Perché la “guerra dei bambini” in Yemen potrebbe peggiorare

Due settimane fa, Sara, una bambina di soli dieci anni, sedeva nel suo letto all’ospedale di Hodeidah, nello Yemen. Alcuni degli altri bambini nel reparto avevano accanto le loro mamme o altri membri della famiglia.
Sara era sola. Era stata ricoverata per una rara forma di infezione batterica, la difterite, che le aveva paralizzato parte del corpo. Un piccolo buco aperto nella gola la aiutava a respirare.
“Come se non bastasse, Sara poteva sentire i rumori del bombardamento che andava avanti fuori dall’ospedale” ha detto Geert Cappelaere, direttore regionale UNICEF, durante una conferenza stampa. “Provate solo a immaginare cosa poteva pensare questa bambina.”
Un vaccino avrebbe potuto tranquillamente prevenire l’infezione di Sara. “Ma entrambe le fazioni ci hanno impedito di consegnare questi vaccini salvavita ai bambini dello Yemen” dice ancora Cappelaere, che ha visitato Sara e altri cinquantasei bambini all’Hodeidah. Venticinque erano in terapia intensiva, in pericolo di vita.

Secondo Cappelaere, durante gli ultimi tre anni e mezzo il conflitto in Yemen – tra il governo sostenuto dall’Arabia Saudita e i ribelli appoggiati dall’Iran – si è trasformato in qualcosa che va oltre la guerra civile. È
diventata una “guerra dei bambini”.
Secondo i dati ONU, in media, nello Yemen muore un bambino ogni dieci minuti. Più di quattrocentomila bambini soffrono la fame. Un altro milione e mezzo sono gravemente malnutriti e hanno bisogno di aiuto per sopravvivere.
“Lo Yemen è diventato un inferno in terra per milioni di bambini. Oggi nello Yemen ogni singolo bambino, ogni singola bambina manca quasi di tutto”.

La paura di Cappelaere, ma anche dei leader delle Nazioni Unite e della World Health Organization, è che la disponibilità di aiuti salvavita sia in pericolo.
Cappelaere ha visitato l’ospedale solo pochi giorni prima che i combattimenti a Hodeidah diventassero così intensi da impedire al personale di accedere alla struttura. Molti pazienti, inclusa Sara, sono stati immediatamente evacuati.

Lo scorso lunedì il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato alla radio France Inter che questa violenza minaccia di bloccare gli approvvigionamenti di viveri, medicine e altri rifornimenti allo Yemen.
La città di Hodeidah, uno dei maggiori porti sul Mar Rosso, è fondamentale per l’arrivo di aiuti umanitari in Yemen. L’85% del cibo del Paese passa da qui, secondo i dati della World Health Organization.
Secondo Guterres, se il porto di Hodeidah fosse distrutto, la situazione potrebbe divenire catastrofica.
Potrebbe spingere dodici milioni di persone – il numero di yemeniti che già soffrono la fame – oltre il limite. “Potremmo assistere a una morte su larga, larghissima scala” dice Suze van Meegen, nello Yemen per il Norwegian Refugee Council.

Per questa ragione le Nazione Unite, l’UNICEF, la WHO e numerose altre organizzazioni umanitarie chiedono un cessate il fuoco immediato.
“Non la prossima settimana. Non nelle prossime tre settimane” dice van Meegen. “Abbiamo bisogno che fermino subito i combattimenti e tornino a sedersi al tavolo delle trattative. Per cercare una soluzione reale, non una violenta.”
L’amministrazione Trump ha sposato la stessa linea due settimana fa, quando il Segretario di Stato Mike Pompeo ha scritto che le trattative per la pace devono necessariamente iniziare entro questo mese.
Allo stesso tempo, però, gli Stati Uniti continuano a mandare miliardi di dollari in armi all’Arabia Saudita. E fino al fermo della scorsa settimana hanno contribuito al rifornimento degli aerei sauditi usati nella guerra in Yemen.


Fonte

Photo credits: npr.org – UNICEF/Touma/Yemen/2018
In foto Sara, 10 anni, all’ospedale al Thawra di Hodeidah, Yemen. Sara è parzialmente paralizzata a causa della difterite, una malattia prevenibile tramite vaccinazione. Successivamente la bambina ha dovuto lasciare l’ospedale a causa del conflitto.