Le barriere linguistiche ostacolano ricerca e terapia contro l’Alzheimer negli Stati Uniti

di Luca Mario Nejrotti

Una nazione cosmopolita come gli Stati Uniti ha dovuto spesso fronteggiare problemi e sfide legate alle diverse lingue che si parlano sul suo territorio. Per esempio, nel trattamento e nella ricerca riguardo all’Alzheimer le barriere linguistiche sono un ostacolo molto importante.

Salute e immigrazione.

Gli Stati Uniti ospitano una popolazione multietnica, anche dalle stime ufficiali risulta evidente la fortissima componente latina (vedi). Nell’ambito della salute e delle politiche sanitarie, ovviamente si deve tenere conto di questa situazione, ma in certe situazioni non esistono protocolli efficaci. Nel caso della diagnosi e del trattamento dell’Alzheimer, per esempio, una popolazione stimata di circa 2,2 milioni di latino americani, che non parlano bene inglese, sarebbero virtualmente esclusi da trial ed efficaci metodi diagnostici.

La diagnosi.

Il primo ostacolo riguarda la diagnosi: le barriere linguistiche creano gravi difficoltà nel valutare le condizioni mentali dei pazienti.

Negli Stati Uniti il bilinguismo è una caratteristica sempre più importante nella pratica medica e i neurologi bilingui, ad esempio, hanno liste d’attesa interminabili.

Si tratta, ovviamente, di un problema meramente logistico (vedi): un mancato incontro tra domanda e offerta, tenuto anche conto del fatto che medici bilingui spesso non cercano di raggiungere ulteriori specializzazioni, ma si limitano alla pratica generale.

Trial clinici.

Un articolo recente (vedi) denuncia il fatto che il trattamento dell’Alzheimer, l’autore porta l’esempio della propria nonna, si occupi per il momento soltanto dei sintomi e non intervenga sulla patologia in sé e non progredisca a causa della mancanza di trial e sperimentazioni. Questo è anche dovuto al fatto che una fetta importante della popolazione statunitense è automaticamente esclusa da trial che sono impostati esclusivamente su cittadini parlanti inglese.

Il problema è tanto grave e sentito che è stata creata un’associazione che fa lobbie per lo sviluppo dei trattamenti destinati ai latino americani: la Latinos Against Alzheimer (vedi) che “mette a disposizione risorse e azioni per affrontare il crescente impatto dell’Alzheimer e della demenza sui 55 milioni di famiglie latinoamericane […]. Attraverso una rete di sostenitori intersettoriali, Latinos Against Alzheimer ha guidato la convocazione strategica e la costruzione di coalizioni, la difesa legislativa e iniziative di formazione culturale e di promozione della salute cerebrale su misura in tutto il paese.”

Nuvole e spiragli per il futuro.

La Latinos Against Alzheimer sta anche producendo una mappa delle discriminazione a cui sono sottoposti i latino americani nel campo della salute mentale.

Da un lato si dovrà sicuramente promuovere la diffusione del bilinguismo e la presenza di interpreti nei distretti sanitari, ma dall’altro vi è anche la possibilità, come praticato da alcune case farmaceutiche, di rendere virtuali gli studi clinici: permettendo ai pazienti di accedere e partecipare da remoto si allargherebbe il bacino d’utenza, studiando specifiche interfacce per le diverse tipologie di persone.

Fonti.

https://factfinder.census.gov/faces/tableservices/jsf/pages/productview.xhtml?pid=ACS_16_5YR_S0102&prodType=table

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3392019/

https://www.npr.org/sections/health-shots/2018/10/31/660286786/language-barrier-means-millions-of-elderly-cant-access-alzheimers-trials?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&t=1541671977144

https://www.usagainstalzheimers.org/networks/latinos