Medicina degli stili di vita, una nuova specialità in arrivo

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

Chi aderisce e supporta la cosiddetta medicina degli stili di vita è convinto che questo approccio risolverà molti problemi in ambito medico, sia per quanto riguarda la pratica clinica che la sostenibilità dei sistemi sanitari. A dimostrazione di ciò, la Cambridge University sta introducendo un curriculum di studi ad hoc sulla materia, il quale diventerà operativo nel corso dei prossimi due anni accademici. Ma in cosa consiste la medicina degli stili di vita? Si tratta di una nuova branca della medicina o di un approccio trasversale integrabile ai modelli attuali? A queste e altre domande ha risposto, in un articolo di approfondimento pubblicato su The BMJ, la giornalista Anna Sayburn (1).

A livello globale, l’onere associato alle malattie croniche causate da stili di vita scorretti è enorme. Basti pensare, ad esempio, all’aumento dei tassi di obesità e di diabete di tipo 2 (2). Tuttavia, mentre esistono moltissime evidenze che mettono in relazione lo stile di vita e lo stato di salute di un individuo, non è ancora chiaro quale sia l’efficacia degli interventi finalizzati a limitare i comportamenti a impatto negativo e a promuovere quelli positivi. Per questo motivo, secondo Sayburn, una nuova branca della medicina dedicata alla modificazione degli stili di vita potrebbe permettere di definire meglio le caratteristiche degli interventi più efficaci. “Credo veramente che questa sia la risposta”, ha commentato Helen Lawal, medico generale che collabora con il National Health System inglese. “Muoversi verso questo approccio è il modo giusto per risolvere i problemi di salute pubblica”.

Ma in cosa consiste la medicina degli stili di vita? Secondo la Lifestyle Medicine Global Alliance, organizzazione che riunisce 16 società scientifiche provenienti da tutto il mondo, può essere definita come “una specialità medica basata sulle evidenze, che utilizza interventi terapeutici basati sulla modificazione degli stili di vita per prevenire e trattare le patologie croniche non trasmissibili” (3). Tra questi, l’adozione di un regime alimentare basato principalmente su cibi integrali e verdure, lo svolgimento di una regolare attività fisica, lo sviluppo di strategie per una migliore gestione dello stress, l’allontanamento dall’abuso di sostanze e altri ancora. “La medicina degli stili di vita non è complementare o alternativa – ha sottolineato Rob Lawson, Presidente della British Society of Lifestyle Medicine –, funziona autonomamente”.

Un approccio che può essere integrato in qualsiasi interazione con i pazienti ma che sta ottenendo buoni risultati nella forma di consulenze di gruppo. Alex Maxwell, ad esempio, è un medico generale inglese che sta integrando questo tipo di intervento nella sua pratica clinica: “Stiamo ottenendo feedback molto positivi da parte dei pazienti – ha commentato –, l’80% sostiene che preferisce il lavoro in gruppo a quello individuale”. Della stessa opinione anche Lawal: “Vediamo sempre gli stessi pazienti con gli stessi problemi, ma ci approcciamo a loro in modo diverso: meno enfasi sulle prescrizioni, più attenzione alla storia degli stili di vita e sviluppo di azioni che i soggetti possano mettere in atto immediatamente”.

“Biasimare i pazienti è la cosa più sbagliata da fare”, ha commentato Lawson. Piuttosto, è centrale far sì che le persone comincino ad assumersi le responsabilità della propria salute. Un punto fondamentale, in questo senso, è giocato dal tipo di comunicazione attraverso cui vengono trasmesse le informazioni relative agli stili di vita. Per esempio, mentre Lawson si dice scettico a riguarda, secondo Lawal si potrebbe sfruttare anche la televisione: “La TV può essere un mezzo molto potente per far passare informazioni fattuali e basate su evidenze scientifiche o per esporre i pazienti alle storie di altre persone che affrontano problemi simili e che possono essere di ispirazione”.

Una questione irrisolta, infine, riguarda lo status della medicina degli stili di vita: si tratta di una nuova branca o di un approccio applicabile alle altre specialità? Infatti, mentre inizialmente questo tipo di interventi veniva visto come una pratica integrativa, ora pare sempre di più assumere una propria conformazione specifica. In questo senso, è molto significativa la nascita di un attestato di competenza in medicina degli stili di vita, certificato dall’International Board of Lifestyle Medicine, e di un corso di laurea ad hoc, attualmente in fase di implementazione presso la Cambridge University. “Questo formerà gli studenti su temi quali l’alimentazione, l’attività fisica, il sonno – ha spiegato Anne Swift, direttrice del dipartimento di salute pubblica della Cambridge University – e darà loro le competenze necessarie nell’ambito della modificazione comportamentale”.

 

Bibliografia

  1. Sayburn A. Lifestyle medicine: a new medical specialty? BMJ 2018; 363: k4442.
  2. National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases. Overweight and obesity statistics.
  3. Lifestyle Medicine Global Alliance. Lifestyle medicine.