Infarto e fattori di rischio, il genere fa la differenza  

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore

 

L’incidenza di infarto sarebbe più elevata tra gli uomini mentre i fattori di rischio di eventi cardiovascolari avrebbero un impatto maggiore sulle donne. La conferma viene da uno studio pubblicato su The BMJ che ha preso in esame i dati provenienti dalla UK Biobank di 420 mila persone fra i 40 e i 69 anni in relazione a sei fattori di rischio: pressione arteriosa, fumo, diabete mellito, indice di massa corporea, fibrillazione atriale e status socioeconomico (1).

In un arco di tempo di sette anni, il tasso di incidenza di infarto del miocardio è risultato di 7,76 per 10 mila persone fra le donne e di 24 per 10 mila persone fra gli uomini. Inoltre è emerso che una pressione arteriosa più alta, l’essere fumatori, l’indice di massa corporea elevato e la presenza di diabete erano associati ad un aumentato rischio di infarto sia negli uomini che nelle donne, ma in queste ultime l’associazione fra la presenza di questi fattori di rischio e l’insorgenza dell’infarto è risultata più marcata. Per esempio le fumatrici hanno mostrato un rischio di infarto del miocardio tre volte superiore a quello delle donne che non hanno mai fumato, mentre i fumatori maschi hanno più del doppio del rischio di malattia rispetto a quelli che non fumano mai. “Ci sono diversi esempi recenti di donne che ricevono meno cure rispetto agli uomini – commentano gli autori dello studio sul blog del BMJ (2) – sia in prevenzione primaria che secondaria delle malattie cardiache. I nostri risultati suggeriscono che le donne con diabete, ipertese e fumatrici dovrebbero invece essere considerate con un livello di rischio paragonabile a quello di molti uomini”.

Il condizionale è d’obbligo tenuto conto che le malattie cardiache nelle donne rimangono ancora al di fuori degli schermi dei radar, così come l’esposizione ai fattori di rischio, nonostante in alcuni casi, come per il fumo, stia aumentando moltissimo fra la popolazione femminile.

In passato la ricerca cardiovascolare non ha tenuto in considerazione le differenze esistenti tra i due generi equiparando l’organismo della donna a quello dell’uomo, e la maggior parte degli studi clinici ha reclutato un numero di uomini superiore a quello delle donne. Quando invece il sistema cardiovascolare femminile non è identico a quello maschile, così come non lo sono il sistema immunitario e il metabolismo (3). Per esempio la massa muscolare cardiaca e il volume del cuore sono diversi, come anche le arterie che sono più piccole nella donna. Dopo la menopausa la placca aterosclerotica si forma più rapidamente che negli uomini. Al tempo stesso le coronarie sono più sottili e più calcifiche, e di conseguenza risulta più delicato eseguire procedure di angioplastica percutanea. Vi sono inoltre differenze di genere sulla modalità e l’età in cui l’infarto del miocardio si presenta. All’interno dello studio INTERHEART è emerso che le donne hanno avuto il loro primo infarto miocardico in media nove anni più tardi rispetto agli uomini.

Negli ultimi anni per colmare la lacuna conoscitiva e culturale sulla patologia cardiovascolare nella donna sono state avviate diverse iniziative, come la famosa Go Red for Women negli Usa. In Italia è decollato il progetto Monzino Women, presso l’Istituto Monzino di Milano, che da un lato mette a disposizione un ambulatorio per donne dai 35 ai 60 anni che presentano fattori di rischio cardiovascolare, come la familiarità, gli stili di vita scorretti, l’obesità, il diabete o l’ipertensione in gravidanza, ma che non hanno ancora avuto eventi cardiaci; dall’altro si propone  come centro di riferimento per avviare nuove linee di ricerca dedicate ai fattori di rischio specifici della donna e anche studi clinici sulla popolazione femminile. In Inghilterra, il George Institute for Global Health di Oxford ha avviato un programma di ricerca sulle differenze di genere nelle malattie non trasmissibili, in primis quelle cardiovascolari, all’interno del quale rientra lo studio di coorte pubblicato su The BMJ.

Prima di tutto, riconoscono gli autori dello studio, vi è la necessità di disegnare ricerche scientifiche in cui i due generi siano equamente rappresentati ma anche ampi studi rivolti alla popolazione femminile: “Confidiamo che il nostro lavoro ispiri la ricerca sulle differenze di sesso e genere. A nostro avviso i dati degli studi andrebbero sistematicamente riferiti in modo specifico al sesso, a meno che non ci sia un buon motivo per non farlo. Questo avvantaggerà entrambi i sessi. Mettendo le donne al fianco degli uomini nelle nostre analisi, abbiamo contribuito all’urgente necessità di aumentare il profilo delle malattie cardiache nelle donne” (2).

 

Bibliografia

  1. Millett ERC, Peters SA, Woodward M. Sex differences in risk factors for myocardial infarction: cohort study of UK Biobank participants. BMJ 2018; 363: k4247.
  2. Woodward M, Millett L, Peters S. Let’s acknowledge the biggest killer of women (and men). The BMJ Opinion, 8 novembre 2018.
  3. Da Rold C. La differenza di genere è anche questione di cuore. InFormaMI Bollettino dell’OMCeOMI 2017, numero 3, pp. 25-26.