Fa un freddo che uccide: studi sulla relazione tra clima e mortalità

di Luca Mario Nejrotti

La relazione tra le temperature climatiche, tasso di mortalità e incidenza di malattie è comunemente accettata e ne abbiamo anche parlato più volte su queste pagine (vedi e vedi): un recente studio cinese analizza questa associazione campionando nel tempo 272 grandi città della Cina per quantificare il corrispondente carico di malattia attribuibile a temperature ambientali non ottimali.

Analisi nel tempo.

Sono anni che le agenzie sanitarie mettono in guardia sull’aumento delle malattie legato al clima, al riscaldamento globale ma anche in generale al cambiamento del clima stesso. Quel che si lamenta è che “l’aumento osservato degli effetti sugli esseri umani dei disastri legati alle condizioni meteorologiche è stato in gran parte attribuito all’aumento della popolazione esposta, con una possibile influenza del riscaldamento globale. Tuttavia, i rischi futuri legati alle condizioni meteorologiche sulle vite umane in considerazione del clima e dei cambiamenti demografici non sono stati studiati in modo esaustivo.” (vedi).

Un aspetto ulteriormente sottovalutato è il fatto che le modifiche nel clima e nella diffusione delle malattie colpiranno gli umani ma anche gli animali, con conseguenze anche alimentari ed economiche per il momento non facilmente prevedibili e prevenibili (vedi).

La squadra di ricerca universitaria (vedi), proveniente da Shangai e Pechino, ha studiato le morti non accidentali in 272 città registrate dal Disease Surveillance Point System, da gennaio 2013 a dicembre 2015.

I risultati.

L’analisi statistica del numero giornaliero di decessi per cause non accidentali e principali malattie cardiorespiratorie ha introdotto correttivi che includevano le specifiche caratteristiche demografiche, climatiche, geografiche e socioeconomiche delle aree indagate.

Sono stati registrate nel periodo di studio 1.826.186 morti non accidentali per cause totali.

La temperatura e la mortalità hanno mostrato evidenti associazioni. Il 14.33% della mortalità totale non accidentale era attribuibile a temperature non ottimali, di cui freddo moderato (10,49%), calore moderato (2,08%), freddo estremo (1,14%) e caldo estremo (0,63%). Le frazioni attribuibili erano del 17,48% per malattia cardiovascolare complessiva, 18,76% per malattia coronarica, 14,09% per ictus ischemico, 18,10% per ictus emorragico, 10,57% per malattia respiratoria generale e 12,57% per malattia polmonare ostruttiva cronica.

Il rischio e il carico di mortalità sono stati valutati più gravi nelle zone climatiche monsoniche temperate e monsoniche subtropicali, soprattutto nelle donne anziane, sopra i 75 anni d’età, e in città caratterizzate da tassi di urbanizzazione più elevati e durate più brevi di riscaldamento centrale.

Questo studio su scala nazionale fornisce un quadro completo delle associazioni non lineari tra temperatura ambientale e mortalità per tutte le cause naturali e le principali malattie cardiorespiratorie, nonché il corrispondente carico di malattia. Questo, in Cina, è principalmente attribuibile alle temperature fredde moderate.

Le prospettive.

Nel contesto del cambiamento climatico globale, che lo si ritenga naturale o meno, raccogliere dati epidemiologici che indichino che temperature ambientali anormali potrebbero aumentare il rischio di morte per una vasta gamma di malattie cardiorespiratorie è quanto meno utile. Il conoscere le temperature ottimali che corrispondono alla mortalità minima, così come i rischi relativi di mortalità da varie malattie cardiorespiratorie legate a temperature non ottimali, è importante per conoscere meglio queste patologie e per prevedere e  prevenire il carico di malattia associato al cambiamento climatico.

Fonti.

https://www.bmj.com/content/363/bmj.k4306

https://www.lifegate.it/persone/news/cambiamenti-climatici-salute

https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(17)30082-7/fulltext?elsca1=tlpr

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=17327

http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=2131

https://www.nature.com/articles/s41598-017-06948-9