Nuove frontiere nella prevenzione e nella cura delle malattie non trasmissibili

L’assemblea generale delle Nazioni Unite si è riunita a New York il 27 settembre 2018 al Third UN High-Level Meeting sulle malattie non trasmissibili (Non Communicable Diseases, NCDs) come tumori, diabete, malattie cardiache e polmonari, nonché malattie a carico del sistema nervoso. Queste patologie, secondo la World Health Organisation (WHO), sono la causa di quasi il 70% dei decessi in tutto il mondo. Circa tre quarti delle morti causate da NCDs si sono verificate in Paesi a basso e medio reddito e sono moltissimi i casi di morte prematura dei pazienti che ne sono affetti.

Durante il meeting sono stati esaminati i progressi raggiunti a livello globale e nazionale nell’adozione di misure che possano proteggere la popolazione dalla morte precoce causata da queste malattie. L’aumento delle patologie non trasmissibili è guidato principalmente da quattro fattori di rischio: il fumo, la sedentarietà, il consumo nocivo di alcol e le abitudini alimentari malsane. Tali fattori di rischio non solo aumentano le possibilità di contrarre malattie croniche ma riducono in modo considerevole gli anni di vita vissuti al netto della disabilità (DALYs, Disability Adjusted Life Years) dei soggetti a rischio. Un articolo della rivista scientifica Lancet pubblicato nel 2016, infatti, fornisce percentuali specifiche con le quali ogni singolo fattore di rischio contribuisce all’aumentare degli anni vissuti in disabilità: la sedentarietà contribuisce per il 18.9%, la dieta per il 12.3%, l’assunzione d’alcol per il 6% e il fumo per il 4.2%. Comunque, è degno di nota il fatto che la rapida diffusione di queste malattie abbia fatto sì che la problematica non riguardasse soltanto la compagine sanitaria, ma anche quella sociale e soprattutto economica. La mancanza di terapie efficaci, specie per patologie altamente complesse come i tumori, implica investimenti economici sempre maggiori che minano lo sviluppo dei singoli Paesi.

Per far fronte a tutte queste problematiche, a seguito del meeting, il giorno 10 ottobre 2018 l’Assemblea Generale ha adottato la risoluzione “Time to deliver”, in cui ribadisce con forza il suo impegno politico per accelerare l’attuazione della dichiarazione politica del 2011 e l’attuazione del documento del 2014 ottenuto dopo la precedente Assemblea Generale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili. Entro il 2030, l’assemblea delle Nazioni Unite si è prefissata l’obiettivo di diminuire un terzo della mortalità prematura causata da questo tipo di patologie, promuovendo azioni di prevenzione e di trattamento tali da diminuire notevolmente i fattori di rischio legati alle NCDs ma, soprattutto, mettendo in atto manovre economicamente più efficaci, aumentando i finanziamenti e promuovendo partnership multisettoriali e leadership politiche di tutti i Paesi.

Nello stesso mese, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha consolidato gli obiettivi da raggiungere riguardo la prevenzione e il trattamento delle NCDs pubblicando il documento “Health systems respond to noncommunicable diseases: time for ambition”. Il documento è stato stilato in seguito al lavoro di 5 anni svolto da 12 Paesi europei (Armenia, Bielorussia, Croazia, Estonia, Ungheria, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Serbia, Tajikistan, Repubblica di Macedonia, Turchia) che hanno condotto valutazioni contestualizzate e multidisciplinari e follow-up sulle politiche di lavoro specifiche per il trattamento delle NCDs e mette, in prima linea, le necessità di salute e benessere delle persone. Il report pone la sua attenzione sul miglioramento dei sistemi sanitari per ottenere una migliore risposta alle malattie non trasmissibili e per implementare trattamenti più efficaci. Il documento propone politiche sanitarie promettenti che, se ben sviluppate, possono accelerare i miglioramenti negli esiti delle NCDs e salvaguardare le vite di milioni di persone che vivono in condizioni di disagio spesso non solo di salute ma anche economico e sociale; come anche supportare i Paesi nel garantire un’adeguata copertura sanitaria. Inoltre, la risposta mirata di un sistema sanitario ben organizzato riduce le disuguaglianze tra i Paesi, concentrandosi in particolare sulle popolazioni vulnerabili. L’esperienza condotta dai 12 Paesi europei utilizzati come campioni ha dato prova che gli ostacoli economici e politici possono essere superati effettuando una riorganizzazione nella gestione della cronicità rafforzando prima di tutto i sistemi sanitari, garantendo continuità e integrazione fra i servizi, assicurando personale sanitario efficiente e sostenendo la cura dei soggetti affetti da NCDs attraverso finanziamenti, nuovi farmaci e sistemi informativi.