Photo by Jude Beck on Unsplash

Ricongiungimento familiare: e dopo?

di Luca Mario Nejrotti

Molti minori tentano tutti gli anni di ricongiungersi coi familiari migrati negli USA, per sfuggire a violenza, povertà o semplicemente perché nel loro paese non c’è più nessuno che se ne occupi.

Problema crescente.

Secondo i dati dell’agenzia di controllo dei confini degli USA, dal 2010 sono sempre di più i bambini che passano la frontiera clandestinamente non accompagnati (vedi).

Al di là del successo del loro ingresso negli Stati Uniti, il ricongiungimento familiare stesso è generalmente molto problematico: bisogna fare i conti con anni di separazione, storie individuali di dolore e traumi, e lo stress di dover improvvisamente adattarsi a una nuova cultura (vedi).

I problemi psicologici legati a queste situazioni di infelicità domestica possono essere un più alto rischio di depressione, ansia e abuso di sostanze, secondo gli esperti. E una vita familiare infelice può rendere ancora meno probabile che coloro che fanno più fatica a scuola completino la propria istruzione.

Il primo impatto.

L’arrivo stesso negli Stati Uniti è traumatico, trattandosi di minori, soli e spaesati. Il ricongiungimento familiare non è un processo automatico, ma i migranti vengono raccolti, accolti, nella migliore delle ipotesi, tra centri di detenzione e rifugi famiglia per espletare le pratiche burocratiche e individuare le famiglie di appartenenza.

Ecco che ciò che serve, come in tutt’altri settori che abbiamo affrontato su queste pagine (vedi), è l’accesso a un supporto alla salute mentale bilingue che smorzando la durezza del primo impatto favorisca una buona integrazione dei bambini nelle loro nuove case. Al momento, però, molte famiglie non ricevono l’aiuto di cui hanno bisogno.

Stress traumatico e adattivo.

I minori, una volta ricongiunti con le proprie famiglie devono spesso superare lo stress del trauma della separazione (vedi), del viaggio a cui sono stati sottoposti, per poi cadere nei problemi legati all’adattamento alla nuova situazione: nostalgia per la casa d’origine, incubi e disturbi del sonno, stress alimentare, isolamento e comportamenti violenti o ribelli sono sintomi comuni tra i minori non accompagnati che arrivano negli Stati Uniti, dicono gli insegnanti e gli operatori sanitari che trattano queste famiglie.

Fortunatamente esistono strumenti di sostegno come programmi e workshop che intendono facilitare il percorso di integrazione non solo nella nuova società, ma anche e soprattutto nella propria stessa famiglia (vedi).

Fonti.

https://www.cbp.gov/sites/default/files/assets/documents/2018-Jul/BP%20Total%20Monthly%20UACs%20by%20Sector%2C%20FY10-FY17.pdf

https://www.npr.org/sections/health-shots/2018/11/17/660593391/migrant-kids-survive-hardship-to-reunite-with-parents-then-what?%20utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter&t=1543303066235

https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/0743558410376830

https://www.fcps.edu/resources/family-engagement/immigrant-family-reunification-program