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Una tassa sulla carne rossa per proteggere salute e ambiente

di Luca Mario Nejrotti

Il consumo di carne rossa e lavorata è stato associato a un aumento della mortalità per malattie croniche e, di conseguenza, è stato classificato dall’Organizzazione mondiale della sanità come cancerogeno per l’uomo (carni lavorate) e probabilmente cancerogeno (carni rosse)(vedi). Una risposta politica possibile sarebbe quella di regolarne il consumo in modo simile ad altri prodotti cancerogeni e alimenti collegati a problemi di salute pubblica.

Una tassa per la salute.

Si è già parlato su queste pagine dell’impatto negativo del consumo di carne sulla salute (vedi e vedi)

Uno studio recente (vedi) ipotizza un approccio economico e suggerisce di tassare la carne rossa e trasformata in base alla sua influenza sulla salute.

Il principio di filosofia economica che sottende queste linee guida è abbastanza consolidato (vedi): sin dagli anni Venti del XX secolo si ipotizzava la possibilità di fare coincidere gli interessi dell’industria con quelli della società, indirizzando con le tasse l’attività economica, premiando le aziende virtuose e penalizzando le scelte dannose. I fatti hanno dimostrato come questa teoria abbia notevoli punti deboli, ma la speranza è davvero l’ultima a morire.

Si ritiene che l’aumento del prezzo dovuto ad una “tassazione ottimale” avrebbe come conseguenza la riduzione del consumo e quindi degli ingenti costi dovuti alle spese sanitarie: si parla di circa 285 miliardi di dollari previsti per il 2020, tre quarti dei quali dovuti al consumo di carne lavorata.

Il modello predittivo, derivato dai dati di 149 nazioni, ha ipotizzato per le carni lavorate variazioni di prezzo dall’1%, per le nazioni più povere, al 100% per quelle più ricche e per le carni rosse dallo 0,2% al 20%. Il risultato sarebbe un calo indicativo delle morti pari al 9% con conseguente risparmio di circa 41 miliardi di dollari.

Disparità locali.

Il principio è comunque semplice: più questi alimenti costano, meno possono essere consumati, meno danni possono provocare.

La parte difficile è calcolare quanto questi prodotti debbano costare, per coprire le spese sanitarie di cui sono la causa.

Finora, infatti, queste “tasse della salute”, o tasse Pigouviane, dal nome di Arthur Cecil Pigou l’economista che le ha ideate, si basavano su valutazioni empiriche e imprecise del reale impatto economico negativo dei prodotti.

Lo studio ha quindi ideato un complesso modello economico versatile ed elastico, adattabile ai paesi ad alto reddito e a quelli più poveri che, considerando diverse variabili, arriva a determinare l’indice di tassazione ottimale, sulla carne rossa e lavorata, caso per caso.

La ricerca è ovviamente tarata sulle diverse nazioni studiate: includere il costo sociale e sanitario del consumo di carne rossa e trasformata nel prezzo potrebbe portare significativi benefici per la salute e l’ambiente, in particolare nei paesi ad alto e medio reddito.

I livelli di tassazione ottimali stimati in questo studio sono specifici dei diversi contesti e potrebbero integrare le regole empiriche che sono attualmente utilizzate per stabilire livelli di tassazione motivati dalla salute.

Fonti.

http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato2070478.pdf

https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0204139

http://www.treccani.it/enciclopedia/tassa-di-pigou_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=16673

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=12963