circa 2500 donne, operate di isterectomia per un tumore della cervice uterina.

Di queste, il 49,8% era stato sottoposto a chirurgia mininvasiva. Dopo un follow-up medio di 45 mesi, la mortalità a 4 anni è stata del 9,1% tra le donne sottoposte a chirurgia microinvasiva e il 5,3% tra quelle sottoposte a chirurgia tradizionale.

Trend generale.

Tra l’altro, in generale si è evidenziato che prima dell’adozione dell’isterectomia microinvasiva (cioè nel periodo 2000-2006), il tasso di sopravvivenza relativa a 4 anni tra le donne sottoposte a isterectomia per cancro della cervice dell’utero è rimasto stabile. L’adozione della chirurgia microinvasiva ha coinciso con un calo del tasso di sopravvivenza relativa a 4 anni dello 0,8%.

Poiché la chirurgia nel trattamento precoce del tumore della cervice dell’utero è considerata la via indicata per la cura, scoprire che questa pratica di fatto raddoppia il rischio di morte nei 4 anni e mezzo successivi ha scioccato i ricercatori, che si aspettavano risultati omogenei tra i due trattamenti.

Revisione delle linee guida.

Resta per il momento in dubbio il motivo per cui la mortalità sia aumentata: la pratica chirurgica, infatti, sarebbe stata giudicata completamente sicura. Sotto la lente dei ricercatori, quindi sarebbe l’uso del gas per gonfiare l’addome, che forse potrebbe favorire una dispersione delle cellule tumorali.

È importante sottolineare che si tratta di due ricerche parallele condotte da enti diversi, vale a dire l’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas con la collaborazione di studiosi del Massachusetts General Hospital, e della Harvard Medical School e la Northwestern University Feinberg School of Medicine.

In questi istituti si è smesso di proporre la chirurgia microinvasiva per questo tipo di tumore in attesa che si concluda il processo, già cominciato, di revisione delle linee guida a livello nazionale.

Fonti.

https://www.npr.org/sections/health-shots/2018/10/31/662703526/for-cervical-cancer-patients-less-invasive-surgery-is-worse-for-survival?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&t=1541507721057

https://www.cancer.org/cancer/cervical-cancer/prevention-and-early-detection.html